Recensione: Gus #4 – Happy Clem

Editore Bao Publishing
Autori Christophe Blain
Prima pubblicazione 2017
Prima edizione italiana 2017
Formato 25 x 30 cm, cartonato
Numero pagine 108

Prezzo 18,00 euro

Tu sei Gus Flynn! Tu sei Gus Flynn! Tu sei Gus Flynn! Oppure una merda? E questo è il tuo grande ritorno

Dopo una vita vissuta ai margini, tra sparatorie e scappatelle d’una notte, i nostri clandestini si trovano a fare i conti con i primi acciacchi dell’età. Gus, Clem e Gratt non sono e non possono essere più quelli di un tempo. Christophe Blain lo sa e tira fuori dal cilindro un volume strano, avulso per gli stilemi lanciati da questa bande dessinée, frutto di esperienze differenti collezionate nel corso del tempo. Happy Clem poteva essere una chiosa perfetta per l’intreccio di vite innescato, invece si dimostra essere solo l’inizio della fine.

IL RITORNO DEL BANDITO OSCURO

Il volume si apre subito concentrandosi su Gus. Unitosi alla banda di Wex Wexler (ovvio gioco di parole che richiama un altro grande protagonista della Nona Arte Western della nostra Penisola) il nasuto bandito che abbiamo imparato a conoscere non sembra più lo stesso. I suoi gesti sono sgraziati, la sua pistola non fa più centro come un tempo ed il suo assalto al treno risulta quasi fallimentare. In un impeto di rabbia il personaggio compie un gesto che ci riporta con i piedi per terra, allontandoci prepotentemente dalle atmosfere scanzonate a cui eravamo abituati per una ambientazione ed una natura più dark.

Il fato non sembra aver disegnato un destino migliore nemmeno per i suoi ex compagni d’avventura. Clem passa le sue giornate diviso tra gli impegni familiari e il fuoco inesauribile del richiamo delle armi e dell’azione, mentre Gratt sembra navigare in cattive acque economicamente. Solo grazie alla spinta di Ava i due si riuniranno e decideranno di tornare a fare colpi insieme. La novità più grande viene dai nuovi costumi utilizzati. Il completo elegante, corredato da mantella, cilindro e mascherina, conferisce al duo del Bel Bandito un’aurea quasi demoniaca e la coppi non deve neanche utilizzare armi per paventare i propri “spettatori”. Questa nuova tecnica conferirà loro una somma tale da fargli abbadonare, quasi per sempre, l’attività criminale. Il futuro sembra più roseo ma, come abbiamo imparato, la sabbia del deserto (con il suo carico di problemi) è pronta ad inghiottire tutti senza distinzioni. La conoscenza del pittore/scrittore/medico Don Van Vlit (ispirato alla figura del cantante Captain Bleefheart) ed i segni inesorabili delle proprie azioni torneranno a bussare alla porta per mettere tutti di nuovo in difficoltà.

L’IMPORTANZA DELLA MASCHERA

Ritorna forte il tema della maschera di stampo quasi pirandelliano, uno dei topoi centrali di questa opera. I protagonisti, nascosti dietro al formicolare di voci leggendarie sul proprio conto o dentro ad un vestito che li tramuta in figure quasi mitologiche, sono invincibili e intangibili ma una volta strappati questi ultimi dal nostro inconscio ci troviamo davanti alla nostra vera assenza ed al pericolo (data l’alta presenza di scontri a fuoco) scatenato dalle certezze che ci vengono meno.

La caratterizzazione dei personaggi prosegue in maniera impeccabile: li vediamo crescere, fallire, tornare a splendere e bruciare d’ardore e d’invidia. Persino una “comparsa” come Jamie ha il suo percorso, in questo caso di natura violenta e criminale dovuta all’assenza di un vero e proprio punto di riferimento genitoriale, preciso e definito. Tutti i tasselli di una trama all’apparenza semplice finiscono per andare a creare un puzzle molto più ampio e dilatato nel tempo.

La vera e propria struttura narrativa ha abbandonato passo dopo passo la natura episodica che era un vero e proprio marchio di fabbrica fin dalle prime pagine. Qui Blain si concentra su una storia ad ampio respiro che per la prima volta ci lascia con il fiato sospeso ed un cliffhanger che mai ci saremmo aspettati. Non manca comunque il classico humor, con gag anche votate ad un più banale slap & stick e situazioni dal piglio volutamente demenziale.

Il disegno, profondamente maturato e mutato anche grazie ai 7 anni di pausa tra il terzo ed il quarto capitolo, aggiunge se possibile ancora qualche sfumatura. Si vedono forti le influenze dei classici sull’autore. Lo stesso Gus, come dichiarato più volte nelle interviste, prende le sue caratteristiche dagli amati eroi di E.C. Segar con Braccio di Ferro e altri charachter desing della Walt Disney. Si pone un’attenzione rigorosa anche ai cambiamenti fisici degli attori in gioco: baffi, capelli, corporatura fisica muteranno per raccontarci qualcosa in più su di loro e sulla loro condizione.

UNA MACCHINA INARRESTABILE

Gli standard segnati dalle precedenti produzioni erano altissimi e la possibilità di sbagliare ed inciampare era direttamente proporzionale. L’artista di Gennevilliers ne esce alla grande, con un racconto a tratti straziante, sulla fama di notorietà e di soldi e sulle conseguenze delle proprie azioni.

L’attesa per Rose, questo il titolo della prossima uscita, si fa straziante e non ci resta che attendere, calendario alla mano.


Nathalie. Gus: 1
Il bel bandito. Gus: 2
Ernest. Gus: 3
Happy Clem. Gus: 4
In cucina con Alain Passard

C4 MATITE:

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.