Recensione: Guna

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Editore Nicola Pesce Editore
Autori Giovanni Masi (testi) e Nigraz (disegni)
Prima pubblicazione 17 novembre 2016
Prima edizione italiana 17 novembre 2016
Formato 21 x 29,7 cm cartonato a colori
Numero pagine 96
Prezzo 19,90 euro

“Guna” è un intenso viaggio attraverso le emozioni umane. I protagonisti della storia sono quello che rimane di un circo in fuga dalla guerra, nascosti nel fitto di un bosco. Si ritrovano a doversi confrontare prendendo scelte difficili, sotto l’ombra di un conflitto che si muove intorno a loro. Protagonista di tutta questa storia è una scimmia di nome Guna che guida tutti i personaggi in un’avventura ai confini delle emozioni, che condizionano le scelte che facciamo in ogni istante della nostra vita. Quello del disegnatore Nigraz è uno dei più grandi esordi a fumetti di questo decenni in Italia.

GUNA

cover-guna-cmyk-high-res-per-il-cartaceoIl mondo non dev’essere necessariamente un luogo popolato da milioni di persone per rappresentare il genere umano nella sua totalità; prendete un bosco, un gruppo di circensi con i loro animali e le loro fragilità e avrete una torbida, e allo stesso tempo pura, idealizzazione delle intenzioni umane. Guna, edito da Nicola Pesce Editore e presentato in anteprima a Lucca Comics & Games 2016, è un’opera che riesce a mescolare la voglia di vivere e seguire il proprio istinto ad un’esponenziale paura che tutto possa finire all’improvviso.

I protagonisti della storia, nascosti in un bosco per sfuggire alla guerra che li circonda, devono fronteggiare il rischio di essere scoperti dai soldati e allo stesso tempo devono gestire la convivenza di personalità antitetiche tra loro. Un duplice conflitto che permette ai protagonisti di entrare in azione e mostrare le loro peculiarità caratteriali; non a caso il volume è suddiviso in micro-capitoli, partendo all’avidità, passando per l’animalità, fino a giungere all’illuminazione. Un manifesto di una purificazione dello spirito attraverso tutti gli stadi che rendono l’uomo un animale privo di razionalità.

IL PESO DEL SILENZIO

guna-immagine-02Giovanni Masi, sceneggiatore della storia, riesce a raccontare l’evoluzione dei rapporti tra i circensi limando al minimo i dialoghi; tutta la narrazione scorre attraverso una lunga serie di didascalie in cui l’autore mescola poesia, ascetismo e uno strano senso di claustrofobia. Nonostante la storia abbia come location il bosco e i caravan circensi, sin dalla prima pagina si percepisce il peso della situazione in cui sono immersi i personaggi, e soprattutto la loro impossibilità di cambiare il corso degli eventi.

Guna mette in scena una serie di stereotipi che, da sempre, popolano il mondo dell’arte itinerante del circo; nel corso della storia ritroviamo la donna barbuta, il nano, le gemelle siamesi, l’uomo forzuto e il domatore di leoni. Nessuno di loro è identificato con un nome, proprio perché sono personaggi forti e allo stesso tempo comuni che non necessitano di sovrastrutture per delineare i loro caratteri. Non manca nessuno, e il vero protagonista oltre a Guna – una scimmietta aggressiva, il cui nome riprende un concetto radicato nella filosofia hindú ed è legato alla trina suddivisione della materia – è un ragazzo muto, il quale ha una forte empatia verso gli animali e, a conti fatti, risulta essere un personaggio dall’animo puro. Il suo mutismo serve a sottolineare che non sono necessarie parole per definire l’importanza del suo comportamento; tutto ciò che serve è osservare i suoi silenzi mentre, come una voce narrante, si susseguono le didascalie.

L’INCANTESIMO DI NIGRAZ

guna-immagine-04La storia ideata da Masi, e disegnata in modo magistrale da Nigraz al suo esordio, prende spunto dai classici del genere, partendo da Freaks di Tod Browning, dai racconti del circo Barnum (vi consiglio il libro Zoo umani – dalla venere ottentotta ai reality show che lessi alcuni anni fa), fino ad arrivare ad opere più recenti come la serie televisiva American Horror Story: Freak Show e il film Come l’acqua per gli elefanti. Nigraz, restando in tema, si trasforma in un incantatore di serpenti con le sue tavole in cui riesce a passare da un tratto pulito e preciso ad uno più frenetico e irregolare (nelle pagine dedicate alla Collera). Il suo disegno ricorda piacevolmente le ultime prove del maestro Carlo Ambrosini, integrate con una forte personalità che riesce a trasmettere attraverso le espressioni facciali dei personaggi. Le ombre, i dettagli, l’attenzione per il background trasformano Guna in una piccola opera che non può mancare nella libreria di chi ama emozionarsi e vivere avventure lontane dalla nostra quotidianità.


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LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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