Recensione: Dylan Dog #366 – Il giorno della famiglia

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Soggetto e Sceneggiatura: Riccardo Secchi Disegni: Valerio Piccioni Copertina: Gigi Cavenago
Prima pubblicazione Febbraio 2017
Prima edizione italiana Febbraio 2017
Formato 16×21 cm
Numero pagine 100

Prezzo 3,20 euro

Che rapporto c’è tra lo spettro di una donna che irrompe violentemente nelle sedute medianiche di Madame Trelkovski, urlando un incomprensibile nome, e quattro ragazzi che, travestiti da Beatles, si introducono nottetempo in un cimitero per disseppellire un cadavere? A Dylan Dog il compito di scoprirlo.

IL GIORNO DELLA FAMIGLIA

Dylan nostro che sei impresso su carta, dacci oggi la nostra storia mensile, che sia santificata la cultura pop, ora e per sempre. Amen.
Non c’è preghiera migliore per parlare de Il giorno della famiglia l’albo che, dopo il recente Gli anni selvaggi, riporta la musica al centro delle vicende dell’indagatore dell’incubo. Pop, pop, e ancora pop, e se fosse possibile chiederei ancora più pop da assaporare vignetta dopo vignetta, citazione dopo citazione, canzone dopo canzone.
Il primo step per affrontare una storia fortemente Beatlesiana, come si evince dalla caleidoscopica copertina realizzata da Gigi Cavenago, è mettere in play uno degli album più rappresentativi dei Fab Four: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Lasciate scorrere le tracce solari, positive, colme di visioni e immagini evocative, poi iniziate a leggere questo splendido Family Day imbastito e cucito su misura per Dylan da Riccardo Secchi, navigato sceneggiatore qui al suo debutto sulla testata, e, infine, avvertirete una strana sensazione di disagio (e di piacere).
Vi garantisco che, mentre un simpatico gruppetto di fanatici dei Beatles mette in opera un rituale davvero macabro (ma che ho trovato affascinante), non potrete evitare di sentire quel brivido d’inquietudine che solo le storie ben strutturate riescono a fare.

L’incipit della storia è tra i più canonici per le vicende vissute da Dylan Dog: un fantasma tormentato che non trova pace. Semplice, banale e abusato. Eppure la prima parte della storia è semplicemente l’intro (per restare in ambito musicale) che confluirà in un mash up di trame che si uniscono e catapultano Dylan al centro dell’azione. Da un lato troviamo la vicenda di Sir Arthur Gill un uomo disabile, anziano, alla stregua delle proprie forze, ossessionato per un’antica magione, dall’altro la psichedelica opera del gruppetto fan dei Beatles cui sopra.

LUCY SIX FEET UNDER WITH WORMS

Ne Il giorno della famiglia sono presenti due ritmi narrativi diversi che si uniscono e trovano il giusto equilibrio; continuando con il parallelismo musicale, le sequenze in cui è protagonista Sir Gill sono pervase da un sound jazz, con bpm indietro sul tempo, quasi a rallentare il lettore e farlo fremere per scoprire dettagli su questa parte della storia.
La scelta di Riccardo Secchi di adottare, per queste scene, una narrazione più lenta, fitta di balloon e di continue sottolineature sull’importanza della magione per Sir Gill, funziona, ma allo stesso tempo è in controtendenza con alcune delle ultime storie dell’indagatore in cui le immagini sono principali veicoli di significato rispetto al flusso continuo di parole. Alcune tavole sono eccessivamente lente. Troppo.
Dall’altro lato troviamo le scene che impreziosiscono l’albo, la vera progressione narrativa, dettata da un uptempo, veloce, sincopato, spensierato come Lucy in the Sky with Diamonds. Dal punto di vista narrativo troviamo dialoghi molto più asciutti, semplici; qui prevale la narrazione visiva, va in scena la cultura pop che tanto ho professato nelle prime righe. Si parte dai riferimenti e le citazioni al mondo dei Beatles, passando per Edgar Allan Poe, Marlon Brando e Charles Manson fino ad arrivare a Frankenstein Junior.
E Dylan in tutto questo marasma musicale? Rappresenta un buon maestro d’orchestra che riesce a gestire la vicenda e a scoprire anche più del dovuto. Ben centrate sono anche le voci del coro, i personaggi secondari, come il corpo polizia di Baldock, il Sergente Dunn (ho adorato l’ultima vignetta di tav. 82) e l’agente Peter sono le classiche (e ben gradite) figure che Dylan incontra spesso durante le sue brevi trasferte fuori Londra.

PICCIONI & DI VINCENZO

Ai disegni troviamo Valerio Piccioni, e il ritorno di Maurizio Di Vincenzo, disegnatore che ha realizzato alcune delle storie più riuscite di fine anni ’90 e inizio anni 2000 di Dylan Dog (Hook l’implacabile, Il fiume dell’oblio, Nato per uccidere). La combinazione tra china e matita dei due autori ha generato tavole davvero notevoli. Ad arricchire i disegni è una regia interessante e funzionale. Per fare alcuni esempi, a tav. 7 Villa Montague è presentata con una totale con l’utilizzo del fish eye, quasi a demarcare l’inquietudine del posto (vi ricorda nulla Casa Velasco?). Altra inquadratura identificativa del genere horror (e di alcune storie iconiche di Dylan Dog) la ritroviamo a tav.14.
Altro punto per la coppia Piccioni/Di Vincenzo è l’utilizzo dei grigi per i flashback, rafforzando l’utilizzo delle vignette arrotondate e aggiungendo un significato alle tavole incentrate sul passato.
In definitiva, la storia scorre tremendamente bene, e nonostante la semplicità e la linearità con cui gli eventi si susseguono si giunge alla fine della lettura soddisfatti e sazi. Una buona storia dell’indagatore dell’incubo condita con fantasmi, cadaveri, droghe, riti, musica e il sacro giorno della famiglia.
Una raccomandazione: non divulgate la notizia che sulle pagine di Dylan Dog esistono dei fan dei Beatles che vanno in giro con pale e fanno selfie con i cadaveri, soprattutto non diffondete la loro idea del giorno della famiglia. Adinolfi potrebbe pensare che anche i fan dei Beatles non sono da considerare degni di far parte della famiglia tradizionale.


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LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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