Recensione: Il papà di Dio

Editore Bao Publishing
Autori Maicol&Mirco
Prima pubblicazione 12 gennaio 2017
Prima edizione italiana 12 gennaio 2017
Formato 13 x 28 cm, cartonato
Numero pagine 960in tricromia

Prezzo 29,00 euro

…L’altro giorno ha inventato questo… L’ha chiamato “Frincatore”… Nessuno sa a che cosa serva… Nemmeno Dio… Ma mi fa impazzire!… Come tutto quello che Dio crea

DIO, LA FILOSOFIA E L’ARTE CONCETTUALE

Recensire un fumetto che ha diviso molto critica e pubblico come Il papà di Dio, opera ultima di maicol&mirco edita da  Bao Publishing, è come camminare sul filo di un rasoio. Ho letto di tutto, da “capolavoro” a “spreco di Amazzonia“, così già prima di leggere il fumetto nella mia mente si era incolpevolmente formata a lettere luminose e rotanti la scritta “in media stat virtus”. Niente di più sbagliato. Partiamo subito dal concetto che questo fumetto è particolarmente scarno dal punto di vista meramente grafico, a dispetto dell’enorme numero di pagine, quindi darne una valutazione meramente stilistica oltre alla verifica di un minimalismo asciutto al limite dell’estremo, diventa inutile. D’altra parte anche Il suicidio spiegato a mio figlio era un fumetto complicato e duro a partire dalle scelte cromatiche, segno nero su sfondo rosso, che colpiva “fisicamente” il lettore. Qui la cromia si inverte, lo sfondo torna bianco ma il segno rosso acceso macchia le pagine con la medesima violenza. E allora forse il punto focale dell’opera è la storia. Una critica metafisica e concettuale alla religione e all’idea stessa di Dio, lo gnosticismo a fumetti. Forse. Ho anche pensato che l’autore si rifacesse in qualche modo all’Omino Bufo del maestro Alfredo Castelli, con il quale oltre al meccanismo narrativo del metaracconto condivide in qualche modo la grafica, se pur privata dei riferimenti all’Art Brut. Ma no, gli argomenti cozzano: la parodia nonsense di Castelli e la cupa risata di maicol&mirco sono lontani anni luce. No, bisogna andare oltre.

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE, MA…

La storia è semplice. Dio è giovane e irrequieto e non vuole più andare a scuola perché ha scoperto quanto sia bello creare e adesso non vuole fare altro. Questo certamente fa arrabbiare moltissimo suo padre che lo avrebbe voluto sui banchi a imparare il come si crea. Il padre ha creato mondi perfetti, dove tutto ha uno scopo e tutto è felice e bellissimo. Dio no, Dio sperimenta e lascia andare la fantasia con alterne fortune, infatti crea malattie dove il sintomo principale è lo scoppio delle mani (e si trasmette con un sorriso) e volatili vari senza buco del c…vabbè ci siamo capiti. Oddio il volatile in questione l’orifizio ce l’aveva, ma Satana lo ha cancellato. Quindi una famiglia conflittuale, con un padre insoddisfatto e un figlio mortificato e cosciente delle delusioni che provoca al padre ogni volta che fa un disastro. Nel tutto, l’amico Satana che salta fra le pagine fra un panino e una lettura, fino al colpo di scena “finale”.

Ho dovuto leggere più volte questo robusto tomo per cercare di trovare una chiave di lettura adatta, uno spunto che mi permettesse di dare un senso ad una recensione che se si fosse dovuta fermare alle pagine bianche o a quelle vergate di una sola linea rossa più o meno centrale nella pagina, sarebbe stata disastrosa. È stato nel momento in cui stavo per rinunciare che ho capito Satana. Esorcismi a parte, il caro demonio in questo racconto è molte cose: voce narrante e testimone, a volte protagonista, altre solo una macchia nera sulla pagina, ma il punto veramente importante è che Satana è immaginario. Satana è una emanazione del pensiero di Dio, il suo doppio, eppure paradossalmente il rapporto che si sviluppa fra i “due” personaggi nel corso della storia è la vera chiave del racconto. Un Dio completo creatore del bene e del male, che materializza la sua parte più cattiva per confrontarsi e superare i momenti in cui lo sdegno e la delusione del padre sono troppo pesanti. E lo stesso Satana che interagisce con il lettore per trasportarlo nella storia, dalla parte viva della quarta parete. Partendo da questo spunto i livelli di lettura si moltiplicano, dal semplice racconto del rapporto familiare fra un padre rigido e un figlio artista, alla scoperta della natura intrinseca di Dio che prescinde la morale tanto quanto il concetto stesso di tempo e morte, in quanto entità eterna. Ma le possibilità di interpretazione e gli spunti di riflessione sono infiniti.

È FATICOSO

Tutto bello quindi? Capolavoro? No. Il papà di Dio è un fumetto difficile. Il lavoro “grosso” in questa opera, quello della riflessione e della ricerca, lo deve fare tutto il lettore. L’autore mette sul piatto tutta la sua visione, il cinismo nichilista, l’idea della religione (che aleggia in tutto il fumetto senza che se ne parli mai in maniera esplicita), e di conseguenza i concetti di bene e male, le dinamiche familiari più elementari che potrebbero essere traslate senza filtri su milioni di famiglie in giro per il pianeta. È tutto li, ma è stipato in centinaia di scarabocchi tratteggiati in rosso e nero. Quasi mille pagine alla faccia del minimalismo estremo con cui sono realizzate. Quindi se 29 € vi sembrano troppi per un fumetto pieno di pagine bianche e rosse, probabilmente è così. Certamente potrete trovare dove spendere i vostri soldi in qualcosa di più semplice approccio. Ma se avrete voglia di leggere questo fumetto integralmente, come una entità unica di mille pagine invece che una pagina per volta, allora vi renderete conto che tutto sommato i soldi spesi non sono stati buttati. Che un fumetto senza disegni veri può ancora farvi funzionare il cervello. Devo però ancora capire una cosa e magari chi leggerà questa recensione mi potrà dare una mano: ma Satana è maicol o mirco? Buona (attenta) lettura


Il papà di Dio. Gli scarabocchi di Maicol & Mirco
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C4 MATITE:

Andrea Cattani

Figlio degli anni '80 (insomma...metà anni 70...), attendo l'arrivo di Daltaniuos per finalmente fuggire da questo pianeta, a mio parere, dominato da mostri. Ecco

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