Recensione: Dottor assegnista ricercatore precario all’occorrenza autista per convegni, segretario, portaborse, tuttofare

Editore Becco Giallo
Autori Duckbill
Prima pubblicazione 2015
Prima edizione italiana 2015
Formato 14,7 x 21 cm
Numero pagine 144

Prezzo 14,50 euro

Siamo solo dei contratti: dottorandi con borsa, assegni di ricerca, co.co.co., ricercatori a tempo determinato, tecnici. Siamo questo e niente altro.

SEMPRE DALLA PARTE SBAGLIATA

DOTTOR ASSEGNISTAEsperimento, letteralmente: provo, tento, ricerco. Operazione rivolta ad accertare qualche cosa; tentativo, prova, saggio. Questo è il senso di quello che si prova ogni giorno a fare quando si è alla ricerca di qualcosa, e non sempre si è in grado di trovare quanto si è fortemente immaginato. Sinteticamente accade un po’ questo o almeno è la sensazione che mi ha lasciato questa insolita lettura. Si capisce subito che lo spunto sgorga veemente da un trascorso personale vivido e se non bastasse l’autore ce lo sbatte scritto in copertina “Una storia autobiografica di Duckbill“. Se i disegni hanno un’accezione buffa e ironica la nota che vibra porta in sé un tema acido, urticante profondamente realista e tristemente comune.

Già il titolo di Wertmulleriana ispirazione pennella audacemente l’argomento, un percorso comune a quelle frustrate generazioni imbrigliate nella farraginosa burocrazia delle nostre università e fondazioni di ricerca.

Insomma è l’ennesimo suggerimento di insofferenza da parte di quei dottori, ricercatori e cervelli turbolenti che tanto hanno voglia di dare e che sempre si misurano osservando come invece si sono trovati a combattere dalla parte sbagliata.

UN SERVIZIO VINCENTE

beccogiallo2Becco Giallo, casa editrice da tempo attenta alle tematiche sociali e a quei personaggi scomodi che hanno arricchito la qualità della nostra società, ci riprova, con un’opera singolare. L’alfiere a capo del progetto è Duckbill, alias Vito Antonio Badassarro, giovane ricercatore in Neuroscienze presso l’Università di Bologna. Ho letto con cura queste pagine, calandomi nella dimensione paradossale che vivono molti ragazzi tra i dimenticati laboratori di tutta Italia; è fin troppo semplice schierarsi immediatamente da questa parte, continuandosi a fare domande che non trovano ovviamente risposta, ma il mio compito è anche un altro, valutare non solo il messaggio ma anche il tramite che in questo caso è la capacità di renderlo disegnato, raccontanti, sceneggiato e qui sono pervaso da moltissimi dubbi.

01-sintomi-webLeggo un po’ la biografia dell’autore, che per mancanza mia non conosco, trovo un binario di percorsi intrapresi che viaggiano vicini, infatti l’attività accademica è accompagnata da una artistica. Ora, la buona volontà è uno strumento fondamentale per raggiungere traguardi anche importanti, ma non basta se non è corredata dal controllo che ogni forma di talento possiede. Il fumetto di per sé si lascia leggere, ma si porta dietro numerose carenze che in questo tempo non sono davvero più ammissibili. Le tavole hanno una composizione disordinata e apparentemente casuale, le parti scritte non supportano ne riequilibravo gli spazi, i disegni non sono quasi mai all’altezza di una produzione di pregio come questa; il segno non sembra essere addomesticato, rimanendo fortemente penalizzato e appiattito da una tecnica di tratteggio vaga e inconsistente. I fondali non sono quasi mai risolti e dove accade ampie campiture di un nero geometrico si sostituiscono a qualsiasi idea anche minima si possa attendere.


Dottor assegnista ricercatore precario all’occorrenza autista per convegni, segretario, portaborse, tuttofare
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LA NOSTRA PAGELLA: 5/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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