Recensione: Gen di Hiroshima Vol. #1

Editore Hikari – 001 Edizioni
Autori Keiji Nakazawa
Prima pubblicazione Shueisha (serializzazione) Chuokoron-Shinsha (tankōbon) – 4 giugno 1973
Prima edizione italiana Panini – 30 dicembre 1999 – 30 marzo 2001 (opera parziale)
Formato 17×24 cm, brossura a colori con alette , interno B/N
Numero pagine 1104

Prezzo € 42.00 (prezzo di copertina)

Germogli di grano spuntati fra la fredda brina, quante volte calpestati…estendono nel terreno le forti radici, resistono al gelo e alle intemperie allungandosi grandi e dritti…finché spigano rigogliosi

Hiroshima 1945

GEN -IMMAGINE 2Hiroshima è stata ricostruita. Oggi è una città moderna, piena di luci e di negozi e l’unica traccia della tragedia che si è consumata il 6 agosto 1945 è visibile al Memoriale della Pace, proprio in corrispondenza del luogo dello scoppio di Little Boy, la prima testata atomica della storia effettivamente utilizzata in un teatro bellico. Nel Museo della Bomba, che si trova li vicino, ci sono diverse pubblicazioni in numerose lingue, a disposizione di chiunque voglia sapere di più su cosa sia successo quella mattina d’estate. Gen di Hiroshima, (titolo originale  はだしのゲン Hadashi no Gen ovvero Gen dai piedi nudi) di Keiji Nakazawa, è una di quelle. 001 Edizioni – Hikari ci propone un’opera potente ed emozionante, completamente nuova grazie ad una traduzione rinnovata e molto più accurata, abbinata ad uno studio sociologico e linguistico della narrativa di Nakazawa e della cultura giapponese senza precedenti. I previsti tre volumi saranno completati nel 2015 in occasione dei settant’anni dallo scoppio, e rappresenteranno la prima ed unica edizione integrale dell’opera originale in 10 volumi edita da Chuokoron-Shinsha, in lingua italiana.

I fatti che vanno oltre l’immaginazione

Gen Nakaoka è un bambino. Suo padre Daikichi tenta di far sopravvivere la sua famiglia con il suo lavoro, ma la guerra sta impoverendo il paese sempre di più e la vita in città è sempre più dura. Daikichi ha smesso di credere alle parate e ai proclami delle milizie che battono costantemente le strade di Hiroshima. L’odio per la guerra e l’aperta critica ai governanti, gli valgono aperte accuse di tradimento GEN - COPERTINEed un isolamento sempre più insopportabile nel quartiere dove vive. A fare le spese di questa situazione sono soprattutto la moglie Kimie, incinta e prossima al parto, ed i cinque figli, continuamente esposti a pesanti discriminazioni e prepotenze. Per tentare di ristabilire l’onore della famiglia ormai perduto, Koji il maggiore fra i figli, decide di arruolarsi in marina, mentre suo fratello Akira è già stato sfollato, insieme con gli altri studenti del suo anno, nelle campagne intorno alla città. Gen è un bambino forte, si ribella alle prepotenze degli altri ragazzi e non accetta di vedere il fratellino Shinji e la sorella Eiko, affamati e disperati. Il padre gli ha detto che deve crescere come il grano, forte nonostante tutto quello che c’è intorno stia lentamente crollando. Il 6 agosto Gen si salva, ma la città non esiste più. Restano solo pochi mozziconi dei palazzi in pietra e cemento, ma il resto della città è avvolto dalle fiamme che divampano sempre più feroci. La casa che ospitava tutta la famiglia è crollata ed ha imprigionato senza via di scampo Daikichi, Shinji e Eiko. Quando il fuoco arriva alle macerie, Gen sta ancora parlando con la sua famiglia. Non può far niente quando la sorella comincia ad urlare, bruciata viva insieme agli altri, lentamente. La madre, per lo shock, partorisce prematuramente dando alla luce la piccola Tomoe. Gen ha sei anni, e non può fare altro che scappare con la madre e la neonata, mettersi in salvo e tentare di sopravvivere ancora. Ma l’inferno è appena iniziato. Sono moltissimi gli avvenimenti che accadono nelle pagine di questo primo volume, e visto l’argomento dell’opera, una ulteriore descrizione della trama risulterebbe inutile e superflua. Trattandosi di una pubblicazione suddivisa in tre volumi, l’unica indicazione che è importante riguarda il punto in cui la storia si interrompe, vale a dire alcune settimane dopo lo scoppio della bomba, quando ormai l’orrore del lampo e dei suoi profughi, ha lasciato il posto alla solita esposizione di miseria umana, comune a tutti i conflitti.

…quarantatre secondi dopo, l’atomica soprannominata “Little Boy” esplose a 548.64 metri sopra Hiroshima, emettendo una luca bianca abbagliante come lo scoppio di decine di migliaia di flash

GEN -IMMAGINE 1

La speranza all’inferno.

Quando  la sirena suonò quella mattina, nessuno si era veramente preoccupato. Era presto e il suono era durato circa un minuto. Ormai tutti sapevano che a quell’ora, un aereo meteorologico americano sorvolava la città. Niente bombe, niente di cui aver paura. Hiroshima era un centro industriale importante e il programma di evacuazione aveva già ridotto la popolazione da 380.000  a circa 245.000 persone. Al centro della città, c’era (e c’è anche oggi) il ponte Aioi, fatto a forma di T e posto su una biforcazione del fiume Ota. Un bersaglio perfetto da inquadrare nel mirino bombe di una fortezza aerea americana con il suo carico di morte.
Fu questione di pochi attimi. “Il cielo fu squarciato da un lampo luminoso, giallo e brillante come diecimila soli”dissero i sopravvissuti.  Un boato assordante, poi la nube di polvere nera che come un sudario incandescente, ricopre tutto e tutti. Storditi, bruciati, le strade si riempiono di cadaveri che per loro sfortuna ancora respirano. Le orbite vuote con il liquidi degli occhi fusi istantaneamente dal calore e la pelle, che cola in rivoli sanguinolenti per terra. Intanto il vento si alza fortissimo e alimenta gli incendi che consumano quello che una volta era stata una città gremita di un quarto di milione di abitanti. Viva fino a qualche minuto prima, ma uccisa senza pietà da qualcuno che aveva estremo bisogno di ristabilire un adeguato rapporto di forza con gli “alleati” che poco tempo prima avevano espugnato Berlino, facendo sventolare la bandiera rossa sulle rovine del Reichstag.

GEN immagine 3Le stime parlarono di centomila morti nell’istante dell’esplosione o nei momenti immediatamente successivi. Altre centomila persone rimasero orribilmente ferite, sfigurate oltre l’immaginazione, ombre carbonizzate sui pochi muri ancora in piedi. Poveri corpi trafitti da schegge di vetro trasformate dall’esplosione  in proiettili incandescenti, fusi ormai indissolubilmente con il derma. Le testimonianze parlano di come le strade furono subito invase da migliaia di persone che, inebetite dal dolore e dallo shock, camminavano come zombie, nudi con le braccia sollevate e la pelle a brandelli, pelle ormai marcia e purulenta che si staccava dalle ossa al semplice tocco, come un macabro guanto. Poi fu il momento della radiazione e dei suoi effetti devastanti, una peste fino ad allora sconosciuta sul pianeta. I capelli che cadono a ciocche intere, le petecchie sotto pelle, poi la diarrea e la febbre altissima. Poi finalmente la morte. Per i sopravvissuti rimaneva l’orrore della città fantasma,  ma soprattutto lo smarrimento di un popolo che fino a quel momento vedeva vicina una vittoria che la propaganda incessante dava per vicina e inevitabile. Keiji Nakazawa era a Hiroshima il giorno in cui tutto questo è successo e Gen di Hiroshima rappresenta la sua storia personale, la bomba atomica vista con gli occhi di un bambino di sei anni, incapace di arrendersi e morire mentre tutto intorno sta morendo.

con la bomba atomica era diventato un inferno morire, ed era un inferno anche vivere. i sopravvissuti continuavano a versare lacrime piene di tristezza e dolore ovunque

Con le lacrime agli occhi

GEN AUTOREIl lavoro e le risorse che la 001 Edizioni – Hikari ha profuso nella realizzazione di questa edizione sono enormi. La traduzione, curata da Marcella Mariotti con la collaborazione ed il supporto della Japan Foundation, ha scavato a fondo nella cultura giapponese presentata da Nakazawa. Il dialetto tipico, peculiare rispetto all’intero Giappone, le canzoni della tradizione, le filastrocche per i bambini, gli usi tipici della città e della campagna, la vita di tutti i giorni : tutto il lavoro dell’autore è stato recuperato con certosina attenzione e reso fruibile anche dal lettore italiano. Le prime 350 pagine del fumetto mostrano proprio la vita nel grande Impero del Sol Levante nel 1945. La povertà, il mercato nero, la situazione politica del paese e la cancrena dei fanatici che al crepuscolo di una guerra ormai perduta, continuavano ad inseguire sogni di vittoria e a perseguitare i pochi che osavano di dubitare dell’impero. Quando arriva la tavola fatidica del Pica-Don, l’esplosione dei mille soli (letterale dal giapponese), quale posto occupi Gen e la sua famiglia nella società giapponese dell’epoca e come questa sia strutturata, risulta chiaro quanto basta perché la storia risulti comprensibile. Il tratto risente delle influenze stilistiche del maestro Tetsuka, ma il tempo ha lasciato sulle tavole di Nakazawa , segni più evidenti del suo passaggio. Questo però nulla toglie alla potenza ed alla evocatività delle immagini, caratterizzate da sfondi dettagliati e inquadrature perfettamente nitide, frutto probabilmente delle immagini impresse nella mente dell’autore e riportate minuziosamente fra le pagine. Molto interessante anche la decisione di accentuare la natura infantile del protagonista che comunque, rimane un bambino delle elementari trascinato suo malgrado nella più grande tragedia della storia. Sarebbe sbagliato dire che Gen di Hiroshima è un libro di storia a fumetti. La storia viene scritta dai vincitori, e il Giappone la seconda guerra mondiale l’ha perduta. Siamo invece di fronte ad una testimonianza, il prodotto di un bisogno viscerale di raccontare un’esperienza che ha segnato il popolo giapponese direttamente , e tutti noi indirettamente. Per sempre. Alla pari di opere come Maus di Art Spiegelman, Gen di Hiroshima ci insegna un fermo rifiuto del male: non permetteremo che qualcosa di così diabolico come un ordigno atomico ci spezzi, ma proprio per questo non dovremo mai dimenticare quello che è successo in quella estate di settanta anni fa.  Gen è un’opera importante che dovrebbe essere letta da più gente possibile ed i particolare andrebbe letta ai ragazzi. Merita ogni centesimo necessario per l’acquisto. Buona Lettura.

ps

Vorrei aggiungere a queste parole, le immagini che ho trovato questa estate nella sala degli audiovisivi del Museo della Bomba Atomica, a Hiroshima. Il video si intitola Pica-don ( ピカドン), è stato realizzato nel 1978 dal regista Renzo Kinoshita. Ho trovato molte analogie con la prima parte di Gen, e vale la pena passare sette minuti del vostro tempo per avvicinarvi anche in maniera visuale all’esperienza della lettura. Il video contiene scene molto forti ed è fortemente sconsigliato ai soggetti particolarmente sensibili. La qualità del video non è particolarmente buona, e si tratta di un largo estratto. La versione completa è acquistabile online. Buona Visione


Gen di Hiroshima Vol.1 (di 3)
Weird science-fantasy. Il treno del terrore
L’eternauta
Ladri di imperi: 1
Ladri di imperi: 2



LA NOSTRA PAGELLA: 9/10



Andrea Cattani

Figlio degli anni '80 (insomma...metà anni 70...), attendo l'arrivo di Daltaniuos per finalmente fuggire da questo pianeta, a mio parere, dominato da mostri. Ecco

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2 Risposte

  1. 26 aprile 2015

    […] invece dell’ultima lettura, è in realtà una rilettura: sto parlando del primo volume di Gen di Hiroshima, volume che sto terminando di leggere per la seconda volta proprio in questi […]

  2. 30 aprile 2015

    […] il grande successo di volumi come Gen di Hiroshima e Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio?, torna […]

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