Recensione: Il pugile

Editore BAO Publishing
Autori Reinhard Kleist
Prima pubblicazione 2011
Prima edizione italiana 2015
Formato b/n – Brossurato 17 x 23 cm
Numero pagine 200 pp

Prezzo € 16.00

 Dio non esisteva più.
(Hertzko Haft)

Il volume di cui parlo questa settimana è un oggetto prezioso, forte e potente come solo una testimonianza della memoria storica dell’Olocausto può essere. “Il pugile” di Reinhard Kleist, edito da Bao Publishing, racconta la storia di Hertzko Haft, ebreo polacco che catturato dai nazisti durante l’occupazione tedesca nel 1941, si ritrova a fare il pugile negli incontri di boxe organizzati dalle SS all’interno del lager. Sopravvissuto alle atrocità del campo di concentramento di Auschwitz, continuerà la carriera di pugile negli Stati Uniti.

ll Pugile 02

LA STORIA

Il Pugile - CoverIl pugile” è l’adattamento a fumetti a opera di Reinhard Kleist del libro di Alan Scott HaftHarry Haft: Auschwitz survivor, challenger of Rocky Marciano”, dove l’autore racconta l’epopea del padre, Hertzko Haft: dalla povertà nella Polonia degli anni 30 alla carriera da pugile negli Statu Uniti, passando per gli orrori dei campi di concentramento nazisti. Arrestato dagli ufficiali tedeschi, a soli 16 anni, per il protagonista inizia un incubo nei lager nazisti lungo 4 anni. Strappato dalla sua famiglia, da Leah (la ragazza che stava per sposare), ormai solo e senza certezze sul futuro, Hertzko trova la salvezza nel suo temperamento e nei suoi pugni. Egli viene infatti scelto dalle SS come pugile per combattere match di boxe che vengono organizzati all’interno del campo allo scopo di divertire i soldati e gli ufficiali nazisti. Incontri in cui l’avversario è un altro prigioniero, un altro disperato senza scelta e nei quali la sconfitta è sinonimo di morte.

La copertina del libro di Alan Haft, il figlio di Hertzko.

La copertina del libro di Alan Haft, il figlio di Hertzko.

Tra match all’ultimo sangue, episodi di cannibalismo e di violenza psicologica, la “belva giudea di Jaworzno” – questo il soprannome dato a Hertzko dai nazisti – riesce a fuggire nel 1945 durante la “marcia della morte” (una serie di estenuanti processioni messe in atto dai nazisti nelle fasi finali della guerra per spostare i prigionieri da un campo di concentramento a un altro, con il duplice scopo di evitare che fossero liberati dagli alleati, che si facevano via via più vicini, e per evitare che quest’ultimi scoprissero cosa accadeva ai detenuti nei campi – ndr).

A guerra finita Hertzko si trasferisce negli Stati Uniti da uno zio, cambia nome in Harry Haft, comincia a fare il pugile di professione (arrivando a sfidare il futuro campione dei pesi massimi, Rocky Marciano) e continua la ricerca della sua famiglia e soprattutto del suo grande amore, Leah.

Il Pugile 01

IO SONO QUI, AVANTI IL PROSSIMO

Il Pugile 03Ciò che colpisce della storia di Hertzko è la sua determinazione. Una forza e un istinto di sopravvivenza animaleschi, ferini. Egli non muore semplicemente perché la cosa non è minimamente in discussione, non si arrende a niente, né alle difficoltà del lager né agli avversari sul ring. Kleist è bravissimo a dipingere sul volto del protagonista la risolutezza e la rabbia, tanto da renderlo immediatamente riconoscibile in mezzo alla spersonalizzazione forzata che si accompagna alla deportazione: capelli rasati e divisa dei prigionieri del lager. Hertzko sopporta i lavori più pesanti e non esita a eliminare il suo avversario quando in palio c’è la sopravvivenza e non un titolo da conquistare. Il pugile uccide, picchia, approfitta delle occasioni che gli si presentano e senza alcuna esitazione procede a testa alta verso il prossimo ostacolo da abbattere, la prossima difficoltà da superare.

Il Pugile 04

Non stiamo parlando di una creatura senz’anima, ma di un uomo che ha passato atroci sofferenze e che ne è uscito grazie alla propria aggressività e determinazione. Quando a narrare la vicenda è il figlio, Alan Scott Haft, la descrizione che egli da di Hertzko è esemplare: “un uomo crudele e violento”, capace di scoppi d’ira improvvisi e implacabili. Hertzko Haft è stato un pugile, un ebreo, un prigioniero e un uomo, un padre che si è portato dietro per tutta la vita gli orrori e le atrocità dell’Olocausto.

Il Pugile - ritratto

Lo sguardo di Harry “Herschel” Haft in una foto da pugile professionista nel 1948/49.

A chiudere il volume c’è un’interessante appendice su Hertzko Haft e sui pugili all’interno dei lager. Subito ci si trova davanti una foto di Hertzko: fisico scolpito, muscoli tesi, guantoni e pantaloncini marchiati Everlast e quello sguardo… Si fa fatica a distogliere l’attenzione da quegli occhi: non c’è paura, non c’è esitazione, non c’è ostentazione. Sembrano solo voler dire: “Io sono qui, avanti il prossimo”. Ecco, la “spiegazione” di come egli abbia fatto a sopravvivere al più grande e terribile genocidio nella storia dell’uomo è tutta lì. In quello sguardo implacabile.

IN CONCLUSIONE

Reinhard Kleist, autore del famoso graphic novel “CashI See a Darkness” (il graphic novel sulla vita di Johnny Cash che verrà pubblicato in futuro sempre da BAO Publishing), tratteggia alla perfezione la vicenda. Il tratto ruvido e dinamico si adatta alla perfezione alle atmosfere della storia e la tavola in cui appare in lontananza il profilo tristemente famoso di Auschwitz è da togliere il fiato. La narrazione tiene il lettore incollato alla pagina, non c’è retorica nelle pagine de “Il Pugile”, c’è solo lo straniante silenzio che segue quando si è voltata l’ultima pagina.

Il Pugile 03

Un viaggio lungo la storia, un racconto di vita e di morte. Un libro e un protagonista che restano nella mente e nel cuore del lettore con una potenza unica.

Immagini: Issuu; Bokser.org; Amazon;


Il pugile. La storia vera di Hertzko Haft
Golem
Saga: 4
La fine. Orfani: 4
Tex. Patagonia

C4 MATITE:

Marcello Bertonazzi

Newser e recensore milanese. Ha passato due terzi della sua esistenza a drogarsi di fumetti, libri e a collezionare dischi. Entra ed esce in continuazione dal tunnel delle serie tv. Pare purtroppo non ci sia più niente da fare. Felicemente irrecuperabile.

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