Recensione: Dylan Dog #356 – La macchina umana

Dylan Dog 356

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Alessandro Bilotta (sceneggiatura), Fabrizio De Tommaso (disegni) e Angelo Stano (copertina)
Prima pubblicazione Aprile 2016
Prima edizione italiana Aprile 2016
Formato 17 x 21,3 cm
Numero pagine 98
Prezzo 3,20 euro

Come crescono in fretta!Un attimo prima sono giovani pieni di sogni e speranze che faticosamente si alzano in piedi per camminare nel mondo… L’attimo dopo sono uomini adulti che strisciano sulle spalle per scappare dal mondo!
-da Dylan Dog #356

TEMPI MODERNI

Dylan Dog 356Nel 1936 Charlie Chaplin dimostrava all’intero mondo quanto un lavoro alienante e ripetitivo fosse dannoso per l’uomo. Gli esseri umani sono come ingranaggi di una fabbrica e nel loro incessante lavorio non devono mancare di produrre: qualora un componente si rompesse o danneggiasse verrebbe sostituito senza troppi problemi. 80 anni dopo l’uscita del film Tempi moderni, l’albo mensile dedicato a Dylan Dog torna ad affrontare le stesse problematiche e vi anticipo già che lo fa dannatamente bene. Era parecchio tempo che per me leggere Dylan Dog non significasse soltanto portare a termine la lettura l’albo, bensì interrogarmi ponendomi in prima persona sul banco degli imputati identificandomi spaventosamente nell’orrore narrato.
Ciò che colpisce alla bocca dello stomaco è che a terrorizzare, questa volta, non siano vampiri, goblin e fantasmi ma la normalità di una vita trascorsa nell’inseguire l’inutile.
Per inquadrare la storia senza fare spoiler dico soltanto che questa storia scritta da Alessandro Bilotta è davvero particolare per diversi motivi: si presenta come una sorta di What if…, cosa sarebbe successo se Dylan Dog avesse lavorato per una grossa multinazionale (il cui capo è un tale John Ghost) anziché esercitare la professione di indagatore dell’incubo? Tra le particolarità la divisione in due episodi nello stesso albo e un Groucho inedito rispetto a come siamo abituati a vederlo di solito: le battute saranno sostituite da vere e proprie pillole di saggezza a carattere filosofico.
La macchina umana per la sua particolarità e la critica feroce alla società contemporanea si avvicina molto di più alla saga dedicata al pianeta dei morti viventi (il cui autore e per l’appunto Bilotta) piuttosto che ad un classico albo mensile. Ciò non può che giovare all’old boy: non intendo dire che mensilmente l’indagatore dell’incubo non sia chiamato ad affrontare prove interessanti e diverse tra loro, qui però si sta parlando di prendere il lettore di peso e lanciarlo in mezzo agli orrori della sua vita quotidiana: della corsa all’acquisto dell’ultimo modello di smartphone, del preferire ad un salutare pic nic all’aperto rinchiudersi in un centro commerciale o ancora di affossare spingendo verso il basso il nostro prossimo per apparire più “alti”.

UNA LUCE IN FONDO AL TUNNEL

tvL’unico conforto che Dylan incontrerà nel corso del suo calvario lavorativo è la conoscenza di Kalyn, molto di più di una semplice comparsa: sarà proprio l’incontro con lei a risvegliarlo dal torpore indotto della società odierna.
La freschezza, la spontaneità e la ribellione verso il sistema di questa ragazza ricordano molto da vicino una delle storiche donne dell’indagatore dell’incubo, Lillie Connolly di Finché morte non vi separi. Con lei condivide anche il rapporto estremamente confuso e conflittuale che intercore tra sogno e realtà.
Pur essendo ambientato per la quasi totalità negli interni dell’azienda, Bilotta riesce  a scrivere una storia che rapisce il lettore dalla prima all’ultima pagina. La quasi mancanza di azione all’interno del racconto ha permesso di mettere in tavola un albo più riflessivo, dove un sasso può ferire molto di più di un proiettile.
Il comparto grafico è particolare almeno quanto la sceneggiatura: Fabrizio De Tommaso delinea con un tratto originalissimo un Dylan sciupato e imbruttito da una società che l’ha totalmente assorbito anima e corpo. Ho trovato estremamente interessante il contrasto tra i disegni raffiguranti gli interni, estremamente dettagliati, con le scene all’aperto in cui i luoghi sembrano molto più evanescenti, quasi a voler dire che nella società narrata si perde il contatto con il mondo esterno. Eccezionale inoltre il modo di raffigurare Groucho: con una sola espressione facciale riesce a racchiudere tutta l’amarezza nei confronti della vita.

tv1UN ALBO IMPORTANTE

Ogni mese acquistando Dylan Dog sappiamo di portare a casa qualcosa di più di semplice intrattenimento e ogni volta, terminata la lettura, ne usciamo più o meno scossi. Questo è proprio il caso in cui chiuso quest’albo sentirete di aver trascorso una mezz’ora importante e magari di voler trascorrerla ancora… e ancora… La macchina umana delinea con sensibilità ciò che lentamente (ma neanche troppo) ci sta inaridendo e oltre a diventare sempre meno umani ci spinge a desiderare cose che non vogliamo realmente e all’umiliarci per averle. Consiglio vivamente la lettura di questo fumetto a tutti senza distinzione alcuna. Questa storia è godibilissima anche dai non lettori di Dylan Dog e in un certo senso può rappresentare un ottimo punto di partenza per i neofiti. In questa storia l’Old Boy non è al sicuro, state pur certi che non lo siete nemmeno voi!


Dylan Dog. Mater Morbi
Dylan Dog. Il sorriso dell’Oscura Signora
Dylan Dog. Caccia alle streghe
Dylan Dog. Cronache dal pianeta dei morti
Collezione Dylan Dog n. 1-270 prima edizione




LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Jacopo Cerretti

Classe '90, cresciuto a pane (tanto) e comics con approccio disinteressato, negli ultimi 3 anni ho sviluppato un vero e proprio amore per il fumetto grazie in primis all'indagatore dell'incubo, i colleghi di casa Bonelli e alle poesie grafiche di Gipi.

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3 Risposte

  1. Alessandro scrive:

    Quest’albo è un capolavoro assoluto!! Degno dei migliori (detto da uno che nn se n’è mai perso uno). La gestione Recchioni è fantastica e Dylan è tornato a dare quelle emozioni che solo lui sa fornire.

  2. daniele scrive:

    A me quest’albo NON è assolutamente piaciuto. Bilotta riprende pari pari i soggetti dei film di Fantozzi degli anni ’70, solo interpretati da Dylan anziché da Paolo Villaggio. Ma senza Filini, senza Calboni, senza la minima traccia di ironia. Oltre ai cliché fantozziani, ci sono quelli recchioniani, più recenti ma altrettanto irritanti.
    Dylan non indaga, è completamente passivo per tutto l’albo.
    L’orrore non è pervenuto

    voto 3

    ps in questa nuova gestione non ho ancora visto un indagine seria. Dylan ormai è lo sfigato dell’incubo.

  3. ivana scrive:

    secondo me con il Recchioni la qualità è scesa sotto zero, infatti le vendite sono calate tantissimo. Recensioni comprare, sui forum ne parlano tutti male.

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