Recensione: Dreaming Eagles

Editore SaldaPress
Autori Garth Ennis (testi), Simon Coleby (disegni) e John Kalisz (colori)
Prima pubblicazione 25 ottobre 2016
Prima edizione italiana 27 novembre 2017
Formato 16,8 x 25,6 cm brossurato e cartonato
Numero pagine 168 pagine a colori

Prezzo 19,90 euro

Sono andato in guerra coi nazisti… E, per venticinque anni, ho avuto paura solo degli americani.

Chi legge Garth Ennis di solito si aspetta storie di un certo tipo, con scene di un certo tipo. Per esempio brutali uccisioni accompagnate da battutacce, dialoghi infarciti di umorismo nero (nerissimo), violenze di ogni genere. Anche Dreaming Eagles, la sua ultima fatica edita da noi per SaldaPress, è violenta; eppure è profondamente diversa dalla storia “alla Garth Ennis”. Stavolta l’autore vuole essere serio e rispettoso, ma non per questo meno incisivo.

PROLOGO

Fin dalle prime battute, intuiamo che c’è qualcosa di diverso dal solito. Non siamo nei bassifondi di qualche grande città, nessuno si sta ubriacando, o uccidendo (qualcuno direbbe “punendo“) poveri disgraziati. No, è il 1966 e siamo in un tranquillo quartiere americano. Reggie è un uomo di mezz’età con un figlio che si affaccia all’età adulta. Il primo vorrebbe vivere nella tranquillità, dopo anni spaventosi passati a bordo di un caccia a difendere il suo paese. Il secondo invece vuole combattere per i propri diritti e fare a pugni con chiunque cerchi di impedirglielo. Sono due punti di vista diametralmente opposti, ma i loro problemi nascono da una piaga comune: il razzismo nei confronti degli afroamericani. Per impedire che la lotta fra le due fazioni allontani suo figlio da lui, Reggie si decide a raccontargli gli affronti, le vittorie e le perdite che ha vissuto durante gli anni della guerra, rievocando avvenimenti dolorosi ma importanti.

I PROTAGONISTI

Perché mai gli afroamericani hanno voluto battersi per coloro che li hanno sempre umiliati, picchiati e insultati senza nessun motivo reale? Perché, come si vedrà fin dall’inizio, la gente di colore ha tutto da dimostrare e niente da perdere. All’inizio della guerra, i neri non hanno il permesso di volare. Eppure, nonostante abbiano dovuto fronteggiare il razzismo americano prima di quello tedesco e dopo innumerevoli ostacoli e detrattori da convincere, i piloti del 322° Gruppo Caccia degli Stati Uniti ben presto ricevono sempre più richieste per scortare i bombardieri. Perché dopo aver ricevuto un addestramento ben diverso da quello dei loro compagni bianchi, in cui venivano messi nelle condizioni peggiori possibili, e messi in situazioni che li spingevano il più possibile a commettere errori, alla fine non ne facevano più. E molti dei bombardieri che scortavano tornavano vivi.

Ma se si trattasse solo di questo, Garth Ennis non sarebbe Garth Ennis. E per ovvi motivi, non aggiungo altro.

LE TECNICHE

Alla base del volume c’è una ricerca storica davvero molto accurata, che si integra senza fatica con le vicende dei personaggi, gli attriti e i sentimenti. Nell’interessante post-fazione, Ennis ci racconta che lui stesso ha volato a bordo di un P-40, trasformato in un velivolo a due posti. Grazie a quell’esperienza è riuscito ad avere spunti e idee, ma soprattutto ha potuto dare alla storia una credibilità e un’accuratezza che si notano.

I disegni di Coleby hanno un qualcosa di grezzo che non dispiace. Si adattano bene alle scene dei combattimenti, ma a mio parere è nel rappresentare Reggie che il disegnatore si è superato: le sue espressioni mentre racconta a suo figlio cosa ha dovuto passare, le pose che denotano una profonda stanchezza, l’espressione sul viso che nonostante tutto è sempre dignitosa. Davvero ottimo.

Kalisz, ai colori, fa il vecchio gioco del diversificare le tinte da presente a passato completando l’opera senza gridare alla meraviglia, ma non lo dico per fargli un torto. Nel 1966 i colori sono un po’ più accesi, mentre nei cieli e nel campo l’atmosfera è più fredda, più scolorita, contribuendo all’atmosfera di rispetto verso i soldati di cui il fumetto è permeato.

C4 MATITE:

Elena Astarita

Mi chiamo Elena e sono un' accanita lettrice di libri e fumetti. Nel 2014 ho frequentato il corso di sceneggiatura della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia e da allora cerco di farmi strada nel settore. Mi piacciono tutti i generi di storie e mi piacerebbe riuscire a sperimentare ogni mezzo possibile per raccontare le mie.

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