Recensione: Dampyr #210 – Il figlio di Erlik Khan

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Giorgio Giusfredi, Andrea Del Campo ed Enea Riboldi
Prima pubblicazione 5 settembre 2017
Prima edizione italiana 5 settembre 2017
Formato 17 x 21,3 cm
Numero pagine 96 pagine

Prezzo 3,50 euro

Ma io ho quello che ci vuole per infiammare la serata

Ci sono luoghi che l’idea di folklore occidentale non tocca mai, uno stereotipo che tutti noi abbiamo in testa che si trascina lento e stanco e raramente prova uscire da un canone prefissato e cristallizzato da tempo: se quindi anche voi siete stanchi di vedere leggende celtiche e bretoni, ecco che Dampyr #210 – Il figlio di Erlik Khan, realizzato da Giorgio Giusfredi, Andrea Del Campo e Enea Riboldi, porta un soffio fresco in una calda estate che non vuole finire mai (cit.).

IN UN ORIENTE NON TROPPO LONTANO…

Steppe del Turkmenistan, Asia Centrale. Nell’eterna battaglia tra i Maestri della Notte, ecco che uno dei nove figli di Erlik Khan, uno dei suoi nove sentimenti malvagi, si ribella al padre: è lo spirito della discordia, incapace di trattenere sé stesso dal seminare zizzania anche contro il suo genitore. Dopo secoli di confino nella regione asiatica, eccolo ritornare alla ribalta: ma troverà il Dampyr per eccellenza a sbarrargli la strada, in un lungo viaggio fra famigli non morti e capi tribù locali. Tutto l’episodio si mostra classicissimo nella sua costruzione, sia per l’inizio in medias res, ovvero nel cuore dell’azione, sia per la struttura dei colpi di scena sapientemente inseriti: tuttavia il numero non vuole certo portare cambiamenti di rotta nella serie, ma regalare una piacevole avventura a cavallo fra horror e scoperta folklorica. Ecco quindi la nostra equipe da battaglia che, come in un moderno FPS alla Overwatch, consta di differenti componenti: Kurjak nel ruolo d’avanguardia, Tesla come Valchiria, Arno il supporter e Narcissus il guerriero romano, oltre all’immancabile Harlan, alias il nostro eroe leggendario.

UNA PICCOLA CRITICA

Nonostante la lettura leggera e non impegnata, mi sento di fare una piccola critica (suggerisco di non proseguire se non avete letto il numero in questione): ultimamente (cioè nel corso di questi dodici mesi) trovo che gli autori della testata utilizzino troppi deus ex machina, salvatori che sbucano all’improvviso. Anzi, uno solo, Draka, padre dell’eroe. Benché io capisca l’insistente presenza del personaggio a causa del suo ruolo, troppo spesso il suo arrivo, la sua apparizione in scena risolve situazioni complesse che parrebbero senza via d’uscita. Ciò costituisce un limite che a lungo andare erode la pazienza del lettore e appiattisce il funzionamento della squadra antivampiri. Al di là di quest’osservazione, ben vengano invece le aperture verso nuovi tipi di folklore, che possano portare nuove idee narrative.

C4 MATITE:

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.