Recensione: Cry Me a River

Editore Coconino Press
Autori Alice Socal
Prima pubblicazione 2017
Prima edizione italiana 2017
Formato 17 x 24 cm
Numero pagine 144 a colori

Prezzo 16,00 euro

Now it’s your turn, to cry

Era l’ormai lontano 2002 quando Justin Timberlake, per vendicarsi dell’ex fidanzata Britney Spears, scrisse Cry Me a River. La canzone fu un vero successo. Il brano, infatti, è una hit pop dall’aria malinconica e dal ritmo morbido ma martellante, dove la vocina di Timberlake, partendo da un iniziale rumore di pioggia intrecciato ad un coro di voci solenni, si lascia andare in uno sfogo quasi liberatorio che sfocia in un ritornello così orecchiabile da insinuarsi ben presto nelle menti e nei cuori dei teenager di inizio millennio.

Tra questi c’era sicuramente anche Alice Socal, classe 1986, autrice di graphic novel quali Luke (2011, Giuda Edizioni) e Sandro (2015, Eris), che in questo 2017 ha deciso di prenderne in prestito il titolo per la sua ultima fatica a fumetti edita da Coconino Press.

LA TRAMA

Cry Me a River narra le vicende di una giovane coppia in crisi. Dei due protagonisti non viene detto molto: si intuisce che convivono da qualche tempo in un paese straniero e che la loro relazione è arrivata ad un inevitabile punto di rottura ma, nonostante questo, decidono di continuare la loro convivenza in una sorta di separazione in casa. Questo periodo di crisi viene scandito da una serie di impegni pratici, come prendersi cura del loro cane Vuk (caduto in depressione dopo la morte del suo compagno Joe), frasi di circostanza e momenti di desolante vuoto esistenziale. È proprio in questa dolorosa fase di transizione che i due ragazzi inizieranno un percorso di introspezione e riflessione che, tra lacrime, ricordi, allucinazioni surreali e materializzazioni di stati mentali, li porterà ad interrogarsi sul senso della loro condizione, alla ricerca di una rivelazione che possa illuminare una possibile via di uscita.

UN FIUME FATTO DI LACRIME

Cry Me a River, è traducibile in italiano come Versa per me un fiume di lacrime e nel fumetto di Alice Socal i due temi del pianto e del fiume sono più che mai presenti, formando quasi un continuo di liquidità che lega la dimensione interna ed esterna dei personaggi. I due protagonisti, infatti, sembrano vivere un profondo dramma interiore, una sofferenza che è sempre pronta ad esondare, ma che fa fatica ad essere verbalizzata ed espressa. Le lacrime velano gli occhi rendendo  tutto più sfumato e sinuoso, andando ad incrementare, metaforicamente, la portata d’acqua del grande fiume placido e inesorabile della quotidianità che finisce per trascinare tutto. Nella fiumana dei giorni,  le azioni e il tempo perdono significato e anche una crisi relazionale e tutto il dolore che contiene finiscono per amalgamarsi a questo scorrevole nulla, senza possibilità di interrogarsi e abbozzare un ipotesi di senso. In questo stato di malinconica passività, la risposta arriva spesso come un’epifania inaspettata, un momento dove il fiume sembra fermarsi per un attimo e una risposta semplice e chiara affiora davanti ai nostri occhi.

IL MONDO LIQUIDO

Per esprimere tutto ciò, Alice Socal si affida in maniera corposa ad immagini istantanee, evocative e talvolta surreali, optando per una narrazione ellittica e a tratti ermetica. Alcuni lettori potrebbero storcere il naso proprio su questo punto, in quanto potrebbe essere difficile riuscire ad entrare in sintonia con i personaggi restando, di conseguenza, in una dimensione superficiale dove non si capiscono bene cause, pensieri, profondità e percorso emotivo dei protagonisti. Questo è senz’altro uno dei punti un po’ più deboli di Cry Me a River, ma le soluzioni visive dell’autrice sono spesso di grande potenza emotiva e formale, riuscendo ad esprimere con coerenza l’impasse dei due giovani amanti. Le sfera  semantica dell’acqua che rimanda ai pianti, alla corrente che trascina e alla liquidità informe della quotidianità appare certamente come la più sviluppata  e risulta il vero nocciolo visivo e narrativo dell’opera. Tra le pagine ci imbattiamo, infatti, in muri cittadini invasi da cascate d’acqua che si trasformano in visi piangenti, fiumi, rubinetti che sgocciolano, vermi che, dopo essere sbucati dal pacco dei cereali, si buttano in scodelle ricolme di latte facendole esondare, stanze piene di bottiglie ricolme di lacrime e, infine, in un gambero gigante che appare davanti al protagonista quando la corrente sembra travolgerlo. Tutto questo permette di sottolineare la situazione interiore ed esteriore dei personaggi e richiamare costantemente, forse anche in maniera un po’ ridondante, il titolo ( che viene ripetuto più volte all’interno dell’opera come intermezzo ).

LINEE SINUOSE E FIGURE MINIMALI

Per quanto riguarda i disegni, l’autrice si avvale di un segno semplice e sinuoso che da vita a figure minimali e talvolta quasi abbozzate riempite con macchie di grigio dall’aspetto liquido e acquerellato, ottime per  esprimere l’atmosfera generale e i temi del fumetto. Le espressioni e le movenze  dei personaggi spesso possono richiamare lo stile super deformed di certi manga, dando alle immagini una patina di leggerezza ed esagerazione emotiva che si contrappone ai momenti di maggior introspezione.

CONCLUSIONI

Per concludere, Cry Me a River è un’opera interessante, con una resa visiva fresca e particolare. Il fumetto, tuttavia, possiede una narrazione ellittica ed ermetica che rischia di non catturare empaticamente il lettore volenteroso di entrare in profondità nella storia e nella psicologia dei personaggi. Cry Me a River, infatti,  per creare una connessione, si affida totalmente all’espressività visiva e stilistica delle sue pagine e a mio parere ha le carte in regola per farlo. Se il lettore riuscirà a farsi toccare nel modo giusto dalle tavole dell’autrice riuscirà a scorgerne la potenza emotiva e non ne rimarrà deluso.

C4 MATITE:

Matteo Marchetti

Filosofo per formazione ed educatore per professione, cresce a Dragonball, Final Fantasy e calcio di strada nella campagna piacentina. Appassionato di fumetti, cinema, videogiochi, letteratura e arte è sempre a caccia di nuovi stimoli su cui riflettere, dialogare e scrivere.

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