Recensione: Dylan Dog Speciale #30 – La fine è il mio inizio

Dylan Dog Speciale #30 cover

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Alessandro Bilotta (testi), Giulio Camagni (disegni) e Massimo Carnevale (copertina)
Prima pubblicazione Settembre 2016
Prima edizione italiana Settembre 2016
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 160
Prezzo 5,50 euro

Ritorna la saga del “Pianeta dei morti” che vede in azione un Dylan Dog invecchiato e disilluso in un futuro alternativo, nel quale Londra è invasa dai ritornanti… Mentre l’Indagatore dell’Incubo si ritrova sempre più in bilico tra passato e presente, incontra Werner, il creatore delle oasi, ed Herbert, un immemore che comincia squarciare il velo tra illusione e realtà…

LA FINE È IL MIO INIZIO

14212586_1041085615988329_6114650066651873793_nSi dice che bisogna toccare il fondo per risale. Allo stesso modo bisogna giungere alla fine per ritrovare un nuovo inizio. In un mondo immerso nella disillusione affettiva e sociale, come quello in cui si muove Dylan Dog nella saga del Pianeta dei morti, sembra davvero difficile trovare uno stimolo per tornare alla vita. Noi sappiamo che sarà tutto inutile. Dylan, quando giungerà l’epilogo di questa saga, morirà. Non ricordate? Andate a rileggere la prima storia, intitolata proprio Il pianeta dei morti.

Il titolo del nuovo capitolo del futuro alternativo, ideato da Alessandro Bilotta, dell’Indagatore dell’incubo  è un omaggio al libro postumo di Tiziano Terzani,  appunto La fine è il mio inizio. Terzani racconta la storia della presa di consapevolezza della sua malattia, un tumore che giorno dopo giorno lo strappava alla vita; l’autore del libro scrive al figlio per trascorrere con lui gli ultimi giorni di vita. Il ritorno del figlio crea l’occasione di un dialogo tra i due in cui s’interrogano sull’umanità e sul bene e il male. Ora, mi chiederete, perché trovare parallelismi a tutti i costi? Leggendo il trentesimo speciale sarete spettatori di una serie di dialoghi tra Dylan e Werner, il creatore delle oasi degli Immemori, in cui sono ripresi alcuni temi affrontati anche da Terzani. Andiamo con ordine, chi sono gli Immemori? Sono persone che hanno scelto di sfuggire dalla devastazione derivata dall’epidemia di zombie e scelgono di dimenticare. Dimenticano quello che erano, le loro relazioni e rinascono annebbiati dal fumo di un inibitore del pensiero. Gli immemori non sono degli sconosciuti per i lettori dylaniati; andando indietro nel tempo fino al leggendario n°25, Morgana, troverete traccia di questo concetto.

L’OASI DELLA MORTE

14203125_1046592625437628_6773166994627640223_nAlessandro Bilotta, sceneggiatore romano tra i più apprezzati dai lettori di Dylan Dog, esplora una parte dell’universo che ha creato e che era stata introdotta nel precedente speciale “La casa delle memorie“. Dylan Dog ha abbandonato la vera Londra per rinchiudersi in una finta Londra, costruita identica all’originale; nell’oasi creata da Werner vive una vita nuova, in cui ha dimenticato ogni cosa del suo passato, anche la morte di Groucho, il paziente zero dell’epidemia zombie.

Bilotta prende tutti quelli che sono sempre stati i riferimenti storici della serie e li destruttura; non si limita al semplice omaggio citando, o inserendo a tutti i costi personaggi che hanno lasciato un segno nel cuore dei lettori. Li rende funzionali al suo ciclo narrativo, spesso svuotandoli dal loro significato originale. In questa storia torna al fianco dell’Indagatore dell’incubo la prima donna di carta di Dylan. Per la seconda volta nello stesso mese, dopo Remington House, l’apertura della storia è un omaggio al numero uno della serie L’alba dei morti viventi; rivediamo la casa di Sybil, e ritroviamo anche lei all’interno della storia. Lei, come tanti altri omaggi che sono simboli della prima era dylaniata. Bilotta, finora, nelle storie precedenti ha riservato un posto (meglio dire, una morte) speciale a tutti: madame Trelkovski, Wells, Hicks, e, creando una citazione meta-fumettistica, rende parte della storia anche Tiziano Sclavi e Angelo Stano.

La fine è il mio inizio, è qualcosa di diverso da tutte le altre storie di questo futuro alternativo. Il ritmo è totalmente mutato, troviamo una narrazione molto più dilatata grazie alla lunghezza delle 160 pagine dello speciale; Dylan compie, nell’arco della storia, un’evoluzione che è sofferta. Spesso l’azione è rimandata per lasciare spazio a una serie di dialoghi e ripetizioni che non sono riempitivi, bensì permettono al lettore di entrare nel circolo vizioso della reiterazione dei giorni sempre uguali che vive Dylan all’interno dell’oasi. Anche le scene poetiche che avevano contraddistinto le altre quattro storie, sono scomparse quasi del tutto. Il paradosso è che, nelle storie in cui Londra era invasa dagli zombie e tutti erano svuotati dalla voglia di vivere, Bilotta giocava con didascalie e dialoghi pregni di poesia. Adesso, che Dylan vive in un mondo perfetto, il mondo che tutti sognano, le parole sono fredde lame di realtà.

Splendido il gioco delle scatole cinesi che troviamo nelle prime tavole. Una serie di sequenze collegate tra di loro da un raccordo che non è soltanto visivo ma è una parte fondamentale del significato della storia stessa. Ancora una volta troviamo la rappresentazione del concetto di fine e inizio.

Nella prima parte dell’albo, l’autore si focalizza, oltre alla perdita d’identità dei cittadini dell’oasi, sulla figura di Werner. Se nella storia precedente, il suo ruolo non era ancora definitivamente chiaro al lettore, in questo caso sono fugati tutti i dubbi. Werner non è un folle accumulatore di denaro; tutte le ricchezze ottenute da coloro che scelgono di rinchiudersi nelle oasi sono un investimento sociale. Ecco il termine adatto, Werner mette in atto un vero e proprio esperimento sociale. Vuole dimostrare che è possibile estirpare dall’essere umano il concetto di male. Ci riuscirà? Who Knew.

CAMAGNI: L’ESSENZIALE È VISIBILE AGLI OCCHI

14317539_1049526341810923_9012701231398098737_nCiò che pervade l’intera opera è un senso di claustrofobia mentale, di complottismo cui non è rintracciabile la fonte, di delimitazione di un mondo che è solo parte di un mondo più vasto e devastato. Il riferimento più lampante è la serie Tv, Wayward Pines tratta dall’omonima trilogia di libri di Blake Crouch. L’oasi si trasforma in una gabbia dorata che  protegge dagli orrori del mondo esterno, e allo stesso tempo rende schiavi; la libertà è solo una convinzione.

I disegni di Giulio Camagni sono la perfetta rappresentazione del mondo ideato da Bilotta. La sua sintesi grafica permette che sul foglio resti soltanto ciò che è fondamentale. Non a caso, agli occhi del lettore giungono pochi dettagli, essenziali all’elaborazione del messaggio che c’è alla base: la vita all’interno delle oasi è vuota, così come il bianco che predomina nelle tavole di Camagni. All’interno della storia troviamo pochissime panoramiche, relegate principalmente quando è in scena Werner, a sottolineare la sua aspirazione all’onnipotenza. Ciò che predomina è una serie di primi piani e piani americani, a rimarcare quanto tutto si riduce ai personaggi e alle loro lotte interiori. Non c’è spazio per la spettacolarità di mostrare Londra distrutta e invasa dagli zombie, è sufficiente una singola vignetta a definire il setting. Il resto non conta.

Per giungere alle conclusioni: La fine è il mio inizio, è la miglior storia del ciclo del Pianeta dei morti? No, eppure è la storia che riesce a far immergere al meglio il lettore nel mutamento che ha subito Dylan. La vicenda parte da lontano, ha una lunga parte centrale in cui percepiamo, quasi fisicamente, la confusione mentale di Dylan e del mondo che lo circonda, per giungere, infine, a una conclusione che pone nuovi interrogativi e che lascia una sola certezza: questa fine è un nuovo inizio. Nel mezzo, un altro lunghissimo anno.


Dylan Dog. Mater Morbi
Dylan Dog. Il sorriso dell’Oscura Signora
Dylan Dog. Caccia alle streghe
Dylan Dog. Cronache dal pianeta dei morti
Collezione Dylan Dog n. 1-270 prima edizione




LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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