Recensione: Gli equinozi

Editore Bao Publishing
Autori Cyril Pedrosa
Prima pubblicazione Ottobre 2015
Prima edizione italiana Ottobre 2015
Formato 24 x 32 cm
Numero pagine 336 a colori

Prezzo 33,00 euro

Mi domando sempre da dove escano le frasi che diciamo senza pensarle. Pronunciate in modo naturale, pur non attribuendo alle parole nessun valore. E sì che me le ricordavo bene, le mie acrobazie per ottenere e in seguito mantenere il mio posto in seno al gruppetto dei noiosi studenti che avevamo formato ai tempi.

IL PROGETTO DEL TEMPO

Gli equinoziCyril Pedrosa ci riprova, con la pazienza della goccia che imperterrita scava la roccia. E come la goccia adopera una forma semplice, naturale, comune a tutte le persone: la normalità delle cose. “Gli equinozi” è il titolo, una parola evocativa che offre immediatamente la misura del racconto, l’equinozio è il momento dell’anno in cui il giorno e la notte, il buio e la luce hanno uguale durata, è quel momento di equilibrio naturale in cui si pesano gli umori, il malcontento, è quell’attimo che ci fa credere in quale direzione è orientata la nostra vita. Parlare di questo lavoro come un fumetto equivale ad assumere un atteggiamento riduttivo, infatti di fronte si ha la sensazione di avere molto di più, inteso come ordine grafico piuttosto che come strumento narrativo. “Gli equinozi” è una porzione di tempo sottratta ad alcuni personaggi che si lambiscono, che vivono esistenze aderenti senza mai necessariamente confluire nelle vite degli altri eppure affini e parallele, legate da momenti difficili, riflessioni profonde e momenti determinanti come la morte, la perdita, l’abbandono e l’incapacità di ricucire gli strappi dovuti ad errori perduti nel tempo passato. Questo lavoro idealmente racconta un anno di vita, quattro stagioni, diverse esistenze; seppure la divisione dello spazio sia netta il suo scorrimento è fluido, in un omogeneo divenire; non c’è un riferimento preciso riguardo alla datazione, si intuisce un tempo contemporaneo ma c’è in questo qualcosa di più, cioè quella storia che abbiamo dimenticato, quella che ci portiamo dentro come il retaggio antico di ciò che eravamo, di quel modo di vivere semplice che non ci appartiene più, di quel senso perduto che i sentimenti possedevano e che abbiamo traslato verso la futilità degli oggetti. Se un tempo fissavamo la nostra immagine riflessa in un lago alla ricerca di cibo e noi stessi adesso ci troviamo a cercare oltre l’orizzonte tutto quello che non abbiamo più vicino.

UN PASSAGGIO EVOLUTIVO

equinozi025Ho conosciuto Pedrosa attraverso il viaggio incredibile compiuto con “Portugal“, e l’ho scelto di nuovo senza fiatare, sull’onda emotiva cristallizzata e desiderosa di trovare nuovi indizi verso un nuovo focolaio. Ne “Gli equinozi” ho ritrovato il magnifico autore che ho conosciuto, ingigantito e proteso nella ricerca di una nuova strada. I disegni sono prodigi di colore e sintesi, ogni pagina del volume varrebbe la pena di essere strappata e incorniciata come illustrazione esemplare, il mezzo espressivo scelto è così potente che rischia spesso di portare fuori strada l’occhio, eppure non accade mai, ancorati all’espressività perfetta dei personaggi. Pedrosa con questo lavoro lascia i panni del semplice illustratore e calza quelli dell’architetto, materializzando per pagine e pagine modulate prospettive, scorci vividi, spaccati di vite pulsanti, ma il suo vero capolavoro di architettura è ancora l’uomo, la struttura più complessa e difficile da cogliere, il monumento più mutevole e soggetto al degrado, il più robusto e al tempo stesso friabile dei progetti. Nella loro dissimulata semplicità esalta il comportamento di uomini soli, alienati, disillusi o più semplicemente arresi. Avviene tutto nel tempo del volgere di quattro stagioni, quelle stagioni che esistono da sempre e che abbiamo adattato non più all’antico modo di sopravvivere ma piuttosto al moderno senso di solitudine che ci attanaglia l’anima. Pedrosa accompagna il passaggio con un cambiamento stilistico inizialmente impercettibile e via via sempre più deciso fino a raggiungere quasi un senso astratto, dove ogni cosa oltre al peso del corpo è superfluo, un luogo abitato esclusivamente dai sentimenti.

estate


Gli equinozi
Portugal
Quaderno di Portugal
Cuori solitari
Cuori solitari (e-book)



LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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