Recensione: Gun frontier

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Editore Akita Publishing
Autori Leji Matsumoto
Prima pubblicazione 1972
Prima edizione italiana Goen
Formato 12,2 x 17,8 cm
Numero pagine oltre 200
Prezzo 5,95 euro

Se pensate che le storie di questo mondo abbiano tutte una propria logica, vi sbagliate di grosso. Una qualità del west è che anche quelle storie che non stanno né in cielo né in terra vengono sempre bevute da qualcuno.

PRELUDIO

gun-frontier-2839203Gun frontier ha il gusto di un frutto goloso al quale non si concede la giusta maturazione e ce lo mangiamo prima che la natura delle cose abbia compiuto il suo necessario e giusto processo di evoluzione. C’è molto di quello che sarebbe diventato dopo, per quello che ancora oggi lo ricordiamo; sono già presenti molti dei temi sviluppati in seguito e approfonditi con dovizia e cura, ma procediamo per gradi. Questo fumetto in senso stretto non segna il vero e proprio esordio di Leji Matsumoto, avvenuto con l’opera Submarine super 99 di due anni precedente (1970). Gun frontier letto a posteriori, dopo aver assorbito gran parte della filosofia dell’autore suona come una provocazione vera e propria, invece necessita di una buona dose di pazienza e di un giusto grado di analisi finalizzato alla comprensione del procedimento evolutivo dell’autore, impossibile godersi la farfalla se non si è consapevoli che il bruco prima attraversa un periodo chiuso il bozzolo della crisalide. Ma non esageriamo nel credere che sia un fumetto da buttare, sono presenti molti degli aspetti che caratterizzeranno i lavori successivi, questo pare essere più un blocco finalizzato alla raccolta delle idee piuttosto che un progetto editoriale.

SEGNI EVIDENTI

I personaggi utilizzati nel fumetto sono l’embrione di quelli che in seguito saranno destinati alla leggenda della narrativa disegnata di tutti i tempi; è presente naturalmente il prototipo di Harlock, già con cicatrice e occhi coperto, quello di Maetel, longilinea figura eterea, sfrontata e ruvida e poi Toshiro rinchiuso tra un cappello enorme e occhiali da ipovedente. La ricerca del più maturo Matsumoto non passa però solamente attraverso l’analisi dei personaggi, ma anche il ritmo narrativo della storia, frammentata, senza un apparente filo logico, tra molti episodi che non raccontano una sequenza liscia e scorrevole, come accadrà in seguito per Galaxy espress 999. Gun frontier è ambientato in un improbabile scenario western dove se ne assapora appena il senso e mai la sua profondità, si intuisce che l’interesse dell’autore è già rivolta altrove, ad una spiritualità più ampia, ad un universo aperto dove la sua fantasia non ha limiti, nella quale è libero di esprimersi scevro da stereotipi di sorta. Il tema delle pistole ritorna forte, così come quello del viaggio o della caducità del tempo e ancora il rapporto tra uomo e natura, Gun frontier è un giusto esercizio per chi ama questo autore e ne vuole risalire la fonte fino a scoprirne il più chiaro senso di purezza espressiva o per quanti hanno il desiderio di provare un viaggio verso l’assurdo e il non sense.


Gun Frontier: 1
Gun Frontier: 2
Gun Frontier: 3
Sam il ragazzo del West. Isamu: 1
L’ospite indesiderato. Kiseiju: 1




LA NOSTRA PAGELLA: 6.9/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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