Recensione: Dylan Dog #364 – Gli anni selvaggi

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Barbara Baraldi (sceneggiatura), Nicola Mari (disegni) e Gigi Cavenago (copertina)
Prima pubblicazione Dicembre 2016
Prima edizione italiana Dicembre 2016
Formato 16×21 cm
Numero pagine 98

Prezzo 3,20 euro

Il passato è morto, il futuro è per gli ingenui… Esiste solo il nostro presente!
– da Dylan Dog #364

364_coverGLI ANNI DEL MARE E DELLA RABBIA

Erano gli anni che cominciavo a capire la poca diferenza tra vivere e morire, la grande diferenza tra me e tutti gli altri: erano anni oscuri, e sono stati tanti. Erano gli anni  che in teoria sarei dovuto diventare uomo, e invece non son cresciuto, io bambino sbagliato, futuro gigante di vetro: non sono andato avanti, non so tornare indietro.

Questi sono alcuni versi di Gli anni del mare e della rabbia, splendida canzone scritta da Tiziano Sclavi, mai testo fu più adatto per questo albo a tema giovanile – rock.
Poco più di un anno fa uscì la mia recensione di La mano sbagliata, titolo che avevo valutato ottimo, sia per i disegni superbi di Nicola Mari che per la penna intrisa di amore e sangue di una Barbara Baraldi alla prova del fuoco su Dylan Dog. Quest’anno la sfida che si presentava ai due autori era di livello decisamente superiore: si sarebbe parlato di un periodo passato della vita di Dylan, una giovinezza che lo vedeva come rodie della rock band Bloody Hell.
364_1Capite bene il rischio di andare a metter mano sul passato di un personaggio amato come Dylan, colmando buchi di vita che sono così da trent’anni, davvero il lavoro di due artificieri alle prese con una bomba ad orologeria a confronto è una passeggiata.
La cosa più stupefacente di tutto ciò è che non solo Babara Baraldi e Nicola Mari hanno consegnato ai lettori un albo bellissimo e calibrato in ogni spazio, in ogni dialogo ed espressione, ma hanno prodotto un fumetto che fa sbiancare il gradito ritorno di Sclavi (come se ce ne fosse bisogno, vista la copertina), con cui condivide per un tratto la tematica delle dipendenze.
Prima di essere lapidato tengo a precisare che Dopo un lungo silenzio insieme a Mater Dolorosa rimangono a mio parere comunque due dei punti più alti degli ultimi dieci anni di questa serie.
Gli anni selvaggi mi ha dato e tolto tutto nell’arco di 98 pagine, cosa che quando accade mi porta a tornare a pagina 1 e ricominciare la lettura, magari per cercare di trattenere qualcosa che puntualmente mi verrà strappato ancora via.
Sono sicuro che le reazioni che quest’albo susciterà saranno le più disparate ed è giusto e bello che sia così, Dylan ha sempre fatto di tutto per non lasciarci tranquilli e indifferenti, questa volta non verremo lasciati in pace, nel bene e nel male.
Non voglio assolutamente svelare nulla della della trama se non il fatto che, oltre ad un inedito Dylan nei panni di rodie di una rock band, faremo la conoscenza di una figura importantissima per l’old boy, Vincent, l’amico fraterno e anche un po’ testa di cazzo a cui tutti abbiamo tenuto la fronte su un water almeno una volta nella vita.

364_2LA PROMESSA

Tutto l’albo ruota intorno alle promesse non mantenute, alle false promesse e alle facce più brutte che la vita può mostrare a tradimento. La disillusione attraversa prepotentemente questo fumetto: l’atmosfera respirata nelle porzioni di storia ambientate nel presente mi hanno ricordato il film This Must be the Place, vero capolavoro di Paolo Sorrentino, perfetto per quello che rappresenta.
Graficamente parlando ribadisco che Nicola Mari è il miglior disegnatore in assoluto per quanto riguarda la scuderia Bonelli (inutile rimarcare che si tratta di un parere personalissimo). Le mezze tinte utilizzate per le scene ambientate nel passato sono semplicemente stupende. Ogni gesto ed ogni azione trasuda espressività da ogni linea. Appare evidente che Nicola Mari e musica rock sono quanto di più armonico possa esistere. Mari è riuscito ad imprimere una rarefatta nostalgia nelle scene ambientate nel passato e un concreto e oscuro orrore nel presente.
Barbara Baraldi si conferma una penna interessantissima e di valore inestimabile nell’ottica di mantenere vivo un personaggio tormentato come Dylan Dog; ancora una volta l’amore per il personaggio accompagnato dalla mano stregata di Mari le hanno permesso di confezionare un piccolo gioiello. Menzione d’onore anche per Gigi Cavenago al suo secondo lavoro come copertinista, perfettamente attinente al tema dell’albo nelle tinte e nella scena raffigurata.

SOTTOVOCE

Gli anni selvaggi è un fumetto che si farà voler bene, per quel che vi darà e per quello che vi toglierà. Lo dico piano ma lo dico: questo è il miglior albo di Dylan Dog uscito quest’anno. Date un’occhiata a cos’altro ha visto la luce in questo 2016 e poi trovate il coraggio per non leggerlo, anche solo per darmi del pazzo.


Dylan Dog. Diary. Ediz. illustrata
Dopo un lungo silenzio. Dylan Dog
La dama in nero. Dylan Dog
Angeli e demoni. Dylan Dog
La quinta stagione. Dylan Dog

C4 MATITE:

Jacopo Cerretti

Classe '90, cresciuto a pane (tanto) e comics con approccio disinteressato, negli ultimi 3 anni ho sviluppato un vero e proprio amore per il fumetto grazie in primis all'indagatore dell'incubo, i colleghi di casa Bonelli e alle poesie grafiche di Gipi.

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