Recensione: Drinking at the Movies

Editore Eris Edizioni
Autori Julia Wertz
Prima pubblicazione 2010
Prima edizione italiana Novembre 2017
Formato 23,5 x 16,5 cm con copertina flessibile
Numero pagine 204

Prezzo 16,00 euro

Nonostante questa sia la mia storia, è anche la storia di tutti coloro che se ne sono andati lontano da casa e hanno affittato una stanza carissima in un buco d’appartamento, che sono stati assunti, licenziati, e sballottati di qua e di là senza intravedere l’ombra di una tregua

Presto o tardi per tutti noi arriva quel bisogno irrefrenabile di abbandonare il nido domestico, per riappropriarsi dei propri spazi ed essere finalmente liberi. Ecco, è esattamente quello che ha fatto Julia Wertz che però, essendo americana, invece di affittarsi una stanza al Pigneto, ha pensato bene di andarsene dal suo appartamento di San Francisco (perché comunque loro so più fichi di noi e a 20 anni già vivono da soli) e di trasferirsi niente popò di meno che nella Grande Mela.

Drinking at the Movies, prima graphic novel della Wertz,  risale al 2010 ma è stata presentata per la prima volta in Italia al Lucca Comics and Games 2017, dalla casa editrice Eris. Dopo l’esordio con i due volumi di The Fart Party, Driking At the Movies le è valso l’Eisner Award nel 2011, proiettandola di fatto nell’olimpo del fumetto indipendente americano, facendola arrivare a pubblicare una serie comica mensile sul New Yorker.

LA STORIA

Nel volume viene narrato il traumatico trasferimento della Wertz a New York nell’estate 2007, alle porte dell’era Obama. L’autrice, attraverso il racconto delle sue disavventure tra appartamenti fatiscenti e lavori degradanti, smonta pezzo per pezzo il sogno americano della sua generazione, descrivendo New York come una metropoli alienante, abilmente nascosta sotto il suo aspetto di città dove tutto è possibile e sotto le luci dei cartelloni pubblicitari di Time Square.

I DISEGNI

Lo stile molto essenziale, caratterizzato dal bianco e nero e da una rappresentazione cartoonesca dei personaggi è sostenuto dalla minuziosa rappresentazione degli ambienti, con una deliziosa panoramica degli appartamenti in cui si trasferisce l’autrice nel corso della storia e uno sketch book finale, in cui ci vengono mostrati dei pittoreschi angoli di New York.  Questo stile quasi infantile che la Wertz usa per rappresentare i personaggi, è utile ad alleggerire situazioni tragiche a cui va incontro, come barboni che la insultano malamente o familiari che si stanno riprendendo da un overdose.

È un racconto intrigante che mette in luce drammi e gioie di chi decide di uscire dalla confort zone per affrontare la vita a muso duro. Lettura consigliata a studenti fuori sede che arrivano ignari nella metropoli tentacolare.

C4 MATITE:

Noman Al Ani

Figlio di due fricchettoni che, durante l'infanzia lo hanno rimpinzato di libri e trascinato in giro per mostre di pittori Uzbeki. Da li ad amare il fumetto il passo è stato breve. Tuttora il suo sogno più grande è diventare uno Jedi.

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