Recensione: Fight Club 2

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Editore Bao Publishing
Autori Chuck Palahaniuk (storia) e Cameron Stewart (disegni)
Prima pubblicazione 2015
Prima edizione italiana 6 ottobre 2016
Formato 17 x 26 cm
Numero pagine 280
Prezzo 25,00 euro

LA PRIMA REGOLA È …

…Non fare un sequel di una storia di successo. O se proprio devi, prenditi le tue responsabilità. Chuck Palahniuk nel 1999 diede alle stampe la sua opera prima, Fight Club, il racconto di un colletto bianco che fonda insieme al suo amico Tyler Durden, illuminato da una coscienza nichilista di devianza anarchica, un club in cui i partecipanti si picchiano a sangue per sfogare la frustrazione repressa a causa di una vita opprimente e banale. Quando David Fincher adattò il romanzo in un film omonimo qualcosa cambiò nella coscienza di massa. Tyler Durden divenne l’aforisma. Il padre di una generazione di maschi arrabbiati. Il Che Guevara di migliaia di nemici del sistema capitalistico. La Madre Teresa degli impiegati, dei lavoratori a cottimo e dei disoccupati. Il Pablo Escobar dei rivoluzionari. Il David Copperfield dei lettori del ventunesimo secolo. Nel 2015 Chuck Palahniuk tornò in veste di sceneggiatore per dare un seguito a quella storia piena di violenza consolatoria e atti vandalici di restaurazione. E tutti ce la facemmo addosso.

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LA SECONDA REGOLA È…

…lascia perdere la letteratura perchè la gente legge poco. Il buon Chuck è un assegno con qualche bel zero di copie di libri vendute. Eppure ha scelto di scrivere Fight Club 2 sotto forma di fumetto. Il buon Chuck è un autore attento al mercato che evolve. Il linguaggio fumetto è veloce, immediato ma allo stesso tempo artistico. Vende bene. Arriva a tutti. Viene subito da pensare che l’autore abbia voluto sperimentare qualcosa di nuovo per donare al suo figlio biondo e dagli occhi azzurri, il suo figlio più bello e più problematico, un vestito fresco di tintoria per la sua tesi di laurea: dimostrare di essere all’altezza dell’opera originale.

LA TERZA REGOLA È…

…Fai iniziare la tua storia dieci anni dopo e inserisci vecchi FIGHT CLUB SEQUEL - IMAGE 1personaggi rinnovati. Il nome del protagonista, celato per tutto il libro, nel fumetto viene rivelato. Egli è Sebastian ed è il capo del mondo. Il nuovo Alessandro Magno. Solo che non lo sa. Ha preferito nascondere il suo lato autodistruttivo sotto la scorza di pillole variopinte. Al suo fianco, finchè morte non li separi, c’è Marla Singer, colei che fumava nei gruppi di sostegno per malati di cancro ai polmoni. Anche lei è malata terminale, ha un linfoma nell’anima che ha prodotto metastasi nella sua vita coniugale. E poi c’è Tyler Durden, il signor Tyler Durden. Fa ancora esplodere le cose, è il mandante di assassinii in giro per il globo e ricatta giovani studenti di medicina. I tre hanno un figlio con la passione per la chimica.

LA QUARTA REGOLA  È…

…Fai un uso accurato del fan service. Fight Club 2 è il seguito del libro, non del film. I riferimenti al cartaceo sono disseminati ovunque nelle tavole, una provocazione bella e buona nei confronti dei discepoli della pellicola. Tornano quasi tutti i personaggi già visti, deformati dagli anni e dalle botte, dalle malattie e dalla morte, ma ognuno di loro è una bianca sfera di luce guaritrice. Ci sono anche i luoghi, i rituali, le battute, tutte le icone che hanno reso Fight Club la bruciatura chimica nel mito narrativo. Un sostegno alla lettura, un ritorno all’ovile, perfetti nel loro tecnicismo letterario. Forse un po’ inopportuni, se vogliamo parlare di senso della trama.

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LA QUINTA REGOLA  È…

…Perdi il pelo, ma non lo stile. Palahniuk deve molto del suo successo alla prosa fightrinsecchita. Alle frasi asciutte. Ai punti.

Fight Club a fumetti perde lo stile letterario, rinuncia alle parole taglienti e si affida solo alle sequenze d’immagini. Immagini con una voglia pulsante di farsi notare che dettano un ritmo altalenante della sceneggiatura. Proprio come nelle pellicole rimaneggiate da Tyler, le sequenze vengono frastagliate da oggetti tridimensionali che oscurano i baloon e tagliano a metà intere tavole, disturbano il lettore, lo infastidiscono deliberatamente. La trama si sdoppia: prima Sebastian è lì ma poi non è vero, quello che succede è tutto un piano di Tyler, infine si ritrovano in un altro posto e Tyler era già da tutt’altra parte. I dialoghi a volte pretenziosi, con tendenze suicide in alcuni punti, impersonali in altri momenti, non confezionano nessun aforisma che vedremo scolpito nelle bacheche a venire.

LA SESTA REGOLA È…

…Non abusare del grottesco. Oppure fregatene, che è bello così. Esclamare “Ma ora che cavolo c’entra ‘sta cosa?” capiterà spesso e volentieri proseguendo nella lettura.

È come se l’autore avesse scritto la storia afflitto da uno schizofrenico dialogo interiore: Posso fare di più. Devo fare di più. No, non è vero. E’ impossibile. Ma alla fine chi se ne frega.

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Esatto, chi se ne importa del grottesco esibito ad ogni costo per aggiungere centimetri di assurdo nella follia psicosomatica che prende la vita di Sebastian, re del mondo e profeta spirituale contro la vacuità. Probabilmente è l’unica cosa che salva Fight Club 2 da una deriva seriosa e petulante. Se nel primo episodio si cominciava ad avanzare nelle braccia del caos, il secondo step deve diffondere solo caos. E lo fa.

28784LA SETTIMA REGOLA  È…

…Affidati a un bravo disegnatore. Cameron Stewart è eccezionale e qui si semplifica nel tratto, asservito al dogma dello scorrere fluido di un simile progetto; non fumetto d’autore, ma escamotage commerciale per i palati più comuni. Eppure la regia di Fight Club 2 è grandiosa, tridimensionale, coinvolgente, con dei vezzi che faranno godere i più accorti; una rottura della gabbia canonica rimanendo negli apparenti confini classici, nascosta alla vista. Come gli adepti del Progetto Caos, rintanati negli scantinati.

L’OTTAVA E ULTIMA REGOLA È…

…Non farti oscurare dal tuo personaggio. Invece è quello che è successo. Lo scrittore ha dovuto lasciare il posto alla sua creatura, al suo bambolotto. Egli è il creatore che viene sostituito. Così come gli uomini, ogni giorno, sostituiscono loro stessi con gli idoli e i miti. Fight Club non è solo un libro e un film. Si è trasformato in un simulacro.

Ad un certo punto, durante la storia, Palahniuk entra in scena e distrugge la quarta parete. Diventa il Dio che tenta di controllare la sua creazione. Si tramuta in un protagonista effettivo dimostrando che, più di un vero e proprio seguito della sua celebre storia, intende lasciare un messaggio ben preciso: Tyler Durden non esiste. Nè in Fight Club e neppure nella realtà. Siamo noi ad averlo portato in vita. E lo scrittore ha perso il controllo di questo. Non è più Dio.

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Perciò Fight Club 2 ha due finali: uno in cui si distrugge ogni cosa e un secondo che riporta tutto a zero. Palahaniuk ha capito e si para il culo in modo plateale: consegna la sua opera nelle nostre scelte. Tyler Durden può così rimanere un tatuaggio sulla pelle, le sue frasi potranno essere spunti per uomini soli, continueranno a nascere club segreti di combattimento, club di sessuomani e club di ricamo con regole declamate ad alta voce. Ci saranno altri maniaci che mescolano paraffina e acido solforico in cantina. Ma non ci sarà mai una vera rivoluzione. Fight Club è un’opera di finzione con una conclusione. Finisce nel momento in cui la si guarda come intrattenimento.

Il suo spirito di emulazione è soltanto uno schema mentale. La rivoluzione è immaginata e le scimmie spaziali non siamo noi. Non abbiamo mai avuto il coraggio di bruciarci le mani con la liscivia e, se davvero qualcuno lo ha fatto, è rimasto un impiegato frustrato dallo scorrere del mondo.

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Palahniuk ha deciso di lasciarci in eredità il suo fantoccio. Quindi è giusto che il pensiero di Tyler influenzi anche questa recensione.

Non sei un voto su un sito che parla di fumetti.


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Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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