Recensione: I pionieri dell’ignoto

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Stefano Vietti (testi) e Alessandro Bignamini (disegni)
Prima pubblicazione 18 marzo 2017
Prima edizione italiana 18 marzo 2017
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 288

Prezzo 9,90 euro

18 marzo 2016, i romanzi a fumetti Bonelli tornano in edicola dopo una lunga assenza in grande stile: un corposo volume di 288 pagine dalla penna di Stefano Vietti e la magica matita di Alessandro Bignamini. I pionieri dell’ignoto è una storia inedita e autoconlusiva di 288 pagine, ambientata in un mondo steampunk avventuroso e pieno di sorprese. Vediamo insieme com’è andata la nuova opera di casa Bonelli.

CAPITOLO PRIMO: COME RAPIRE UN LETTORE

Londra, capitale dell’impero britannico. Il nuovo mondo può contare su una tecnologia senza precedenti, grazie all’uso dell’energia elettrica e a vapore, il progresso avanza a grandi passi di giorno in giorno. Le colonie inglesi sono difese da un numeroso esercito che difende i territori con avamposti e forti praticamente inespugnabili, ma non mancano i nemici. Jack Gordon è un ex soldato che ha perso l’onore, benché la sua storia militare suggerisca grandi salvataggi e avventure senza pari, e da anni vive nelle peggio condizioni tra debiti e fame, nascondendosi a curiosi e nemici accumulati grazie a voci e leggende sulla sua pessima fama di codardo. Annabelle Stockwood riesce a entrarvi in contatto e lo ingaggia per una missione più che oscura alla ricerca del padre scomparso. Preparatevi a un’avventura tra macchine a vapore, dirigibili, spade sguainate e pallottole insanguinate in un’africa diversa da come la conosciamo e… Dinosauri.

CAPITOLO SECONDO: VIVERE IN UN MONDO STEAMPUNK

La trama è decisamente invitante, lo steampunk funziona ancora ed è una vibrazione forte per gli animi degli appassionati delle avventure classiche e delle ucronie fanta-politiche. Tutto il fumetto è inoltre condito di cenni storici e piccole chicche accuratamente nascoste tra i dialoghi dei protagonisti. Le premesse ci sono, ma saranno state soddisfatte le aspettative?
Vietti racconta una storia dal ritmo serrato, forte di un’ambientazione studiata e solida, tra Inghilterra ed Africa, senza perdersi in futili chiacchiere. Superato lo spiegone iniziale, decisamente forzato, si entra in una narrazione fitta e piena di colpi di scena senza cercare palesemente l’attenzione del lettore che si troverà davanti ad un vero romanzo classico dell’esotismo fantascientifico ottocentesco.

I personaggi soffrono di una caratterizzazione piuttosto approssimata, anche il protagonista, sebbene aiutato da ricorrenti – ma brevi, lo giuro – spiegoni, risulta incompleto e il conflitto personale viene risolto in fretta. Gli altri sembrano delle comparse, addirittura il gruppo di cattivi altro non sembra che un insieme di macchiette inette che non ne fanno una giusta, fallendo ad ogni occasione; il che è un peccato data l’ottima base sulla quale sono stati concepiti. Non c’è dubbio, però: il lavoro di character design di Bignamini è da premiare, ogni personaggio ha un’identità visiva personale e unica, che aiuta a lasciar passare qualche buco di background. La magica matita non si ferma ai personaggi ma regala memorabili panoramiche, dettagliati ambienti interni ed esterni ad ogni singola pagina. La cura maniacale per il dettaglio rende questo romanzo un’opera dalla potenza grafica come non ne vedevo da tempo, un plauso al disegnatore che ha messo l’anima nel suo lavoro, regalandoci fino all’ultima pagina continui orgasmi visivi. E ho goduto, assai.

CAPITOLO TERZO: RICAPITOLIAMO

Dietro l’aura romanza del fumetto si cela un’impressione generale che mi ha perseguitato per tutta la lettura: si trattava, forse, di una miniserie all’origine? I capitoli, che dividono il volume in quasi tre albi dalla foliazione standard di casa Bonelli, si chiudono con cliffhanger tipici della serialità, tanto che al termine di ognuno chiudevo il fumetto convinto di dover aspettare un altro mese. Che il finale frettoloso sia proprio a causa di questo cambio della direzione editoriale? Di certo altre pagine avrebbero reso il tutto più fluido.
Per chi già l’ha letto non nascondo – e chiedo a gran voce consensi – la gran voglia di leggere un seguito. Il finale, così com’è, mi ha lasciato più che soddisfatto, tanto da volerne ancora. Siamo quindi davanti ad un fumetto perfettamente fruibile così com’è e che chiude alla grande con un finale aperto cui sono pronto a scommettere.

In conclusione I pionieri dell’ignoto è un distinto fumetto che segna in grande stile il ritorno dei romanzi Bonelli. Di certo non privo di difetti, tra tutti alcuni dialoghi impossibili e spiegoni troppo accentuati, ma che saprà soddisfarvi con una trama avvincente e una narrazione ritmata dall’esperienza. Peccato per i personaggi poco caratterizzati, avrebbero elevato il tutto a una vetta qualitativa degna di nota. Sicuramente vale ogni singolo centesimo speso, anzi, sulla fiducia ho anche regalato un decino all’edicolante e sono stato decisamente ripagato. Da leggere e rileggere, come ogni classico.

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LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Roberto Diglio

Sceneggiatore e, prima di tutto, accanito lettore di fumetti. Frequento la Scuola Internazionale di Comics, progetto e scrivo molteplici fumetti, studio storia e analisi della nona arte. Ogni tanto dormo e sogno di diventare un autore famoso tanto da farmi insultare da quei maledetti recensori. Nel frattempo recensisco.

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3 Risposte

  1. Anders Ge ha detto:

    Però tutti quei “18 marzo 2016” presenti nell’articolo mi sa che dovrebbero essere cambiati con “18 marzo 2017″…

  2. CMNilo . ha detto:

    Anche io ho avuto l’impressione che la divisione in capitoli fosse stata pensata per un formato mensile (3 albi da 90 pagine). Forse inizialmente doveva far parte delle Miniserie. Detto questo il fumetto mi è piaciuto tantissimo, ma il finale ha sicuramente bisogno di un seguito

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