Recensione: Dylan Dog (I colori della paura #01) – La nuova alba dei morti viventi

Editore RCS
Autori Roberto Recchioni (testi) – Emiliano Mammucari (disegni)
Prima pubblicazione luglio 2015
Prima edizione italiana luglio 2015
Formato cm 17 x cm 28
Numero pagine 38 + copertine

Prezzo € 1,99

ANCORA UNA NUOVA VITA

DylanDog_Gazzetta_2015Rinascere continuamente non è forse il destino riservato solo hai grandi personaggi? Credo proprio di sì. Se ancora il concetto non era chiaro per Dylan Dog, ecco arrivare l’ennesimo progetto che lo riguarda, sfacciato, singolare, ammiccante e velatamente al limite della provocazione. Ma andiamo per gradi. Ammetto che mi impressiona ancora oggi scoprire con quanta forza l’indagatore dell’incubo si sia radicato nel cuore dei lettori, che a questo punto non sono più solo quelli degli anni ’80, ma piuttosto quelli delle generazioni successive, che con disincantata passione si sono gettati nel tenebroso emisfero del malinconico Signor Dog. L’intuizione avuta dal maestro Tiziano Sclavi trent’anni fa ci ha lasciato in eredità uno dei più affascinanti e longevi personaggi del fumetto moderno, consegnandoci una dote ricca di immaginazione e svago.

L’ALBA DI UNA STORIA

Dylan Dog piombò nella mia vita come una folgore che con la stessa potenza illumina per un istante la notte, prima di schiantarsi nel sonno profondo dell’immaginazione. Gli anni ’80 erano infettati da quel cinema horror che non si è mai ripetuto, libero di sperimentare, di indagare, di celebrare se stesso, di produrre in serie geni in termini di registi, scrittori e interpreti. Fu un compito relativamente semplice districarsi sul mercato, anche se ci vollero diverse uscite per addomesticare il pubblico italiano da decenni ancora ancorato all’onnipresente genere western e ai più popolari generi di avventura, satira o neri. L’alba dei morti viventi, così si intitolava il primo numero, quello che ancora oggi, alla vista della sua iconica copertina (realizzata dall’immenso Claudio Villa), fa stringere a sé l’attenzione di molti. Il racconto di per sé, disegnato da un ispirato Angelo Stano, fila via rapido tra le mani, fra rimandi e citazioni cinematografiche fin troppo lapalissiane. Ma è un prototipo, un assaggio che lascia solo intuire le portate che seguiranno. Così Dylan Dog è diventato la cronaca di una storia di successo, un percorso editoriale che ha avuto picchi di spaventoso successo e anni di diffusa perplessità; eppure ancora oggi siamo qui a parlare di lui, ad arrovellarci a raccontare di come siano più o meno lucenti le piume di questa fenomenale araba fenice, che dal fuoco delle sue ceneri si dibatte risorgendo più brillante e sorprendente di prima.

I COLORI DELLA PAURA

DYLAN DOG_FINAL2.inddRoberto Recchioni ci aveva avvertito con sonoro anticipo: “Dylan Dog avrà una nuova vita, una rinascita” in poche parole uno svecchiamento, quello che da anni andavamo gridando per le strade del mondo, assistendo ad un declino tanto lento quanto inesorabile. Gli scettici e i critici sono sempre lì in punta di tastiera pronti a enumerare liste di difetti, incongruenze, micragnose congetture sparate ai quattro venti, veleggiando sulle spinte infinite dei social network; ma è tutto inutile, adesso si può dire, Dylan Dog sta vivendo il suo rinascimento. Questo passaggio è da intendersi nel suo respiro più ampio, non strettamente legato alle storie o al personaggio, ma piuttosto al prodotto editoriale tutto, compreso l’atteggiamento comunicativo, come un brand di moda, come un prodotto da proteggere, come un veicolo di strumenti praticamente inesauribili. Non c’è quindi da stupirsi se in un inconsueto mercoledì di luglio la Gazzetta dello sport e Dylan Dog escono a braccetto, con una veste esile, colorata, curatissima che vedrà regolarmente uscire ben 53 albetti di 38 pagine di carta patinata. Il progetto è calibrato, regolandosi su un impianto impattante, di sicura riuscita; in alto a sinistra è presente l’icona dell’indagatore, racchiusa in una cella con il numero e il prezzo, alla maniera dei comics americani (decisamente apprezzabile), il formato classico nelle misure e ridotto nelle pagine in parte giustificano un prezzo abbordabile, il resto è un’abile composizione grafica.

COMPRARE O NO?

Se lo chiedete a me, riferito ad un fumetto, avrete sempre la stessa risposta: sì! Ma in questo caso ci sono motivi ben più rilevanti e profondi da analizzare. In molti vanno già in giro chiedendo la testa di quanti strumentalizzano il nome per ottenere facili consensi, altri snobbano l’uscita ritenendosi puristi assoluti della serie regolare; la grande maggioranza ha solo parole di giubilo. Io sono tra questi ultimi. Esistono in verità molteplici ragionevoli motivazioni secondo le quali è davvero impossibile resistere alla tortura di recarsi 53 volte presso l’edicolante di fiducia. Dovrebbe bastare, ad esempio, la storia inedita del primo numero, chiaro riferimento nonché omaggio all’indimenticabile primo numero della serie originale, ma spingendosi oltre si potrebbe analizzare la riproposta delle storie già contenute nei vecchi Dylan Dog Color Fest, e se a questo ancora non siete convinti, pensate alla serie di copertine inedite che ci aspettano per un anno! Intendiamoci però, se pensate di acquistare questa collana con l’intenzione di compiere una speculazione, sperando giorno e notte che ci sia la possibilità di realizzare una plus valenza, temo che questa cosa non si realizzer; ma vivete Dylan Dog nel modo migliore! Ragazzi, godiamoci in santa pace questo nuovo passaggio, che prima o dopo tutto passa.

LA NUOVA ALBA DEI MORTI VIVENTI

DYLAN DOG_teaser.inddCentro! Se già le vibrazioni del caso erano al massimo livello di sensibilità, il dardo scoccato con questo primo numero ha perfettamente inchiodato il cerchio più piccolo del bersaglio. Bravo Recchioni per i testi, bravissimo Mammucari per i disegni. L’omaggio è riuscito, il regalo è piaciuto, il re ha di nuovo un trono adatto alla sua misura; non era facile cogliere i segnali lasciati in eredità, segnali abbandonati alla nebbia dei ricordi, sapientemente lucidati e riposti al loro posto originale. Che questa storia breve sia un occhiolino malizioso lo si capisce fin da subito, gli elementi minimi della storia ci sono rivelati immediatamente: la bella cliente pronta a raccogliere la malinconica cotta del protagonista, le oramai insopportabili battute di Groucho, la supponenza di Xabaras, gli zombi, il lancio della pistola. Ma nulla ci appare scontato, la spolverata ha funzionato, gli abiti sono sempre gli stessi ma riflettono una luce nuova, abbagliante. Che per caso torni la voglia di possedere una camicia rossa come la porpora? Io cederò a questa nuova provocazione, ho resistito a denti stretti negli anni dell’abbandono, adesso mi godo il luccichio di questi nuovi incubi.


FUMETTO DYLAN DOG I COLORI DELLA PAURA
Dylan Dog Mater Morbi
Dylan Dog. Il sorriso dell’Oscura Signora
Dylan Dog. Caccia alle streghe
Dylan Dog. Cronache dal pianeta dei morti

C4 MATITE:

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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3 Risposte

  1. 24 luglio 2015

    […] leggere  la nostra opinione riguardo quest’albo nella recensione di Riccardo Lucchesi QUI e invitandovi a dare una possibilità a questa nuova collana vi lasciamo al video della […]

  2. 28 luglio 2015

    […] collezione di fumetti. Per chi volesse approfondire l’argomento, può cliccare su questo link, dove potrete leggere la recensione […]

  3. 13 aprile 2016

    […] e disegnate da alcuni dei più importanti fumettisti italiani: Zerocalcare, Roberto Recchioni (Dylan Dog, Orfani, Battaglia), Sio (Scottecs), Giacomo Bevilacqua (A Panda piace), Sara Pichelli (Spider-Man, […]

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