Recensione: Dylan Dog #350 – Lacrime di pietra

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Carlo Ambrosini (testi e disegni), Angelo Stano (Copertina) e Giovanna Niro (Colori)
Prima pubblicazione Ottobre 2015
Prima edizione italiana Ottobre 2015
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 100

Prezzo 3,20 euro

Non è vero, io sono infelice, sono prigioniera in questa casa, in questo buio…vivo solo di sogni, sogni orribili…vieni, ti prego, tu devi aiutarmi…

LACRIME DI PIETRA

Dylan Dog #350 - Lacrime di pietraCiò che vede il cuore, gli occhi decidono di ignorare. Sarebbe sufficiente questa semplice e al quanto poetica frase per sintetizzare la malinconia e l’atmosfera noir della storia del mese dell’Indagatore dell’Incubo. Non sospiravo profondamente durante la lettura di Dylan Dog da tempi immemori; perdendomi tra la cruda realtà delle fragilità umane e la maestria di un eroe di carta nel raccontare un mondo vero quanto folle, scopro quegli aspetti che, spesso, restano nascosti. L’umanità che si presenta con la senilità nelle persone che hanno eretto un muro di freddezza e rigore per una vita intera: il personaggio in questione è lui, l’ex-Ispettore Bloch. Nonostante questo mese sia Dylan Dog a festeggiare la sua 350° uscita mensile, il vero motore della storia è Sherlock Holmes Bloch.

Lacrime di pietra, apre il secondo anno del nuovo corso di Dylan Dog, dopo il rinnovamento ideato da Roberto Recchioni. La storia, scritta e disegnata dal maestro Carlo Ambrosini, è quel desidero espresso da ogni lettore che, oltre una nuova lucentezza al personaggio, sperava di tornare a sognare e a essere immerso tra le pagine della creatura di Tiziano Sclavi. Lacrime di pietra è proprio quella storia che stavamo aspettando. Totalmente diversa, fuori dalle regole stabilite nel primo anno del nuovo corso dell’indagatore, realizzata per l’amore della narrazione onirica cui Ambrosini ci ha abituati nelle sue storie di Dylan Dog, Napoleone e Jan Dix.

CECITÀ & SENILITÀ

Dylan Dog 350_01L’intera storia è orchestrata su un (nuovo) innamoramento dell’ex Ispettore Bloch. Dopo Penelope, anziana signora della porta accanto a Wickedford, Sherlock H. Bloch s’infatua di Crispille, una giovane ragazza portoghese non vedente conosciuta nel cortile di una chiesa durante una convalescenza cui Bloch è sottoposto. Crispille, oltre ad avere una forte correlazione con un’omonima santa, la cui statua erge al centro del cortile della chiesa, cela un segreto. Di quelli che il cuore non vuole ammettere e gli occhi non vogliono vedere. Crispille è in compagnia di Augustina, un’anziana signora che la giovane ragazza chiama madre. In realtà la donna è sua suocera, e – soprattutto per il suo personaggio – vale la regola, mai fidarsi di ciò che gli occhi vedono.

La storia si apre con una sequenza muta che definisce, in due pagine, l’intero setting della storia. Dylan e Bloch conversano, ai piedi della statua, dello stato di salute dell’ex Ispettore e subito notiamo l’introduzione dell’elemento della continuity (ripreso in tre punti della storia e citando anche Anarchia nel Regno Unito), riferendosi alla disavventura vissuta in prima persona da Bloch nel numero 349 La morta non dimentica. Il gancio c’è, e funziona! Poiché il lettore non si sente catapultato in una nuova storia totalmente avulsa dagli avvenimenti precedenti. L’intera sequenza introduttiva, che gioca con molte inquadrature sulla statua della Santa, è notevolmente lunga, eppure il ritmo dilatato adottato da Ambrosini conferisce particolarità alla storia. Un cambio di scena avviene soltanto a pagina 11, dove sono introdotte le due donne, Crispille e Augustina. In questo preciso stacco, si nota l’importanza del colore (a cura di Giovanna Niro, in prestito dal team di Orfani) per Lacrime di Pietra. Sia chiaro, la storia funziona di per sé, eppure il colore le fornisce quel surplus che dona centralità anche alle sfumature. Crispelle è presentata, da subito, con colori freddi, gelidi, che si contrappongono alla luce e ai colori caldi delle prime tavole.

Il pensionamento di Bloch sembra averlo liberato dal torpore sentimentale cui ci ha abituati per oltre trecento storie, tranne qualche breve spunto sclaviano sulle attività notturne durante la carriera di Ispettore. L’esplorazione e la definizione dell’umanità di Bloch è probabilmente uno degli aspetti migliori del nuovo corso della testata di Dylan Dog e allo stesso tempo sembra aver innescato un’inversione di ruoli. Bloch sembra Dylan e viceversa. Lo schema padre/figlio sembra definitamente destabilizzato…invece no! Per tutta la vita un figlio cerca nel padre una figura da seguire, gli insegnamenti che userà per vivere nel mondo, poi d’improvviso si accorge che il punto di riferimento per un padre è  proprio quel figlio che ha cresciuto. Questa è la fase della maturità, ed è a questo punto che è giunto il rapporto tra Dylan e Bloch.

LONDRA, CITTÀ DI PROVINCIA

Dylan Dog 350_02Carlo Ambrosini ci presenta una Londra provinciale, lontana dalla grande metropoli che si narra nelle nuove storie dell’indagatore dell’incubo. A che serve la modernità e le colate urbane di cemento quando devi raccontare una storia tutta incentrata sui sentimenti e ciò che scaturisce dall’animo umano? Ad accentuare la necessità di avere una città che si presenti diversa dalla Londra di oggi, interviene l’aspetto della santità e della carnalità che attraversa tutta la storia. Non c’è contrapposizione ma c’è una continua unione tra ciò che è sacro e profano. Nonostante Lacrime di Pietra sia una storia di Dylan Dog, non è l’incubo a regnare, ma il sogno. Ambrosini è specializzato nel confondere sogno e realtà, senza mai mettere in scena il grottesco o il pauroso. I sogni di Ambrosini sono poetici; come dimostra con il personaggio di Crispille, l’immaginazione può essere più umana della realtà stessa.

Cercando di evitare spolier, c’è una splendida inquadratura (pag.28) – in cui si scopre la vera identità di Crispille che stringe sul personaggio con un campo/controcampo rivelando tutta la sua fragilità. In più punti la dissonanza cromatica serve a definire la fredda realtà e l’atmosfera lucida dei sogni con i colori caldi e il fuoco (i lettori storici di Dylan Dog riconosceranno una similitudine con Dietro il sipario, scritta e disegnata sempre da Ambrosini), fino arrivare alla rottura di pagina 40 dove c’è una predominanza di rosso che accentua la rabbia e l’incedere della storia.

Il ritmo della narrazione aumenta notevolmente nelle ultime 30 pagine dove si svolge la maggior parte dell’azione, concludendosi con un parallelismo tra la Santa e Crispille a pagina 87, permettendo all’autore di non mostrare una scena che avrebbe rovinato l’intera magia della storia.

Una celebrazione malinconica. Se aggiungete una notte costellata da lampi e pioggia battente, troverete la dimensione perfetta per una storia unica nel suo genere.


Dylan Dog. Mater Morbi
Dylan Dog. Il sorriso dell’Oscura Signora
Dylan Dog. Caccia alle streghe
Dylan Dog. Cronache dal pianeta dei morti
Collezione Dylan Dog n. 1-270 prima edizione



LA NOSTRA PAGELLA: 8.5/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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2 Risposte

  1. 28 ottobre 2015

    […] ufficiale di Lucca Comics & Games 2015, vi presentiamo in anteprima la variant di Dylan Dog #350 – Lacrime di pietra, numero speciale per il traguardo raggiunto da questo titolo e disponibile allo stand Sergio […]

  2. 1 dicembre 2015

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