Recensione: Happy!

Editore Shogakukan (Giappone)
Autori Naoki Urasawa
Prima pubblicazione 1993
Prima edizione italiana 2010 Panini Comics
Formato cm 21 x cm 15
Numero pagine 312 pagine + copertina e sovracopertina

Prezzo € 10,50

…E soprattutto, non appena metti piede in campo, Dio non esiste più. Appena entri in campo si rimane da soli. La vittoria, la sconfitta dipendono solo da te.

QUAL E’ IL SENSO DELLA FELICITA’?

HappyE’ notte, da poco ho terminato di leggere anche l’ultimo volume della serie, il 15. Non ci ho messo molto nonostante l’imponenza dell’opera. La casa è penetrata dal silenzio, quello vero, quello che ti regge lo specchio quando ti vuoi guardare dentro alla ricerca di qualche risposta. Sto invecchiando, lo sento, lo percepisco dal logoramento di certi movimenti che non sono più naturali, dal grigiore che da qualche tempo scorgo lungo i capelli, ma soprattutto dalla fragilità con la quale non riesco ad arginare più certe spinte comandate da fumetti impetuosi. Non lo nascondo, non avrebbe senso, sono emozionato, finalmente, dopo centinaia e centinaia di pagine di puro odio e sofferenza provo sollievo. Recupero qualche pensiero e per un attimo un ricordo riaffiora, un concetto sulla felicità che mi porto dentro da sempre, espresso in modo impeccabile, immutabile, perfetto. E’ la quarta di copertina di un libro che adoro “Splendori e miserie del gioco del calcio” di Eduardo Galeano, la frase è questa ” Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Solle: Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità? Non glielo spiegherei. Rispose. Gli darei un pallone per farlo giocare. Il calcio professionistico fa tutto il possibile per castrare questa energia di felicità, ma lei sopravvive malgrado tutto. E forse per questo capita che il calcio non riesca a smettere di essere meraviglioso. Come dice il mio amico Angel Ruocco, questa è la cosa più bella che ha: la sua inesauribile capacità di sorprendere. Per quanto i tecnocrati lo programmino nei minimi dettagli, per quanto i potenti lo manipolino, il calcio continua a voler essere l’arte dell’imprevisto. Dove meno te l’aspetti salta fuori l’impossibile, il nano impartisce la lezione al gigante, un nero allampanato e sbilenco fa diventare scemo l’atleta scolpito in Grecia.” Adesso portate questa convinzione sul gioco del tennis e l’avventura ha inizio.

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SOTTO LA  RETE

Naoki  Urasawa è un autore ispirato, fuori dagli schemi, capace di onorare al meglio l’idea stessa di fumetto. “Happy!” è un manga sportivo, profondamente inserito nelle rigide logiche sociali della struttura giapponese. In patria non ha avuto molto successo, contrariamente ad altre opere oramai incastonate da Urasawa nel suo personale parco gioielli; un insuccesso immeritato. L’opera realizzata nei primi anni novanta risente ancora della grafica del periodo, emancipandosi solo in parte, verso quella maturità che solo anni dopo verrà raggiunta. I disegni restano comunque assai godibili, supportati da una storia dinamica e in rapido divenire. Il tema sportivo è esaurito dal gioco del tennis, forse non molto popolare nel paese del sol levante, ma scelto con cura e cucito perfettamente addosso a Miuky Umino, la principale protagonista della storia. Il titolo del fumetto per un bel po’ confonde il lettore, indirizzandolo emotivamente da tutt’altra parte; i sentimenti che emergono con prepotenza sono quelli dell’odio, della rabbia, della vendetta, della violenza, emanazioni che si sublimano lentamente verso una ricerca personale dell’autentico significato della felicità. Viene da se intuire che è proprio in quei momenti complicati dell’inseguimento che si assapora il gusto forte della gioia, della vivezza delle emozioni, del senso vero della cascata delle lacrime. L’ascensione alla felicità è una strada retta, che non ammette pause, ma che ricompensa decuplicato lo sforzo profuso nel raggiungimento. Il gioco del tennis è un pretesto utilizzato per raccontare come la vita continuamente spara palle difficili, senza curarsi troppo quale tipo di giocatore si trova di fronte. Non resta che impugnare la racchetta e decidere se si è abbastanza forti da arrivare sotto rete o rimanere incastrati.

MICA MALE

“Mica male!” è quello che ha esclamato Urasawa rileggendo molti anni dopo la sua opera più freddamente accolta dal popolo dei lettori nipponici. Ma è la pura verità, niente male. Può sembrare un’opera lunga, in qualche modo ridondante, ripetitiva in un ossessivo ritmo di situazioni che crescono esponenzialmente in un vago prevedibile futuro, ma è una composizione musicale necessaria, che fa sperare in una svolta, in un cambiamento che inchioda una pagina dopo l’altra il lettore, alla caccia di una rivincita, di una vittoria che poi sembra non servire mai a niente. “Happy!” ci da un assaggio della durezza di appartenere dalla parte sbagliata della società, della difficoltà infinita di emanciparsi, di redimersi, dell’infinita pazienza che ci vuole a capire quale sentiero è quello giusto, in un deserto di mani che si stringono solo se hanno una convenienza personale.

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Happy!: 1
Happy!: 2
Happy!: 3
HAPPY! VOL. 4
Happy!: 5

C4 MATITE:

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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