Recensione: Dylan Dog #351 – In fondo al male

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Storia: Rutigher, Disegni: Alessandro Baggi
Prima pubblicazione novembre 2015
Prima edizione italiana novembre 2015
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 96 b/n + copertine a colori

Prezzo 3,20 euro

Ci sono due persone che non bevono: quelli che non hanno mai bevuto, e quelli che hanno bevuto troppo…
Tu a che categoria appartieni?
– da Dylan Dog #351

IL VORTICE CHE INGHIOTTISCE TUTTO

dyd 351-20Parlare di Dylan Dog da qualche tempo è una cosa tutt’altro che semplice. Io a riguardo leggo molto e scopro che i feedback collezionati dall’indagatore dell’incubo sono molto differenti sia nella loro accezione positiva che negativa. Il pubblico si è evoluto e non si sente più un semplice lettore: molto spesso mette la divisa di critico, di analista, di recensore e non perde né tempo né occasione, usufruendo dei social, per approfondire accanitamente quello che anni fa era semplicemente leggere e condividere quando l’occasione lo permetteva. Ma va benissimo così.
Provare a sostenere anche una semplice tesi mi proietta rapidamente verso un campo minato che ad ogni tentativo di progressione minaccia l’esplosione; molte considerazioni però sono giuste e ampiamente condivisibili: ci si aspetta sempre di più, quando nell’arco di così tanto tempo si è dato fedelmente un appoggio emozionale, un patto di scambio che avviene con cadenza mensile. Gli ammiratori urlano a gran voce opinioni selvagge, critiche roboanti, suggerimenti fantasiosi, cambiamenti radicali (me compreso), però troppo spesso ci si dimentica che ad essere cambiati nel tempo siamo proprio noi lettori, che si voglia o no, cresciuti, evoluti, verso nuove letture, verso film molto diversi, verso concetti nuovi.
Ci farà parlare ancora. Magari non lo aspetterò in edicola come facevo da ragazzo, ma finché non sarà in grado di farmi smettere di comprarlo, il vortice oracolare di Angelo Stano sarà solo l’avvertimento che alla fine tutti i discorsi se li inghiottirà di nuovo Dylan con la sua storia infinita.

CALANDOSI NEL DETTAGLIO

dyd 351-17In fondo al male è una storia abbastanza leggera, anche se condita da qualche omicidio, neppure troppo  enfatizzato. Le vicende si spostano sulla costa Nord Irlandese, presso il “selciato dei giganti“, una curiosa formazione geologica a base esagonale molto pittoresca, che ispirò anche la famosa copertina di un LP dei Led ZeppelinHouses of the holy“.
L’albo è affidato alla sceneggiatura scritta da Ratigher: personalmente non lo trovo troppo convincente nei dialoghi e nella struttura narrativa; abbastanza scorrevole la storia, ma lungo un piano inclinato che non varia mai velocità e pendenza. L’ambientazione aiuta molto a contestualizzare il caso, un po’ come accadeva nei racconti migliori (in certe scene molto apprezzabili ho rivissuto scenari mozzafiato del tipo Il ritorno del mostro vedi D.D. #8), ma non è sufficiente se una bellissima cornice non contorna un’opera con un progetto della stessa misura.
Sarà forse la brevità della storia che non aiuta, ma non è percettibile la dilatazione del tempo, ed è troppa la semplicità con la quale certe situazioni si risolvono senza molta ostinazione.
A dare vita alle tavole abbiamo l’illustratore Alessandro Baggi, mano felice ma da istruire ancora un po’ per raggiungere un livello espressivo più alto. Molto a proprio agio nella realizzazione degli scenari e degli oggetti inanimati, minuzioso negli sfondi e padrone di una certa tecnica complessiva. Pecca in espressioni di volti troppo marcati con il rischio di portare fuori scena il pathos descritto. Lo studio delle inquadrature è discreto e piacevole: Baggi si applica con molta energia senza risparmiarsi, e sicuramente si merita altre possibilità.
Quello che però davvero non sono riuscito a digerire è l’utilizzo inappropriato del retino puntinato, non tanto per il suo utilizzo desueto, quanto per la civetteria con il quale è applicato. In tempi non sospetti questo mezzo comunicativo veniva utilizzato per dare profondità, per portare fuori scena importanti o per dare risalto a volti o sfondi. Qui non accade quasi mai e anzi si ottiene, sempre a mio avviso, l’effetto inverso, costringendo il lettore a convincersi di leggere Dylan Dog e non un Diabolik qualsiasi.
Se proprio proprio il bravo Alessandro Baggi vuole insistere, credo che in casa possa trovare la soluzione più sicura da applicare: Luca Enoch, pure lui appartenente alla scuderia Bonelli, è in grado di aiutarlo in questo senso, poiché anche lui è un appassionato utilizzatore di retini, nonché grande maestro degli stessi. In conclusione, se vi aspettate una storia da tenere cara tra le migliori di sempre dovrete riprovare col prossimo numero, se invece vi accontentate di trascorrere un’oretta in compagnia di un vecchio amico, aprite l’albo che inizia un altro viaggio.


Dylan Dog. Mater Morbi
Dylan Dog. Il sorriso dell’Oscura Signora
Dylan Dog. Caccia alle streghe
Dylan Dog. Cronache dal pianeta dei morti
Collezione Dylan Dog n. 1-270 prima edizione



LA NOSTRA PAGELLA: 6.5/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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2 Risposte

  1. Riccardo Lucchesi ha detto:

    È vero la dicitura descrittiva del fumetto riporta che le vicende si svolgono in Scozia, ma la formazione rocciosa nota come “il selciato dei giganti” e patrimonio dell’UNESCO dal 1986 si trova a 3 km da Bushmills, una cittadina sulla costa Nord irlandese.

  2. Stefano Brentegani ha detto:

    Le vicende si spostano in Scozia e non in Irlanda del Nord

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