Recensione: Il piccolo Caronte

Editore Tunué
Autori Sergio Algozzino & Deborah Allo
Prima pubblicazione Febbraio 2017
Prima edizione italiana Febbraio 2017
Formato 19,5 x 27 cm, cartonato
Numero pagine 144 a colori

Prezzo 16,90 euro

In fondo a questa strada inizierai a trovare le tue risposte, anche a domande che non ti sei ancora fatto.

IL PICCOLO CARONTE

Un viaggio che intercorre tra la nascita e la morte. Tutti sappiamo perfettamente che questa è la definizione più gettonata e abusata per descrivere alla buon e meglio il concetto di vita. Una descrizione unilatere, che non concede alcuna marginalità di ragionamento e di deviazione. Invece, ogni singolo giorno della nostra esistenza è un continuo alternarsi di possibili futuri; potremmo parlare di discrezionalità decisionale, ma non è lì che voglio condurvi. Benvenuti nell’Oltretomba, dove Caronte – Lo psicopompo (ehi, tu! Ti ho visto sorridere maliziosamente), è sparito. Desaparecidos! Andato, come un qualsiasi bastardo che lascia un figlio tra le nefaste braccia del destino; Mono, invece, pargolo millenario del traghettatore di anime, scopre un mondo nuovo, in cui è sempre vissuto ma ha ignorato l’infinita distesa di altri mondi che porta con sé.

Non parlerò di trama, lascio a chi vorrà il piacere della scoperta, vi basti sapere soltanto che Mono deve ricoprire il ruolo (non lavoro!) di suo padre e traghettare le anime dal mondo dei vivi al (multi)mondo dei morti. Partiamo, da una premessa importantissima: Il piccolo Caronte è una storia da leggere e da far leggere, per una lunga serie di motivi. Prima di qualsiasi altra definizione, l’avventura del piccolo Mono è perfettamente classificabile nella categoria dei romanzi di crescita e di formazione che tanto fanno bene alla ricerca identitaria di ognuno di noi. Il percorso che porterà il protagonista a una maturazione dettata dal tempo serve sia ai giovani lettori, che si apprestano a scoprire il mondo, sia ai disillusi adulti immersi nel magma nero della vita. Dopo aver chiuso il volume, ho finto di avere dei bruscolini negli occhi e ho riletto nuovamente tutto d’un fiato uno dei migliori titoli Tunué dell’ultima annata.

MONO E IL SUO VIAGGIO

La verve e la bravura di Sergio Algozzino, in veste di solo sceneggiatore, si mescola con il tratto cupo e fluido di Deborah Allo, alla sua prima prova, regalando ai lettori un piccolo manuale su come imparare a crescere. Crescita è proprio la prima parola da segnarsi per assaporare al meglio le pagine colme di blu, di verde, di nero e di bianco realizzate dalla disegnatrice. Prima di dilungarmi in una lunga lista d’introspezione sugli intenti della storia vi spoilero un paio di chicche visive che troverete nel volume. Una tavola è suddivisa in tante espressioni facciali di Mono, e vediamo quant’è importante il mutamento dei piccoli dettagli del suo volto. Deborah Allo è perfetta per la definizione dell’emotività sui volti dei personaggi, e Mono, che sembra uno dei bambini speciali di Tim Burton, non si può non amarlo. Un character design perfetto. Poi, seguono alcune doppie splash page che sono mozzafiato, per l’intensità e la sovracitata espressività dei personaggi. Anche il passaggio dal colore al bianco e nero ha una funzione importantissima: estraniazione dalla vita, un passaggio in cui si salutano definitivamente i propri cari. Stop!

La storia di Mono è suddivisa in quattro capitoli, ognuno dei quali apporta nuova conoscenza al bagaglio culturale ed esperienziale del figlio di Caronte. L’autore conduce sia Mono, sia il lettore, in un viaggio che in alcuni punti diventa metafora; si parla dell’Oltretomba ma ritroviamo tutti gli aspetti che costellano la nostra società. Quella di oggi, non un’idea astratta caratterizzata per stereotipi. No! Sergio Algozzino prende la sua esperienza di scrittore, di disegnatore, di musicista, di youtuber e la riversa tra le pagine de Il piccolo Caronte. Ritroviamo battute sulla crescita esponenziale delle fiere del fumetto, fino ad arrivare alle groupie, passando per graditissime citazioni musicali e cinematografiche. Avreste mai detto che nell’Oltretomba qualcuno è fan dell’Impero colpisce ancora? Io, no. Dal punto di vita narrativo, e per l’incredibile piglio che hanno i dialoghi, Sergio Algozzino scrive la sua storia migliore. Ho adorato Memorie a 8 bit, mi sono immerso nel mondo dei FabFour con Dieci giorni da Beatle e ho rivissuto i miei anni giovanili con Storie di un’attesa, ma mai, – e dico mai – mi ero così tanto emozionato con una storia scritta dall’autore siciliano.

CITAZIONISMO E MITOLOGIA

Tic, toc, tic toc. Sto iniziando a scrivere fiumi di parole e ho ancora tanto da raccontare. Per la regola degli Insights a questo punto spero di non aver perso troppi lettori, e via, vi propongo una veloce carrellata di punti fondamentali del viaggio di Mono. Sappiate, che non tutto è bianco e nero, ma che si sceglie di vedere da quest’ottica senza colori. Anche il mondo dei morti può essere una caleidoscopica girandola di vite che arrivano e che spariscono, come uno spermatozoo che non taglia il traguardo.

Non solo citazionismo e rimandi alla cultura pop degli ultimi cinquant’anni: ritroviamo una bella fetta di mitologia, di quella che si adora senza se e senza ma, condita con ironia, saggezza e riflessione. Gli autori ci conducono nel labirinto di Cnosso, al cospetto delle Moire e dei loro fili del destino, e scopriamo il regno-sala regia di Hypnos, Dio del sonno e fan sfegatato dei Soprano.

LA METROPOLITANA DALLE MILLE VITA

Nel secondo capitolo, intitolato Vita, troviamo i passaggi che più mi hanno convinto dell’intera storia, soprattutto una splendida sequenza che, nella mia testa, ho deciso che chiamerò per sempre La metropolitana delle mille vite. Non aggiungo altro, vi consiglio soltanto di prestare attenzione intorno a voi la prossima volta viaggerete in metro. No! Non è un suggerimento per fare attenzione ai borseggiatori… assaporate le mille vite diverse intorno a voi. Troverete che la vera magia della vita, come il suono di un violino, è ignorata solo perché spesso si decide di non aprire il proprio cuore. Si preferisce sempre postarlo on line sui social network.

Il personaggio più interessante, e fondamentale per la presa di consapevolezza (questa è la seconda parola chiave del volume) di Mono sul suo nuovo ruolo è suo cugino Momo, esiliato sulla Terra. Momo è il maestro, è l’amico, è il fratello maggiore e il nemico più pericoloso, è l’emblema stesso della vita. Momo è il tradimento per un avvertimento mancato e la riconquista della fiducia. E se vi dicessi che tutto ciò avviene davanti a una mega barca di sushi, ci credereste? Credeteci! Bisogna sempre sapere guardare oltre, riconoscere i dettagli, assaporarne le differenze.

Tic, toc, tic, toc. Il tempo scorre, e Mono arriva alla fine del suo viaggio, cambiato eppure così uguale a sé stesso. Mono impara la più grande lezione del mondo (e dell’Oltretomba): bisogna crescere, accettarsi e mai tradirsi, e le lacrime sono il miglior veicolo per definire la maturazione. Quanta consapevolezza, Mono, quanta consapevolezza!

P.s. All’interno del volume troverete anche una sonora e piacevolissima sorpresa musicale scritta e suonata da Segio Algozzino. What else?


Il piccolo Caronte
Memorie a 8 bit
Storie di un’attesa
Tutt’a un tratto. Una storia della linea nel fumetto
Dieci giorni da Beatle

C4 MATITE:

Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni si diverte a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni sceglie Dylan Dog come costante della sua vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. Nel 2013 studia sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Nel 2015 e 2016 tiene un ciclo di lezioni sulla scrittura al S.O.B. per il corso di perfezionamento "Editoria per l'infanzia e il pubblico giovanile". Attualmente, collabora con la NPE, come traduttore e autore, è al lavoro sul primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA, e scrive un fantasy su Wattpad dal titolo "Ray Owlers, oltre il buio."

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