Recensione: Il grande sogno di Maya

Editore Hakusensha
Autori Suzue Miuchi
Prima pubblicazione 1976
Prima edizione italiana 2001
Formato 11,6 x 17,6 cm
Numero pagine 192 + copertine

Prezzo 4,20 euro

Tu stai vivendo nella luce dell’arcobaleno… Ragazzina…
Sul palcoscenico un tuo solo sorriso, uno sguardo inaspettato… Sono capaci di immobilizzarmi…
Tu mi hai rubato il cuore, ragazzina!

LA PAZIENZA DEL LETTORE

glass-mask-2760563Il tema del tempo nel mondo del fumetto è centrale da sempre, scorre inevitabilmente per tutti, sia per i personaggi inventati che per gli autori che si prendono la briga di gestirne il destino. Moltissime serie hanno penetrato i decenni di vita, ce ne sono esempi da tutte le parti, ad ogni latitudine, rappresentati per centinaia di storie e ancora seguitissimi. “Il grande segreto di Maya” è uno di questi, resiste imperterrito dal 1976 (quarant’anni!), ma la cosa che strabilia di più è che l’autrice ha dato alla luce solamente 49 volumetti. Per questo atteggiamento parsimonioso in termini produttivi si è aggiudicata l’appellativo di tartaruga in Giappone, ma nonostante un ritmo ascetico il seguito è sempre tollerante e riconoscente. I numeri in fondo sono tutti dalla sua parte, oltre 50 milioni di copie vendute, molteplici ristampe, due serie di anime, un lungometraggio e addirittura due stagioni di dorama (serie televisiva con attori veri). Del ciclone Maya ha noi italiani è toccato giusto giusto quel passaggio di contorno che è stata la serie televisiva di metà anni ’80 di appena 23 episodi, per poi ad inizio 2000 ricordarcene grazie al progetto curato da Star Comics ed ancora in pista dopo oltre quindici anni e 49 albi. Incuriosisce davvero entrare nelle dinamiche che hanno reso possibile questo autentico miracolo editoriale, il naufragio e l’abbandono sia del pubblico che degli editori è un comportamento così comune che non si spiega come Suzue Miuchi, l’autrice, abbia tenacemente resistito fino ad oggi senza arrendersi o cambiare progetto.

LA MASCHERA DI VETRO

19a_bigLa maschera di vetro” è il titolo originale dell’opera e forse proprio lì va ricercata la chiave di lettura finalizzata all’abbandono di ogni riserva verso il largo e le intenzioni del plot narrativo. Maya è la protagonista, vive esclusivamente per un sogno, quello di poter diventare un giorno un’attrice affermata e poter rappresentare “La dea scarlatta“, opera ma più rappresentata dopo l’incidente occorso alla sublime Tsukikage ora diventata la severa e intransigente maestra di Maya. In fondo c’è tutto quello che ci si aspetta, non manca nulla davvero, l’estrazione sociale miserabile a confronto con le classi agiate, le difficoltà e l’arrendevolezza del ceto più disagiato, la tenacia del protagonista che si redime attraverso l’umiliazione, prove impossibili, accanimento professionale, trasfigurazione corporale e spirituale e naturalmente una massiccia dose di amori incrociati corrisposti e no. Situazioni viste mille volte, ma che in fondo in fondo non ci bastano mai. Che sia però un prodotto rivolto ad un pubblico femminile è sotto la luce del sole (shojo), si vede subito, gli elementi sono così evidenti da brillare di luce propria. Il segno è così riconoscibile nella sua mancanza di originalità da sembrare un prodotto già omologato in partenza. Il segno non si discosta molto per esempio dal disegno di personaggi come Georgie, Candy Candy e per certi versi Lady Oscar; preparatevi a occhioni luccicanti, fiori sbocciati dietro ogni sfondo, lampi e stelline a punteggiare momenti romantici e passaggi sentimentali.


GRANDE SOGNO DI MAYA n° 1
GRANDE SOGNO DI MAYA n° 2
GRANDE SOGNO DI MAYA n° 3
GRANDE SOGNO DI MAYA n 4
GRANDE SOGNO DI MAYA n° 5



LA NOSTRA PAGELLA: 7.2/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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