Recensione: Il suono del mondo a memoria

Editore Bao Publishing
Autori Giacomo “Keison” Bevilacqua
Prima pubblicazione 15 settembre 2016
Prima edizione italiana 15 settembre 2016
Formato 19 x 26 cm
Numero pagine 192

Prezzo 21,00 euro

…Come si diventa distaccati? Vi invidio, questa è la verità. Vorrei essere come voi… fermi immobili in un luogo che vi cambia continuamente attorno, come ci riuscite?

SILENZIO

Sam è un fotoreporter che sta affrontando una sfida: vivere a New York per due mesi senza parlare con nessuno. L’unico con cui può parlare, per così dire, è il suo editor. Ma solo via chat. E solo di mattina. Tutto sommato per Sam non è un’impresa così impossibile. Ci sono tanti piccoli espedienti per evitare di parlare con chicchessia, pur riuscendo a fare cose essenziali, tipo ordinare da mangiare. O fotografare. Quella è la cosa che davvero importa… per l’articolo che deve scrivere, certo, ma non solo. La fotografia è il grande amore di Sam. Non può stare senza. E tutto fila liscio, fino allo scadere del primo mese, quando scopre che in decine delle sue foto in bianco e nero compare una ragazza, sempre la stessa. E sempre a colori.

NEW YORK, NEW YORK

La città e Sam hanno un rapporto strano. Come due amici che si fanno i dispetti: lui cerca di “fregare” lei, isolandosi dai suoi abitanti e innalzando muri, usando il lavoro come scusa. Lei contrattacca facendogli incontrare ovunque vada la misteriosa ragazza a colori.

Ma la città appare al lettore in modo diverso a come è stato abituato da decine e decine di storie ambientate nella grande mela. La vediamo in tutta la sua bellezza, in panoramiche silenziose che spesso hanno un’aria semplice e triste. È diversa anche per via della sua “umanità”, del modo con cui sembra parlare con Sam. Una specie di codice fatto di regole ferree.

DISEGNO, COLORE, REGIA

Lo stile semplice di Bevilacqua mi piace molto. Lo trovo adatto a questa storia ricca di esistenzialismo e concetti forti. C’è un contrasto molto piacevole.

Per quanto riguarda i colori, sono rimasta colpita. Positivamente, intendo: l’impressione è che siano come un’estensione naturale del disegno. Inoltre è doveroso precisare che siamo davanti al debutto ai colori del signor A Panda piace. Complimenti.

Essendo una storia incentrata sul tema del silenzio, i dialoghi non potevano non esserne influenzati: sono per lo più didascalie e il discorso non è altro che un monologo di chi narra. Le eccezioni valgono per i sogni e le chat. Tutto qui. Quello di usare unicamente didascalie è un esperimento che una volta ho fatto anch’io, durante il mio corso di sceneggiatura. Non fu un compito assegnato, anzi. Mi fu detto che le didascalie erano il male, che andavano evitate il più possibile e io volevo vedere che sarebbe successo se avessi usato solo quelle. Bè, il risultato che si ottiene è un distacco, non vedi nessuno parlare e quindi è un po’ come leggere un libro. Il che non è male, se lo usi per un preciso scopo narrativo, come in questo caso. Capisci anche che ha un valore simbolico, alla fine della lettura. Non starò qui a sbrogliare la matassa, che se no vi dovrei spoilerare tutto, e questo sì che è il male.

Il suono del mondo a memoria, di Giacomo Bevilacqua, edito da Bao Publishing. Da leggere.



Il suono del mondo a memoria
Da quassù la terra è bellissima
Il porto proibito. Artist edition
Va tutto bene
E la chiamano estate



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Elena Astarita

Mi chiamo Elena e sono un' accanita lettrice di libri e fumetti. Nel 2014 ho frequentato il corso di sceneggiatura della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia e da allora cerco di farmi strada nel settore. Mi piacciono tutti i generi di storie e mi piacerebbe riuscire a sperimentare ogni mezzo possibile per raccontare le mie.

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1 Risposta

  1. 26 maggio 2017

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