Recensione: Dylan Dog #370 – Il terrore

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Gabriella Contu (soggetto e sceneggiatura), Gampiero Casertano (disegni) e Gigi Cavenago (copertina)
Prima pubblicazione 29 giugno 2017
Prima edizione italiana 29 giugno 2017
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 94

Prezzo 3,50 euro

Se ai nostri giorni si fosse veramente interessati alla bellezza interiore, non andrebbe di moda farsi i selfie ma le colonscopie!

Questo mese il nostro Dylan dovrà mettersi sulle tracce di Ahmed, l’archetipo del terrorista islamico, metà africano e metà magrebino. Il volume sarà caratterizzato da una caccia all’uomo, o meglio al ragazzo, che si aggirerà per tutta Londra con una misteriosa valigetta.

È proprio una Londra magnifica a fare da sfondo alla storia, minuziosamente rappresentata da Giampiero Casertano. Con questo numero Gabriella Contu ha voluto affrontare i due temi caldi di questo periodo: il terrore e la tecnologia.

TECNOLOGIA E TERRORE

Il terrore ormai scandisce le nostre vite, così come la  tecnologia ne è la padrona. L’incubo di attentati è diventato un fatto talmente normale nelle nostre vite, che ormai è entrato addirittura nell’immaginario video ludico. Nelle prime tavole ci viene mostrato, attraverso la schermata di un video gioco, un aereo, probabilmente pilotato da un moderno Guy Fawkes, che si abbatte sul Big Ben causando l’esplosione di tutto il palazzo di Westminster. Passiamo la vita connessi ad internet, come spettatori passivi di un macabro spettacolo. Siamo costantemente connessi ma costantemente assenti, come gli abitanti della città di Londra mostrati nella storia, in grado di segnalare continuamente la posizione di Ahmed in giro per la città con la sua valigetta, ma del tutto incapaci di interagire con lui o di intraprendere qualche azione per fermarlo. Guardando Black Mirror inorridiamo davanti a quello che la tecnologia potrebbe diventare, senza renderci conto che già viviamo dentro una puntata della serie.

Da non perdere, dal 29 giugno in edicola!


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C4 MATITE:

Noman Al Ani

Figlio di due fricchettoni che, durante l'infanzia lo hanno rimpinzato di libri e trascinato in giro per mostre di pittori Uzbeki. Da li ad amare il fumetto il passo è stato breve. Tuttora il suo sogno più grande è diventare uno Jedi.

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9 Risposte

  1. Noman Al Ani ha detto:

    Ciao Giorgio! Sicuramente sulla serie regolare si stanno concedendo più libertà, e come è normale qualche volte gli riesce (il numero 369 “Graphic Horror Novel”, ad esempio mi è piaciuto molto) e altre ovviamente no. Per quanto riguarda il modo in cui accolgono le critiche concordo in pieno con te. Alcuni atteggiamenti, sopratutto di Recchioni sulla sua pagina Facebook,non mi piacciono. Ma come ormai mi trovo a dire spesso, nessuno è perfetto. Continua a seguirci!

  2. giorgio della corte ha detto:

    Per me è no. La maggior parte dei nuovi episodi sono patchwork di elementi che, una volta uniti, spesso stridono tra di loro, rendendo l’intera vicenda raffazzonata e lacunosa. Più spesso si salvano gli albi fuori serie ed escono storie brillanti, ma quelli sulla serie regolare stanno diventando atroci.
    La cosa che fa arrabbiare è che fanno finta di non accorgersene, ignorano ogni critica e continuano con questa presa in giro condida dal solito “Nun ce rompete”.

  3. Noman Al Ani ha detto:

    [CONTIENE SPOILER] Ciao Michele! Credo che la scelta di inserire personaggi così piatti come i militari e polizia, ma anche come il professore del ragazzo, sia stata fatta per rappresentare la reazione ormai stereotipata, che si ha davanti al sospetto di un attentato terroristico. Quante volte negli ultimi tempi abbiamo sentito di situazioni, in cui è bastato che un burlone urlasse qualcosa in una lingua ignota per scatenare panico immotivato, con tutte le conseguenze del caso. Per quanto riguarda il ragazzo, secondo me, sono riusciti a mettere la pulce nell’orecchio al lettore. Perché se fin da subito è intuibile che il ragazzo non sia effettivamente un terrorista, con tutti quegli indizi schiaccianti che ti portano a pensare che sia un kamikaze, cercano di instillare in te il dubbio che effettivamente lo sia e con me devo dire che ci sono riusciti, facendomi dubitare fino all’ultimo delle mie convinzioni. Grazie per il commento e continua a seguirci!

  4. Michele ha detto:

    Francamente questo albo l’ho trovato imbarazzante.

    E’ pervaso da un buonismo e da una faciloneria veramente insopportabili. Emerge soltanto l’enorme banalita’ della caratterizzazione dei personaggi: io non ne posso piu’ di vedere il cattivo a capo della banda dei cattivi caratterizzato cosi’, i soldati mono neuronici che invadono Londra coi carri armati, la polizia che sembra un branco di deficienti e il bambino che tutti credono cattivo che in realta’ e’ un bambino buono e intelligente, che sogna di realizzarsi nel mondo occidentale. Semba una fiction RAI, e pure delle peggiori. Se c’e’ un tentativo di parodia o di satira, direi che fallisce dopo poche pagine. Troppo, troppo banale e falso. Stra-bocciato

  5. Noman Al Ani ha detto:

    Ciao Andrea! Si dovrebbe trattarsi del suo esordio in Bonelli. Da quanto trovo scritto sul loro sito, pare che prenderà parte anche a Zagor e alla collana Le Storie. Continua a seguirici!

  6. Andrea ha detto:

    Gabriella Contu è una esordiente assoluta? su google non ho trovato nulla

  7. Noman Al Ani ha detto:

    Senza fare spoiler posso dirti che, anche se le due tematiche non sono tra le più innovative del mondo, vengono affrontate in maniera non banale. Grazie per il commento e continua a seguirci!

  8. max ha detto:

    poi il recchioni che critica internet è il colmo, è attaccato a facebook 24 ore al giorno, da che pulpito arriva la predica……..

  9. max ha detto:

    So già cosa aspettarmi: un pippone sull’integrazione, sul fatto che non tutti quelli che si chiamano Ahmed o Abdul siano necessariamente terroristi, un paio di bigotti di destra, il senso di colpa dell’occidente e, solo per giustificare il logo in copertina, una spruzzata di paranormale che c’entra come i cavoli a merenda. E se un lettore sa già cosa aspettarsi, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Qualcosa di molto grosso.
    Certo, potrei anche sbagliarmi ma come si fa a sbagliare quando la stessa, identica, noiosa, ideologia, viene ribadita un albo sì e l’altro pure?!!

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