Recensione: Galaxy express 999

Editore Shogakukan (Giappone)
Autori Leiji Matsumoto
Prima pubblicazione 24 gennaio 1977
Prima edizione italiana Planet Manga 2005
Formato
Numero pagine
Prezzo

COSÌ VICINO COSÌ LONTANO

Lo spazio cosmico per definizione è insondabile, lontanissimo oltre ogni misura e comprensione. Così l’animo umano, vicinissimo e allo stesso modo indecifrabile. Su questo dualismo il maestro Leiji Matsumoto deposita le sue pietre angolari; Galaxy Express 999 è una cattedrale di racconti, apparentemente slegati tra di loro, ma stretti insieme da un sotto testo sussurrato, impregnato di solenne rassegnazione. L’uomo, elemento minuto e impercettibile se visto dall’universo è solo un attimo di storia nell’oscurità infinita delle stelle, eppure per quanto insignificante sembra essere il senso stesso di tutte le cose.

Ti voglio consigliare una cosa: non partire. Tu brilli meravigliosamente, sei alto e di bell’aspetto, ma queste tue doti non ti serviranno a niente nello spazio. I veri requisiti che devi possedere sono l’essere capace, onesto e soprattutto coraggioso. Non lasciare questo pianeta, se tu hai stima di te stesso solo perché il tuo corpo brilla e perché sei bello. Non sono queste le virtù che bisogna possedere, nello spazio.”

dal film “Galaxy Express 999” di Rintaro

BASTA CREDERE!

La storia c’è anche se spesso leggendo sembra perdersi, fluttua insieme ai suoi due portagonisti Tetsuro Hoshino e la misteriosa Maetel. L’ambientazione (2021) ci racconta di un futuro per certi versi molto simile alla realtà ma profondamente orientato verso una comunità mista di umani, droidi, macchine e robot, ma se pensate di stabilire delle regole per poter avere dei punti di riferimento del multiverso di Matsumoto ci si sbaglia di grosso. La lunga storia che ci racconta (che di fatto ancora è in attesa di una conclusione) è composta da moltissimi episodi, (stazioni) che ci trascinano in luoghi favolosi, paurosi, tanto strampalati da sembrarci autentici. Ogni capitolo è quindi un invito, uno slancio per i più curiosi, una spinta a voler vedere ancora un po’ più al di là e molto spesso al di dentro di ognuno di noi. Infatti sono consuete alla fine o all’inizio dell’episodio frasi che invitano alla riflessione e che giustificano comportamenti astratti e apparentemente incomprensibili, poiché la diversità non è solo da cercarsi nella profondità dello spazio perché troppo spesso è un’invisibile compagna di viaggio. Leggendo queste pagine mi è tornata alla memoria un capolavoro della nostra letteratura italiana, in questi brani a fumetti ho rivisto il respiro profondo che Italo Calvino soffiò dentro le sue/nostre “Città invisibili”; alla fine è inutile nascondersi per quanto lontani si creda di scappare è col nostro paesaggio interiore che di devono fare sempre i conti.

Chi può sapere se vivere mille anni dia veramente la felicità. Tutte le persone che ho conosciuto che non sono morte quando dovevano per via del loro corpo meccanico, sono degli infelici. Penso che la cosa migliore sia che la gente viva e muoia naturalmente.”

dal film “Galaxy Express 999” di Rintaro

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QUANTO DURA UN ATTIMO

Arrivano segnali chiari dalle pagine del fumetto, fin da subito. Il tempo non ha senso, lo spazio non esiste. La misura delle cose è la paura e il coraggio che siamo in grado di mettere in gioco. Mentre iniziamo a credere a queste cose una vecchia locomotiva prende il volo da un binario sospeso verso l’infinito. Matsumoto trova un linguaggio disegnato tutto suo, inconfondibile e amabile. Fa convergere molti personaggi nell’arco delle storie incrociando le strade di Capitan Harlock e Esmeralda, vecchi amici che abbiamo conosciuto molti anni fa attraverso i cartoni animati. Possedere questa opera è un doveroso omaggio ad un visionario coraggioso che molti anni fa ha iniziato a raccontarci gli abissi della sua curiosità e che ancora oggi sembra non avere ispezionato nella sua totalità.

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LA NOSTRA PAGELLA: 9/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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