Recensione: Dylan Dog Color Fest #17 – Baba Yaga

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato Disegni: Franco Saudelli Copertina: Ausonia Colori: Oscar Celestini
Prima pubblicazione Maggio 2016
Prima edizione italiana Maggio 2016
Formato 16 × 21 cm in brossurato
Numero pagine 96 a colori

Prezzo 4,50 euro

Uno sciagurato crimine, commesso da Riza, ha provocato la morte della sua famiglia. Per ottenere vendetta, l’uomo si rivolge a Baba Yaga, la mitica strega del folklore russo che, in cambio, si impadronisce della sua anima, impedendogli in tal modo di morire. Ma Riza è talmente disperato (anche a causa di una malattia terminale che lo fa soffrire atrocemente) da voler farla finita a tutti i costi e, per raggiungere il suo scopo, si rivolge a Dylan Dog.

BABA YAGA

Dylan Dog Color Fest 17_coverArriva in edicola, a tre mesi di distanza dal rivoluzionario Color Fest che ha ospitato le storie di Ausonia (autore anche della copertina di questo numero), Marco Galli e AkaB, il diciassettesimo numero della collana dedicata alla sperimentazione per le storie dell’Indagatore dell’Incubo. Partiamo da una precisazione che ha messo d’accordo critica e pubblico: era difficile far meglio di Tre Passi nel delirio, dove gli autori hanno sfoderato tutti gli aspetti visionari che erano sopiti nell’identità di Dylan Dog.

La grande responsabilità è toccata all’Autrice, con la A maiuscola, dell’Old Boy. Paola Barbato ha giocato con una tipologia di storia che ultimamente le riesce maledettamente bene; l’autrice bresciana ha messo in pratica gli aspetti surreali e pieni di brio e ironia che, in passato, erano sovrastati da angoscia e intimismo nella sua narrazione. Questa è una storia che scorre. Veloce. In un batter d’occhio, o se vogliamo restare in tema con un colpo di pestello in un mortaio, si arriva alla fine pienamente soddisfatti, con la consapevolezza di aver letto una storia di Dylan Dog che non è di Dylan Dog. Mi spiego meglio; Baba Yaga non è una storia per l’attuale corso della serie regolare – non avrebbe sfigurato nella numerazione precedente al downgrade – né tantomeno è una storia per la collana Old Boy. Allora è ben che chiara la collocazione sul Color Fest.

IL RITORNO DI SAUDELLI

Dylan Dog Color Fest 17_01Baba Yaga è un piccolo gioiello di 94 pagine a colori (opera di Oscar Celestini) che riporta Dylan nelle bizzarre atmosfere di storie di sclaviana memoria come L’occhio del gatto, Il cane infernale e Ucronia. Non è un caso che ai disegni troviamo Franco Saudelli, disegnatore sia di Baba Yaga sia delle storie sopraelencate. Il suo tratto in bilico tra il grottesco e il caricaturale è un’entità che aleggia tra le pagine di Dylan in maniera sempre più sporadica. Eppure quando il maestro Saudelli torna all’opera è una goduria per gli occhi; nonostante la mascella del suo Dylan diventi sempre più grande, nel complesso la storia ha un’armonia e una fluidità difficilmente attribuibile a un altro disegnatore.

Dylan Dog Color Fest 17_02

HORROR COMEDY IN SALSA RUSSA

Ma chi è Baba Yaga? Paola Barbato è andata a pescare direttamente nella tradizione russa portando sulle pagine dell’Indagatore un tema esplorato, la stregoneria, senza sfociare nella ridondanza. Non aspettatevi una strega dall’aspetto accattivante e prorompente come Kim, personaggio ricorrente della prima era dylaniata; Baba yaga è una fattucchiera brutta, vecchia e decrepita esattamente come nell’immaginario della strega a cavallo di una scopa con tanto di nasone e verruca annessa. Eppure Baba Yaga non è disonesta; quando Todorovic Riza si rivolge a lei per chiedere vendetta – e venderle la sua anima – la nonnina dell’Europa dell’est, mantiene la sua promessa. Peccato che Riza, che successivamente chiede aiuto rivolgendosi a Dylan, abbia creato un precedente nella storia della magia. Non gli bastava essersi rivolto a Baba Yaga: avendo contattato in prima istanza il Diavolo in persona, la sua anima aveva due legittimi proprietari. Una incongruenza contrattuale in tutto e per tutto. Come risolverla? A voi la lettura.

Mentre termino di scrivere queste parole, vedo il sole spuntare nuovamente dalla mia finestra, e allora prendo l’albo, vado al parco e mi lascio nuovamente trasportare dalla magia di questa storia. Per quanto sia pervasa da cattiveria, una bella dose di folklore e tanti incantesimi, è consigliabile leggerla al sole, e non con una piccola luce fioca. Perché? Per il buon umore che riesce a trasmettermi. Batte il pestello, spiana la strada, porta l’orrore dovunque vada! Coi desideri esauditi ripaga chi vende l’anima a Baba Yaga!


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LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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