Recensione: Filastin – L’arte di resistenza del vignettista palestinese Naji Al-Ali

Editore Eris Edizioni
Autori Naji Al-Ali (raccolta della produzione vignettistica)
Prima pubblicazione Aprile 2013
Prima edizione italiana Aprile 2013
Formato 16.5 x 24 Brossura con alette – copertina in tricromia
Numero pagine 224 b/n

Prezzo € 17.00

Xiphos titroskei soma, ton de noun logos

 “Ne ferisce più la lingua che la spada”

Io sono Handala del campo profughi di Ain Al-Hilwa, prometto di rimanere fedele alla causa…

FILASTIN 5Filastin in arabo vuol dire Palestina. La terra che porta questo nome si estende tra il Mar Mediterraneo, il fiume Giordano, il Mar Morto, a scendere fino al mar Rosso e l’Egitto, e accoglie un numero enorme di persone. La Palestina è quel territorio che la Torah indica come la Terra Promessa da Dio al suo popolo, gli ebrei. Dal 1948 ad oggi questa terra, e gran parte del Medio Oriente, sono teatro di una sanguinosa guerra che nel tempo non ha risparmiato nessuno e che ha visto in realtà ampliarsi inesorabilmente il numero e il genere dei suoi contendenti. Una guerra talmente lunga che alla fine ci siamo assuefatti alle sue tragedie. Filastin – L’arte di resistenza del vignettista palestinese Naji Al-Ali è il titolo che la Eris Edizioni ha dato alla raccolta delle vignette di un artista che nel mondo arabo prima e sul pianeta poi, ha dimostrato come la resistenza possa essere realizzata efficacemente tanto con la satira che con i fucili. E per questo è stato ucciso. Eppure la pallottola che ha preso la sua vita non è riuscita a zittire Handala, il bambino profugo che volta le spalle alla indifferenza del mondo, il bambino che ha occhi solo per la Nakba, la catastrofe del popolo palestinese.

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[…] Per Lui esistono solo il bianco e il nero.Non c’è posto per il grigio. Ciò che si trova fra questi due estremi, per Naji è il campo di battaglia fra quello che c’è e quello che ci dovrebbe essere. (Talal Salaman – 1983)

Scritto Ieri

FILASTIN 4Parlare del conflitto in Medio Oriente nella recensione di un fumetto è assolutamente fuori discussione. L’argomento è vasto e controverso, inoltre esistono infinite personalità in campo storico e politico che possono dare informazioni più dettagliate e precise. Naji Al-Ali era un bambino di undici anni quando nel 1948 il suo villaggio viene raso al suolo dall’esercito israeliano. Deve trasferirsi con la famiglia presso il campo di Ain Al-Hilwa nel sud del Libano, ed all’età di undici anni diventa profugo: spogliato di ogni cosa e costretto a vivere in condizioni “al limite della dignità umana”. Da quel punto in avanti comincerà un percorso che lo renderà esule in molti paesi arabi, un viaggio che lo porterà a Beirut ed all’iscrizione alla Accademia delle Belle Arti. Il disegno diventa il mezzo di espressione di quel suo bisogno viscerale di schierarsi, di smascherare quelle macchinazioni  vere o presunte che l’occidente sta perpetrando ai danni del suo popolo, ma anche la profonda indifferenza del mondo arabo, e la latitanza dei suoi governanti. Nasce il personaggio di Handala, il bambino senza scarpe che volta le spalle ai lettori, sempre. Il mondo di Handala non è solo “in bianco e nero”, il suo mondo è bianco o nero. La visione che l’autore traccia nelle tavole è sempre netta, sempre inequivocabilmente schierata e descritta con immagini dove i simboli sono di gran lunga più forti delle piccole didascalie che li accompagnano. I cieli completamente neri, i poveri disperati e vestiti di stracci, l’invasore israeliano, le donne bellissime e sempre cariche di una orgogliosa dignità, le chiavi delle case abbandonate in Palestina e FILASTIN 8conservate gelosamente dai profughi a rappresentare l’agognato ritorno a casa: il simbolismo utilizzato da Naji valica qualsiasi tipo di barriera linguistica e culturale, e le sue vignette diventano vera e propria resistenza al pari forse delle rappresaglie armate dell’Intifada. Ma la satira amara che Naji dispensa trova moltissimi bersagli. Colpisce spesso inesorabilmente anche il cosiddetto “nemico interno”, rappresentato dai grassi latifondisti palestinesi che non hanno mai sfiorato un campo profughi, la classe dirigente palestinese accusata di colpevole immobilità, perfino le varie organizzazioni per la liberazione della Palestina, sempre più divise ed in continuo conflitto politico. La nota più rappresentativa dell’opera di Naji, che nello stesso tempo è anche la caratteristica più sconfortante, è che sostituendo ed attualizzando alcuni eventi rappresentati nella sua satira, le vignette potrebbero tranquillamente tracciare la situazione odierna, con la stessa forza e la medesima incisività politica del giorno in cui sono state pubblicate originariamente.

ciò che è stato sottratto con la forza, può essere ripreso solo con la forza. Naji Al-Ali. Vignetta – Aprile 1987

Senza Fine

FFILASTIN 2ilastin – L’arte di resistenza del vignettista palestinese Naji Al-Ali , Eris Edizioni, è un oggetto estremamente complesso. Certamente non si tratta dell’espressione di una visione politica equidistante fra delle ragioni dei belligeranti: le idee di Naji sono estreme e, come già detto, completamente unidirezionali. Di certo è il punto di vista di chi si è trovato ad essere scacciato dalla propria casa, bombardato ripetutamente e privato improvvisamente di tutto quello che noi oggi consideriamo come diritti inalienabili. E non si tratta dell’ennesimo intellettuale che scrive dal suo studio in una tranquilla città europea o americana. Siamo davanti alla voce di un individuo che queste tragedie le ha vissute in prima persona. Questo volume, e l’intera produzione di Naji, è una lunga e circostanziata denuncia di quello che il popolo FILASTIN 1palestinese ha subito a partire dal 1948. La produzione dell’autore è sconfinata ed abbraccia oltre venti anni di scontri politici e militari. La forza di questo autore coraggioso, la visione politica che emerge da ogni tavola, è trasmessa e tracciata a colpi e pennellate di nero violento, alternati ad ombre intrecciate finemente che riportano tutto il dolore dell’artista.

Filastin – L’arte di resistenza del vignettista palestinese Naji Al-Ali è un opera dedicata ad un popolo, da parte di uno dei suoi fogli. Naji Al-Ali utilizza la sua arte come un’arma, ed un’arma è fatta per uno scopo. Leggendo le pagine di questo libro sarete in grado di capire in maniera chiara, chi è Naji e da che cosa tenta di difendere il suo popolo. Chi egli pensa siano i responsabili della sua sofferenza e delle disgrazie dei palestinesi. In questo scenario vedrete sempre un bambino di spalle. Non sorride mai perché è indignato da quello che sta succedendo, è disgustato dai colpevoli che lo umiliano. Si chiama Handala, e quando tornerà in Palestina, finalmente si volterà e regalerà a tutti il suo bellissimo sorriso.

FILASTIN 7

post scriptum :

È utile ricordare che siamo di fronte ad un opera completamente di parte. In un contesto come quello del medio Oriente ogni evento dovrebbe essere trattato con estrema cura ed attenzione. Dai trattati del ’48 che hanno dato vita allo Stato di Israele, all’opera dell’OLP con le pagine nere del terrorismo degli anni ’70, fino ai vari conflitti nel Libano, nei quali i rifugiati palestinesi hanno recitato una parte importante, ogni evento ha avuto sempre pesantissime ripercussioni sulla politica mondiale. Naji Al-Ali però era un combattente, e chi l’ha ucciso nel 1987, proprio a causa delle sue opere, probabilmente ha spiegato le proprie ragioni in maniera dolorosamente più chiara.

FILASTIN COVER 1


Filastin. L’arte di resistenza del vignettista palestinese Naji Al-Ali
Mox Nox
Misantromorphina
Il muretto
Fino all’ultima mezz’ora

C4 MATITE:

Andrea Cattani

Figlio degli anni '80 (insomma...metà anni 70...), attendo l'arrivo di Daltaniuos per finalmente fuggire da questo pianeta, a mio parere, dominato da mostri. Ecco

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