Recensione: Il soffio del vento tra i pini

Editore Oblomov Edizioni
Autori Zao Dao
Prima pubblicazione 2016
Prima edizione italiana 2017
Formato 21,5 x 30 cm brossurato
Numero pagine 120 a colori

Prezzo 18,00 euro

Sono cresciuto tra le montagne, in mezzo ai vortici del vento, ai banchi di nebbia, tra l’asprezza delle intemperie e il brontolio sordo del tuono. 

Il soffio del vento tra i pini, pubblicato in Italia da Oblomov Edizioni, narra le avventure di Yaya, un giovane che decide di lasciare il proprio villaggio natìo per andare a combattere il demone Rakshasa ed i suoi fidati servitori, fiere che dilianiano i copri dei poveri sventurati che passano sul loro cammino, che da tempo terrorizzano in lungo e largo l’Impero Cinese Qing. Ad accompagnarlo in questo viaggio ci saranno Juiling, fata custode immortale dei monti, e l’agile Dugu. Proprio come nel testo classico Il viaggio in occidente la transizione diviene spunto di riflessione sul rapporto con la natura, la spiritualità e la ricerca dell’illuminaizone.

LA RICERCA DEL DAO

Zao Dao, poco più che ventenne ed al suo primo lavoro lungo arrivato in occidente, crea con il suo lettore un “gioco”. Il volume presentato, per la sua struttura e per la sua aulicità nello stile di scrittura, risulta quasi un volume anastatico per il suo peridoo d’uscita. Ispirandosi alle poche ed umili letture perpretrate nel villaggio, come The Calabash Brothers, della sua crescita l’artista riprende la grande tradizione estremo-orientale delle lianhuantu (strisce illustrate, considerate tra i primi prodromi della scuola cinese del manhua).

I personaggi sono quasi sempre ritratti sommessamente, umilmente in un angolo, quasi a sottolineare la magnificenza e la potenza della natura nei confronti dell’uomo. Yaya è il più classico dei guerrieri: si trova a dover fronteggiare una minaccia ben più grande di lui e passo dopo passo, esperienza dopo esperienza, imparerà a conoscere meglio il proprio potere sopito. Qui si incontrano le radici di pensiero asiatiche del daoismo e del suo discendente culturale, il buddhismo zen. Una volta raggiunta la propria missione il nostro protagonista si sentirà inadeguato nel mondo, sente ribollire dentro di lui il fuoco del Dao (della “via”) per la ricerca dell’illuminazione. Lo zazen meditativo e lo shikantaza, inteso come meditazione sulla mente, assumono un respiro quasi globale divenendo vetta irraggiungibile verso la perfezione per chi di umano ha molto poco.

Seppur seguendo una struttura narrativa classica, dove il confine tra bene e male è segnato da una profonda linea di demarcazione e la storia principale si muove su binari prestabiliti, il racconto diviene quasi un pretesto per raccontare qualcosa sulla natura e sull’universo. Il tutto è accompagnato dai testi morbidi e altisonanti della Dao, riconducibili alla scuola della poesia breve dell’haiku dal verso libero, che vanno a richiamare il Matsuo Bashō più poetico di Piccolo manoscritto nella bisaccia o il padre della scuola moderna Masaoka Shiki e la sua volontà di ritrarre la realtà come in quadro.

ACQUA E INCHIOSTRO

Shui-mo o “pittura dei letterati” è un termine che sta ad indicare nel mandarino volta ad indicare la tecnica ad acquerello, arte ritenuta nel periodo classico una prerogativa delle classi più abbienti.  Zao Dao, maestra proprio dell’uso dell’acqua e inchiostro corretti poi con l’utilizzo di Photoshop, sembra aver fatto propri i concetti della propria tradizione, per mescolarli prepotentemente con i grandi maestri della Nona Arte.

La grande tradizione di Dai Dunbang si incontra con i volti sporchi ed animaleschi e le corolatissime pagine del Taiyo Matsumoto dei primi lavori (come Blue Spring o Hanaotoko). La forte natura creativa dell’arte di Jean Giraud, in arte Moebius, incontra il gusto più corale e pacifico di Utagawa Hiroshige. Si sentono infine lontani, ma allo stesso tempo vicini, gli inevitabili riferimenti con il racconto dei grandi autori del passato come Sakaguchi Hisashi Shigeru Mizuki. Molta importanza hanno gli scontri, ritratti con grande attenzione alla parte puramente coreaografica e più spettacolare, dove il dinamismo esplode lasciandoci spiazzati dopo una prima parte più decisamente riflessiva.

Come abbiamo già detto a livello strutturale ci troviamo difronte ad un unicum, un mix che mescola griglie di stampo giapponese con quasi stranianti sequenze di immagini puramente illustrative e anticonvenzionali. Le sue multiculturali esperienze ne hanno contribuito alla crescita a livello di storytelling e maggior consapevolezza, dopo l’esperimento pubblicato in Francia nel 2015 sotto il nome di Song of Sylvan.

IL SOFFIO DEL VENTO TRA I PINI

Sin dal lancio della sua nuova casa editrice, dopo l’abbandono di Coconino PressIgort ha da subito imposto il suo stile ricercato nella produzione di volumi provenienti da molti parti del globo e mutevoli nella forma e nel contenuto. Oblomov si sta imponendo fin da subito con un catalogo di rilievo, che annovera tra le propria fila nomi altisonanti ed esordi ben più che interessanti (sia italiani che esteri).

Questo volume rappresenta a pieno lo spirito più meditativo del progetto nato dalla collaborazione con La nave di teseo, che prende il proprio nome dalla “pigrizia” quasi mitica dell’eroe omonimo inventato dallo Ivan Aleksandrovič Gončarov. Si tratta di uno dei prodotti più strani nei quali potreste imbattervi nel vostro 2017, una delle testimonianze più concrete della distanza tra la visione di pensiero orientale e quella occidentale.

PRO CONTRO
– Disegni strabilianti
– Congiunzione saggia della storia del fumetto cinese e delle nuove strade del manga
– Prodotto non per tutti

C4 MATITE:

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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