Recensione: Fino all’ultima mezz’ora

Editore Eris
Autori Matteo Manera
Prima pubblicazione 2013
Prima edizione italiana 2013
Formato
Numero pagine pagg 160 + copertine b/n

Prezzo € 16,00

… Pistola puntata. Colpo in canna. Pronti. Giusto? Sbagliato? Sadico ? Divertente? Una vita che sarà annientata. Un cadavere da togliere. Come mi sarei sentito dopo aver sparato? Mi avrebbe aggiunto qualcosa? I piccioni vanno in paradiso?

LE PORZIONI DEL TEMPO

fino-allultima-RECENSIONESessanta secondi fanno un minuto, sessanta minuti sono un’ora, ventiquattro ore diventano un giorno, i giorni sono le frazioni di un anno. Questo lo sappiamo tutti. Nel mezzo c’è tutta la vita, con tutte le sue nuove unità di misura. Abbiamo voglia di essere fiscali di fronte alle vicende che ci accadono, razionalizzandole, cercando spiegazioni di fronte a tutti i risultati strani che incontriamo sotto la somma delle nostre azioni. Allora, e solo allora ci accorgiamo che esistono porzioni di tempo mai considerate, com’è lunga una settimana se un telefono non squilla, com’è breve il tempo di recupero di una partita se si è sotto nel punteggio, quanto vale una mezz’ora se diventa consapevolezza. Matteo Manera si interroga, con parziale distacco, dal personale zoo di ricordi che accudisce tra le pieghe del passato; compie saggi tra gli strati di umori trascorsi, cercando quelle spiegazioni che non è mai riuscito a trovare col tempo giusto. “Fino all’ultima mezz’ora” è il biglietto per un viaggio, al quale siamo invitati, senza troppe cerimonie, ma è un passaggio dolce, per certi versi comune a molti. Il pretesto del racconto è un tratto di strada ripetuto nel tempo, con continuità dal protagonista, in sella ad una moto; una visione libera, suggestiva, arresa alla luce delle trasformazioni paesaggistiche, umane e naturali. Efficace il metodo narrativo da centauro della strada, con notevoli cambi di ritmo, spiegazioni minime, dialoghi stringati; eppure legati alla morfologia imprevedibile della strada (vita) che ci propone continuamente variabili anche alle più facili interpretazioni.

 UNA CHIAVE DA TROVARE

Fino all'ultimoQuando ho avuto per la prima volta tra le mani questo albo ho avuto buonissime sensazioni, solo in parte mantenute alla fine della lettura. I colori forti della copertina promettevano emozioni particolari. Non amo giudicare senza aver letto, senza essermi accostato con diligenza alla grammatica dell’autore, quindi ho cercato di distogliere l’attenzione dalla superficie per cercare qualche strato più sotto, giusto per trovare una corrente calda, naturale, veritiera. Ho trovato un linguaggio diretto, un disegno esile, minimo, caratterizzato. Non sfuggirà a molti l’incredibile somiglianza di segno col ben più celebrato Gipi, nota che tutto sommato annovero come semplice dettaglio, ma che mi porta direttamente a compiere un’altra riflessione. Se il parallelismo corre vicino così come in questo caso, anche i vecchi sentimenti allo stesso modo cercano un confronto. Sarà forse che il bianco e nero delle pagine interne non rende giustizia ai disegni che immagino a colori nella versione originale, sarà che si tende ad entrare con un po’ di diffidenza tra le righe di un racconto disegnato in modo poco inusuale, ma qualcosa tende a non convincermi fino in fondo. La sensazione è quella di assistere ad una stravagante architettura, un edificio che però ci mostra una porta chiusa senza la chiave, dopo un po’ di ricerca la situazione stanca. Ma il problema vero, al quale esiste rimedio, è che in certi momenti le mura portanti di questa nostra architettura sembrano cedevoli, friabili, deboli, non supportate da elementi validi, difatti in certi passi il racconto si allenta, cambia consistenza, intensità, come se un vuoto mentale avesse aggredito la creatività del costruttore. Ma niente è perduto, ricordati del tempo Matteo, hai tutto il tempo per allestire nuove convincenti architetture, basta solo crederci, almeno fino all’ultima mezz’ora almeno.

Fino all'ultima

 

Fino all’ultima mezz’ora
Hoarders
Il muretto
Mox Nox
Inverno rosso



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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