Recensione: Il grande libro dei Peanuts

Editore Vari editori
Autori Schulz
Prima pubblicazione 1950
Prima edizione italiana 1968
Formato Variabile
Numero pagine Variabile

Prezzo Variabile

Amore mio, ho fatto tesoro della tua lettera. L’ho letta e riletta. Mi ha reso felicissimo. Solo una cosa mi ha contrariato… Hai sbagliato a scrivere il mio nome
Snoopy

L’INVASIONE DELLE NOCCIOLINE

20-cose-che-non-sapete-sui-peanuts-05Diversi anni fa giocando a Trivial Pursuit mi capitò di rispondere ad una domanda con il tema dei fumetti. La domanda chiedeva:

Qual è l’autore di fumetti che ha venduto di più?

Al tempo non avevo ancora preso in considerazione il fumetto come un fattore di vendita, dopo qualche attimo di esitazione risposi, ma commettendo un grossolano errore. La risposta corretta era stringatamente racchiusa in un nome semplice che mi si stampò nel cervello: Charles Monroe Schulz. Oggi comprendo in pieno la grandiosità di quel lavoro che è perdurato per quasi cinquanta anni. Le creature ordite da Schulz sono racchiuse in una parola che ha attraversato l’immaginario di più generazioni, rimanendo per tutti i “Peanuts“, letteralmente noccioline, intese nel senso di cose da poco, di piccolezze. Fin dal 1950, l’inizio della carriera del disegnatore, le vicende erano delineate, una banda di sconclusionati bambini e le loro piccole esistenze di ogni giorno riempivano le strisce quotidiane pubblicate su svariati giornali. L’intuizione di Schulz fu quella di raccontare le difficoltà giornaliere di quei ragazzini che cercano di assomigliare ai grandi che vedono intorno a loro, i loro turbamenti ingenui, le profonde insicurezze che li caratterizzano, i drammi che estrapolati da quel mondo d’infanzia diventano invisibili inezie. I “Peanuts” è un mondo a misura di bambino, tutto è alla portata di una certa altezza, e a dimostrazione di questo c’è la continua e sistematica inquadratura che non permette mai di avere punti di riferimenti panoramici, architettonici, prospettici. La profondità spaziale è consegnata all’immaginazione, ad un aquilone che stenta in un cielo bianco, ad un boschetto appena accennato, allo spazio di un giardino vagamente intuito. L’autore da voce ai tormenti irrazionali dei bambini, camuffandoli da adulti, usandoli per esprimere situazioni ben diverse, attuali e legate ai cambiamenti di costume che nel frattempo i personaggi hanno attraversato; tutto questo avviene con un moto ordinato, con parole sussurrate, con la delicatezza di chi da importanza sia alle parole che al loro significato. Si potrebbe ingenuamente accostare la filosofia dei “Peanuts” a “Mafalda” del vulcanico Quino, ma compiremmo un errore grossolano, Schulz codifica i suoi bambini in un universo politicamente corretto, le vignette rigorosamente sempre della stessa lunghezza, vivono di un ritmo preciso, misurato, avulso dalle brutture del mondo.

LA SINTASSI DI UN GENIO

Ho evitato accuratamente i “Peanuts” per moltissimo tempo, ritenendoli ingiustamente osannati da un pubblico di lettori facili alPENAUTS_STRISCIE070 capolavoro. Adesso, assennato e consigliato da un più parziale giudizio mi trovo a recuperare decenni di vignette non lette e meritevoli della più impegnata attenzione possibile. Scopro che quei campi bianchi, ostinatamente lasciati da Schulz sono l’invito alla fantasia del lettore, quel tratto apparentemente semplice nasconde una grammatica irripetibile, nata nel cuore dell’autore, mediata dalle facoltà della penna e terminata con la sua esistenza. L’essenziale sale agli occhi, il resto è un accessorio che occorre. Eppure non è un segno pulito, lineare, ragionato, anzi, le forme sembrano molto spesso il frutto di una cattiva geometria, le mani goffe nuvolette inespressive, i volti primitivi tentativi di punteggiatura…… ma tutto funziona, inutile starci a pensare oltre. Una volta calati nella dimensione di Linus, Charlie Brown, Snoopy, Lucy, Patty, Marcie etc, impossibile tornare indietro. L’unico dilemma che assale il curioso lettore è quello di capire da dove attaccare la lettura, l’opera omnia fa davvero paura, le pubblicazioni devono essere centinaia e tutte diverse tra loro, personalmente ho scelto i tomi proposti da Baldini Castoldi Dalai Editore, che racchiudono cronologicamente le strisce decennio per decennio…


Il grande libro dei Peanuts. Tutte le strisce degli anni ’50
Il grande libro dei Peanuts. Tutte le strisce degli anni ’60
Il grande libro dei Peanuts. Tutte le strisce degli anni ’70
Il grande libro dei Peanuts. Tutte le strisce degli anni ’80
Il grande libro dei Peanuts. Tutte le strisce degli anni ’90



LA NOSTRA PAGELLA: 8.1/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.