Recensione: Dylan Dog #369 – Graphic Horror Novel

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Ratigher (soggetto e sceneggiatura), Paolo Bacilieri, Montanari & Grassani (disegni) e Gigi Cavenago (copertina)
Prima pubblicazione 30 maggio 2017
Prima edizione italiana 30 maggio 2017
Formato 17 x 21,3 cm
Numero pagine 100

Prezzo 3,50 euro

Il più celebre autore di fumetti d’Inghilterra si rinchiude in un bagno coperto di sangue, in fuga da chissà chi… E inizia a disegnare sulle piastrelle delle pareti una vicenda che ricostruisce quanto accaduto nei giorni precedenti, in cui chiede aiuto a Dylan Dog per indagare su una serie di efferati omicidi.

GRAPHIC HORROR NOVEL

Non ricordo. Non riesco a ricordare ciò che devo scrivere. Ho un’amnesia totale. Vedo una pagina bianca, probabilmente devo riempirla di parole. Cos’è che devo recensire? Devo concentrarmi. Vedo… vedo una splash page di un fumetto; dev’essere la prima pagina dopo il frontespizio, in basso al centro è indicato il numero cinque. La pagina raffigura una totale di un bagno pubblico, vuoto e visto dall’alto.
Che cosa significherà mai? Avanti, devo pur ricordare. Ecco! In fondo alla mia memoria, tra i pensieri che prima c’erano e ora non più, intravedo un barlume di qualcosa, di qualcuno. Ecco, ora riesco a focalizzarlo: è il protagonista di Graphic Horror Novel, la storia del mese di Dylan Dog. Esattamente come me, anche lui, ha un vuoto di memoria, non ricorda nulla di nulla.
Darren Farmer Woolrich, questo il suo nome, si ritrova in un sudicio bagno pubblico, letteralmente ingabbiato dalla sua stessa paura. Com’è arrivato in quel punto cieco senza via d’uscita? Cosa l’ha spinto in quella situazione di stallo? L’unica scelta è ricostruire ciò che è accaduto prima di giungere lì, circondato dalle sole piastrelle bianche e un maleodorante gabinetto.

Graphic Horror Novel vede ai testi Ratigher, qui alla sua seconda prova dopo In fondo al male, e ai disegni le colonne storiche della testata Montanari & Grassani e l’ipnotico Paolo Bacilieri. L’intero cast d’autori comprende anche il fenomenale Gigi Cavenago che firma un’altra splendida copertina con tanto di giochi di luci, ombre e rosso sangue.
La nuova avventura dell’Indagatore dell’incubo, sin dal titolo riecheggia di rimandi alla cultura pop contemporanea, sia per l’assonanza con il nome della serie TV ideata da Ryan Murphy, American Horror Story, sia per l’utilizzo del termine Graphic Novel e non “semplice” fumetto.

LA SOTTILE LINEA ROSSA INESISTENTE TRA FUMETTO E GRAPHIC NOVEL


Avanti… devo spremermi le meningi (senza esagerare – potrei spappolarmi il cervello) e ricordarmi altri dettagli su questo punto. Ci sono, devo aggiungerlo alla lista prima che torni a perdersi nei meandri fumosi della memoria. Fumetto e Graphic Novel, due lati della stessa medaglia: uno popolare, lettura da edicola per la massa, con albi spesso dozzinale e poco curati (dai, non credeteci davvero); l’altro radical chic, hipster, e appartenente a qualsiasi altra moda si voglia, in cui (spesso) conta principalmente il packaging del prodotto e poco l’aspetto contenutistico. Diciamocelo, queste classificazioni sono una cagata pazzesca, per dirla alla Fantozzi.
Oggi, siamo giunti a una completa contaminazione di generi e di scrittura al punto che l’unica differenza tra le graphic novel e i classici fumetti è quella riporta da Roberto Recchioni nell’editoriale di questa storia: i romanzi grafici sono storie  auto-conclusive, che tendono a essere una via di mezzo tra i romanzi di narrativa e la forma consuetudinaria del fumetto. Il resto sono parole al vento utili principalmente per chi fa critica.

Ratigher gioca su quest’aspetto e costruisce una storia in cui alterna esattamente le due forma sopracitate; da un lato abbiamo i disegni degli intramontabili Montanari & Grassani che – in questo mush up – rappresentano la parte classica del fumetto, quella amata dalla prima era di lettori di Dylan Dog. M&G da sempre sono un punto di riferimento per il personaggio ideato da Sclavi e, per essere in linea con questa visione, quel gran burattinaio di Ratigher, ha tirato i fili e ha realizzato una sceneggiatura (in questa parte della storia), spesso semplice, per non dire banale, che scorreva veloce – e in un certo senso – lascia poco alla fantasia del lettore.
Signore e Signori, abbiamo tra le mani un fumetto popolare.
Ladies & Gentlemen, per gli esterofili saccenti, abbiamo tra le mani un fumetto degno del premio Strega. Ok, quest’è un’esagerazione, ma serve a sottolineare quanto alcune sequenze della storia – contrapposte alla parte di disegni realizzati da Montanari&Grassani – siano qualcosa d’incredibile. Bacilieri realizza alcune delle sequenze più belle sinora viste nel nuovo corso di Dylan Dog, e Ratigher gioca a rendere esponenziale la riuscita della sua storia.
Se da un lato abbiamo tutto lo svolgimento dell’azione, dall’altro lato (anzi nell’altra gabbia, quella del bagno pubblico in cui è chiuso Woolrich), abbiamo la frenesia dettata dal non conoscere alcun dettaglio. Bacilieri riesce magnificamente nella creazione di uno storyboard all’interno delle tavole di un fumetto. Inception? No, è un altro il film di Nolan da prendere in esame.

MEMENTO (MORI)

Il nero sta prendendo nuovamente il sopravvento. Chi sono io? Cosa sono tutte questa parole in fila come dieci piccoli indiani? Nolan, chi è Nolan? e Ratigher? Ha il nome di un direttore editoriale, potrei sbagliarmi. Ecco, ho ritrovato il filo (diretto) con i miei pensieri.
Il giochino sul non ricordarsi cosa dover scrivere, serve a richiamare le prime pagine di Graphic Horror Novel,  e soprattutto a rimarcare quanto il protagonista in alcuni punti abbia riportato a galla nella mia memoria un grande personaggio di uno dei  film più riusciti di Christopher Nolan: Leonard Shelby.
Woolrich, esattamente come il protagonista di Memento, non ricorda nulla del suo passato, se non alcuni piccoli dettagli che appunta prontamente sulle pareti del bagno.

Blackout. Sto perdendo il contatto con la realtà.
Davvero devo rimarcare, come si è già letto in rete, che il protagonista è ispirato a David Foster Wallace, bandana compresa?
Che c’è più metafumetto in questa storia che in tutto il resto della produzione fumettistica mondiale? Suvvia, qui facciamo arte, mica cadaveri.
Che c’è un forte parallelismo tra la gabbia (il bagno pubblico) in cui si è rintanato Woolrich e la gabbia bonelliana?(Se non sapete di cosa stiamo parlando, filate a leggere Joyce – ve lo meritate).
Che gatta ci cova (anche troppo) tra Dylan e Rania?
Fine.

Come dite? La trama? Leggete questa Graphic Novel, cioè questo fumetto, cioè questo Graphic Novel che incontra un fumetto e viceversa, e lo scoprirete da voi.
Se non riuscite a trovare una via d’uscita da Lo spazio bianco che intercorre tra una vignetta e l’altra, posso proporvi una soluzione rapida e indolore: delle cariche esplosive di C4… Comic!


Dylan Dog. Diary. Ediz. illustrata
Dopo un lungo silenzio. Dylan Dog
La dama in nero. Dylan Dog
Angeli e demoni. Dylan Dog
La quinta stagione. Dylan Dog



LA NOSTRA PAGELLA: 7.5/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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