Recensione: Dylan Dog #363 – Cose perdute

Dylan Dog #363 - Cose perdute banner

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Soggetto: Paola Barbato Sceneggiatura: Paola Barbato Disegni: Giovanni Freghieri Copertina: Gigi Cavenago
Prima pubblicazione Novembre 2016
Prima edizione italiana Novembre 2016
Formato 17 x 21,3 cm
Numero pagine 98
Prezzo 3,20 euro

 Al termine di un’allucinante nottata, trascorsa in preda a un terribile incubo, Dylan trova sotto il suo letto un biglietto recapitatogli da un fantomatico “B”… E un’enigmatica presenza comincia a ronzargli attorno… Ma di chi si tratta? Per scoprirlo Dylan deve tornare molto indietro nel passato, e recuperare il ricordo di eventi del tutto rimossi.

COSE PERDUTE

dylan-dog-363_coverI lunghi festeggiamenti che hanno accompagnato la celebrazione del trentesimo anno di vita di Dylan Dog continuano anche questo mese. Dopo la strabiliante doppietta di storie, Mater Dolorosa e Dopo un lungo silenzio, continuano le novità sulle pagine dell’indagatore dell’incubo. Angelo Stano, dopo venticinque anni d’indimenticabili illustrazioni, lascia il ruolo di copertinista ad una delle più incredibili rivelazioni fumettistiche degli ultimi anni: Gigi Cavenago. Al giovane disegnatore milanese, dopo aver deliziato gli occhi dei lettori con le copertine del Dylan Dog Maxi Old Boy e aver realizzato la storia del trentennale, Mater Dolorosa, completamente in tecnica pittorica (digitale) gli è stato affidato il ruolo più importante dalle parti di Craven Road 7. Un onore e un onere; lo stesso che spetta questo mese a Paola Barbato, autrice di Cose perdute. Infatti, il numero 363 ha dietro di sé il ritorno più atteso dal mondo fumettistico: la nuova storia – dopo nove anni d’inattività – di Tiziano Sclavi.

Dopo un lungo silenzio ha rappresentato un punto altissimo dell’intera produzione dylaniata e questo mese con Cose perdute l’aspettativa era davvero alta. Paola Barbato gioca al ribasso ed è coadiuvata da una delle colonne storiche della testata: Giovanni Freghieri.

Back to basics; questo era l’intento iniziale del downgrade attuato alla serie dell’indagatore dell’incubo e Cose perdute è un buon esempio di quest’operazione. Il duo Barbato – Freghieri riporta il lettore direttamente nelle atmosfere della prima era dylaniata, dove prevalevano mostri di carta e non assassini ricalcati da esempi reali. La trama parte da una forte aderenza al reale, con omicidi ed indagini che implicano Scotland Yard, ma sfocia in quel mondo onirico e misterioso che ha reso Dylan Dog un fenomeno di massa. All’interno della storia ritroviamo bambini fatti di buio, di fango, un orsacchiotto che prende vita e accettiamo la loro esistenza; i mostri, impressi su carta, possono provenire dall’angolo più buio del nostro inconscio e li lasciamo liberi di raccontarci la loro storia, perché siamo ancora capaci di ascoltare senza essere scettici.

JUST MY IMAGINATION 

363_1L’immaginazione è la cosa più rende speciali, soprattutto i bambini; la loro capacità di creare amici immaginari, storie da vivere in prima persona, avventure di eroi senza macchia sono l’esempio che non bisognerebbe mai dimenticare la propria essenza fanciullesca.
Dylan ha dimenticato. Ha relegato nell’angolo più remoto della sua memoria l’estate più bella della sua vita. I nonni, i campi, le corse a perdifiato; tutto dimenticato. Finché qualcuno dal passato torna per rammentargli ciò che era stato, e adesso non era più. E a quel punto la realtà diventa l’incubo più inquietante da accettare perché da essa non si può fuggire.

Cose perdute incasella due linee narrative parallele che s’incrociano nel finale, esattamente come succedeva con alcune storie di vecchia data. La storia che ci regala la sceneggiatrice bresciana è meno angosciante rispetto alla sua consuetudine ma è decisamente più malinconica. Lo spunto iniziale della storia è in linea con le sue ultime prove ma è sviluppato in maniera totalmente diversa. La messa in scena della morte, che percorre l’albo sin dalla prima tavola, è pervasa dalla malinconia, dal ricordo, dal rimpianto. La frenesia e la pazzia che aveva caratterizzato storie come Gli abbandonati, La morta non dimentica e Remington House è rimpiazzata dal mistero e da giochi di luce e ombra. In Cose perdute scoprire l’assassino è importante tanto quanto sapere perché Dylan è perseguitato dai suoi amici immaginari dell’infanzia.

IL PASSATO TRA MALINCONIA E FANTASIA

363_2La nostalgia di un passato dimenticato è resa ancor meglio dai disegni di Giovanni Freghieri che riesce ad instillare nello sguardo di Dylan l’insofferenza prima e la tristezza poi. La scomposizione di alcune tavole, il continuo avvicendarsi di realtà e ricordi, le enormi gocce d’acqua (elemento caratteristico del disegnatore) che sembrano pronte ad uscire dalle pagine, sono soltanto alcuni particolari che fanno apprezzare ancor di più il ritorno di un grande artista come Freghieri.
Non soltanto nostalgia e aria di Old Boy. La storia funziona anche per un altro motivo; probabilmente è la prima volta in cui i personaggi ideati da Roberto Recchioni – curatore della serie, e subentrati a Scotland Yard all’Ispettore Bloch, sono perfettamente inseriti nella storia. La Barbato aveva già dimostrato la sua volontà di rendere Carpenter e Ranya protagonisti e parte integrante della nuova vita di Dylan e, finalmente, riescono ad interagire con Dylan e il suo universo senza sembrare delle figure stereotipate senza spessore.

In Cose perdute rivivere il passato diventa un filo conduttore che porterà Dylan fino a Crossgate, il paesino in cui vivevano i nonni e che abbiamo già visto sulle pagine dell’indimenticabile Il lago nel cielo. La magia dell’infanzia incontra la crudeltà degli adulti, del silenzio, del non detto, del confondere la fantasia con la realtà. In fondo, Dylan era solo un bambino con i suoi sogni, adesso è un uomo con i suoi preponderanti incubi, e ancora una volta riesce ad amplificare la nostra immaginazione. Ben fatto, indagatore dell’incubo.


Dylan Dog. Diary. Ediz. illustrata
Dopo un lungo silenzio. Dylan Dog
La dama in nero. Dylan Dog
Angeli e demoni. Dylan Dog
La quinta stagione. Dylan Dog




LA NOSTRA PAGELLA: 6.5/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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