Recensione: Dylan Dog #353 – Il generale inquisitore

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Fabrizio Accatino (testi), Luca Casalanguida (disegni), Angelo Stano (copertina)
Prima pubblicazione Gennaio 2016
Prima edizione italiana Gennaio 2016
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 100

Prezzo 3,20 euro

Un generale inquisitore deve possedere “zelo ardente e senza paura per l’antica fede, vigilanza, costanza, unicità e pazienza nel correggere gli inganni e gli errori”. Pulisciti la bocca quando parli di noi!

IL GENERALE INQUISITORE

dyd353_coverUn giovane regista, ambizioso e visionario, dopo aver realizzato un esiguo numero di film, sparisce dalla scena, portandosi dietro misteri, ipotesi, e leggende. Un punto di partenza ben esplorato nell’universo dylaniato: Horror paradise, il chiaverottiano Sguardo di Satana, La fortezza del demone o il recente Nuovo cinema Wickedford ruotano intorno alle folli vicende del mondo cinematografico. Ognuna delle storie sopraelencate si sviluppa in modo differente, caratterizzando protagonisti spesso al limite della pazzia o dell’ambizione di successo.

Partendo da un incipit comune ad altri episodi dell’Indagatore dell’incubo, qual è la particolarità di Il generale Inquisitore? La veridicità della storia: Michael Reeves, il regista che ha realizzato realmente il film Il grande inquisitore nel 1968, morì di overdose a soli 25 anni dopo aver firmato tre pellicole di successo e allo stesso tempo soggette a una forte stroncatura di critica a causa delle scene estreme di violenza. Fabrizio Accatino, uno degli sceneggiatori che riscuote sempre consensi da parte dei lettori, costruisce una storia, piena di personaggi, in cui l’ascesa cinematografica dei grandi registi degli anni ’60 si mescola con l’esoterismo e le inquisizioni del’600. E, credetemi, nonostante la verbosità della storia, gli occhi restano ben saldi sulla vicenda pagina dopo pagina, dettaglio dopo dettaglio.

CIAK, MOTORE, INQUISIZIONE!

tav1Dylan Dog è coinvolto all’interno della storia, grazie (o a causa), di una fortuita coincidenza. Nel giorno di San Valentino, a Londra, torna in sala Il grande inquisitore, e – da buon romanticone – Dylan decide di invitare la sua nuova fiamma a trascorrere una serata tra streghe, sangue e popcorn. La ragazza, inorridita dalla mancanza di sensibilità da parte di Dylan e del film, in una sfuriata che non auguro a nessuna coppia, lascia da solo l’indagatore all’ingresso del cinema. Ancora una volta realtà e finzione fumettistica s’intersecano: Dylan incontra Ian Ogilvy, attore che realmente ha interpretato Il grande inquisitore e che nostalgicamente torna in sala per vedere la sua prova attoriale.

Il quinto senso e mezzo spinge Dylan all’azione dopo aver ascoltato la storia sulla morte del regista Reeves che Ogilvy racconta, presentando gli aspetti misteriosi derivati dalla presenza di una figura estremamente enigmatica e inquietante che si aggirava per il set durante le riprese dell’ultimo film del giovane regista; James Trevanian, finanziatore segreto del film e presunto responsabile della morte di Reeves. In un continuo rimando tra passato e presente, tra i flashback in cui Reeves e Trevanian sono protagonisti assoluti e le indagini di Dylan che sarà preso di mira dal Signor Long – un moderno inquisitore – si sviluppa una delle storie più riuscite nell’iniziale intenzione di downgrade voluto da Sclavi e Recchioni.

Il generale inquisitore, per trama, ma soprattutto per narrazione e per la caratterizzazione di Dylan Dog, è un perfetto albo che potrebbe essere inserito in quel primo ciclo di storie dell’indagatore dell’incubo che si è concluso agli inizi degli anni ’90. Dylan Dog è Dylan Dog! Dimenticate il borioso moralizzatore che negli ultimi anni sembrava avere il peso del mondo intero sulle sue spalle. Dylan torna ad essere un personaggio pieno di brio, vitalità e ironia, anche quando la morte è proprio lì che gli alita sul collo. Nel lungo arco di trent’anni, ogni sceneggiatore ha personificato un Dylan con sfaccettature diverse, ma Accatino è riuscito a preservare alcuni dei aspetti di sclaviana memoria.

Dall’altro lato della bilancia, la storia – riuscendo nel suo intento di essere perfettamente dylaniata – manca completamente degli elementi del nuovo corso. Una storia in cui tutta la continuity, o almeno i personaggi e le dinamiche presentate nell’ultimo anno, sono totalmente invisibili. Ai fini della storia determinati personaggi, come Carpenter o Rania, non sono indispensabili, ma in che modo il lettore potrà capire che anche loro sono parte integrante con l’universo dylaniato? Con la reiterazione. Storia dopo storia, vignetta dopo vignetta, battuta dopo battuta, saranno integrati nell’immaginario del lettore. Groucho torna ad essere un personaggio che spara battute, una di seguito all’altra, come un fiume in piena. Un “siparietto” con Irma sarebbe stato sufficiente a ricordare al lettore il nuovo corso.

THERE IS MORE THAN ONE WAY TO KILL A MAN!

tav2Nonostante ciò, la storia è strasbordante di dettagli e riferimenti che accontentano chi, come me, vuole avere un costante contatto con la cultura relativa alle varie epoche. Accatino, nelle scene in cui è protagonista Reeves – i flashback – contestualizza l’epoca storica attraverso il mondo cinematografico. I poster di Repulsion di Polanski e The Killers (I Gangsters) scritto da Hemingway, presenti nella casa del giovane regista, sono degli ottimi indicatori temporali (oltre agli abiti tipicamente anni’60 dei personaggi).

Dal punto di vista tecnico, oltre ai dialoghi che, come già detto, nonostante siano lunghi e mai noiosi, è la costruzione narrativa attraverso le inquadrature che denota la bravura di Accatino. Per tutta la durata della storia è presente un continuo scambio dallo schermo alla realtà (pag 59), e ancora più precisamente alla sala cinematografica (pag. 13/14 – pag 33 – pag 50). Nel bel mezzo della storia, è presente una sequenza (pag.53 -56) che va oltre il semplice atto del montaggio e parla direttamente al lettore: Michael Reeves è ossessionato dalla presenza di Trevanian e, richiuso in casa, attaccato alla bottiglia, guarda Contratto per Uccidere di Don Siegel. Le battute pronunciate dai personaggi sullo schermo parlano al posto dei due protagonisti della scena, traslando l’epilogo drammatico presente nel film nella realtà. Piccoli particolari che fanno bene agli occhi di un lettore che gode nella visione/lettura di ottime sequenze.

Ai disegni, troviamo Luca Casalanguida, che dopo aver macinato un’enorme quantità di tavole sulla saga del ridestato Lukas, approda a Craven Road, inserendosi di tutto diritto tra i migliori esordi degli ultimi tempi sulle pagine dell’indagatore. Estremamente funzionale l’utilizzo di grigi nelle sequenze di flashback e ancor di più la riproduzione delle miniature presente nei testi dell’600 (pag.47).

Questo mese, sospiro pienamente soddisfatto, riprendo Il grande Gatsby della libreria, apro Spotify e ascolto Scary monsters (and super creeps) di David Bowie. No, non sono trasportato dall’onda social derivata dalla morte del Duca Bianco, ma sono influenzato da questa canzone acida che risuona a pag 40 mentre una simpatica donnina paffuta, che sembra uscita da un programma culinario su Real Time, infilza una splendida ragazza con un punteruolo infuocato. Ops, spoiler!

Buon inquisizione a tutti.


Dylan Dog. Mater Morbi
Dylan Dog. Il sorriso dell’Oscura Signora
Dylan Dog. Caccia alle streghe
Dylan Dog. Cronache dal pianeta dei morti
Collezione Dylan Dog n. 1-270 prima edizione



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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