Recensione: La bestia

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Bruno Enna (testi) e Luigi Siniscalchi (disegni e copertina)
Prima pubblicazione 11 maggio 2017
Prima edizione italiana 11 maggio 2017
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 288

Prezzo 9,90 euro

Ci sono delitti inquietanti che ci hanno cambiato per sempre. Crimini che, come un colpo di rasoio, hanno squarciato la nostra società facendo capire a tutti, per la prima volta, che siamo diversi da quello che credevamo, siamo un’altra cosa. Cambiano la nostra percezione delle cose, segnano una svolta, sono una sorta di “prima volta” per cui niente sarà più come prima. Perché ogni epoca, ogni luogo, ha il suo incubo.
(Carlo Lucarelli)

Finalmente.

Finalmente approda in edicola un albo targato Bonelli che imponga al lettore –insieme al divertimento- un po’ di sana fatica intellettuale. Sì, se non siete dei grandi lettori di fumetti (genere da bambini, puah) e volete iniziare La bestia può essere un buon punto di inizio. Se invece siete dei lettori disillusi e pensate che la Sergio Bonelli Editore abbia ormai ben poco da dire e non sia in grado di innovare, leggere questo Romanzo a fumetti può essere un’ottima occasione per ricredervi. Se, infine, amate la gloriosa casa editrice milanese, fidatevi: è il loro miglior albo che io abbia letto negli ultimi tre anni.

Per capirci: prendete un graphic novel –uno di quelli tosti, con un plot potente e ben congegnato- inseritelo nella gabbia bonelliana (le nove vignette a pagina, per intenderci), applicate alcune (belle) dinamiche narrative da fumetto seriale, agitate (non mescolate) e avrete La Bestia. No, mi sono sbagliato: non è tutto così predisposto a tavolino, non lo può essere perché nella cabina di regia c’è un certo Bruno Enna. Che ribalta il tavolo, sconvolge i giochi, rimescola di continuo le carte. Sorprende.

Così lo sceneggiatore di Sassari scriveva un mese fa presentando ai suoi contatti di Facebook La bestia:

Il romanzo grafico targato Bonelli che vedrà l’edicola a maggio sarà duro e violento. Per quanto mi riguarda, si tratterà di una storia molto particolare, scritta con sincerità e urgenza, senza pensare a un pubblico specifico, senza calcolare tutto a tavolino; imperfetta, fatta di dialoghi diretti e talvolta spiacevoli, priva di fronzoli e soprattutto di eroi.

Maledetta la terra che ha bisogno di eroi”, diceva Brecht.

Benedetto Bruno Enna.

IL SOGGETTO

Ho troppa paura di rovinarvi il gusto della lettura quindi della trama non vi dirò assolutamente nulla. Per i più curiosi e per coloro che (giustamente) non vogliono acquistare a scatola chiusa, ecco qui sotto la sinossi che compare sul sito ufficiale Bonelli:

Sacramento, 1969. L’agente di polizia Bradley East arresta un sospettato durante un controllo di routine, scoprendo ben presto che non si tratta di un semplice ladro d’auto. Da questo momento in poi la sua vita cambia radicalmente, nel bene e nel male. Circa undici anni dopo, la giovane e intraprendente analista dell’FBI Mary Jane Patridge incappa in una serie di delitti inquietanti che conducono proprio a Sacramento e sembrano coinvolgere l’ormai ex agente East. Ha così inizio un gioco perverso e mortale, in cui nessuno è ciò che dice di essere e che conduce inevitabilmente la Bella dentro la buia tana della Bestia.

La bestia è un giallo? Sì. È un thriller? Assolutamente sì. È un horror? Alcune scene ricordano molto il genere. È un dramma psicologico? Sì, e devo aggiungere (cosa che non mi sarei aspettato di dire a cuor leggero per un fumetto): un dramma raffinato, davvero molto raffinato. E molto colto. Se amate Il silenzio degli innocenti (la protagonista Mary Jane è un alter ego di Clarice Sterling), A sangue freddo di Truman Capote, se avete divorato il più recente La verità sul caso Harry Quebert oppure True Detective vi ha tenuto incollati allo schermo, ebbene questo albo sarà uno straordinario ritorno a quelle atmosfere. Le vie sonnacchiose e degradate delle periferie di provincia, la violenza che cova sotto una bella giornata di sole, le case abbandonate, l’odore della polvere da sparo, i sottoscala tenebrosi, le incoerenze della polizia, la birra sotto il portico di casa, la California. Sì, quelle cose lì, in due parole: l’America. L’America che ci sembra di conoscere e abitare da sempre anche se (magari) non ci siamo mai stati. L’America. E il buio che si porta dentro.

LA SCENEGGIATURA

Ciò che mi ha sorpreso di più è stata la scrittura. Ruvida, immediata, lontana dai canoni bonelliani tradizionali. Una scrittura moderna, efficacissima. Mi è piaciuto che la volgarità dei testi (mi ci soffermo perché è un elemento tradizionalmente estraneo al mondo di via Buonarroti) sia sfruttata come elemento fondamentale per dare verosimiglianza alla scena. Attenzione: è dosata da Enna con sapienza del narratore di razza, non sbandierata per (puro) gusto d’effetto come, ad esempio, capita in alcuni numero della miniserie Orfani.

Il taglio e la giustapposizione delle scene è poi (credo, volutamente) molto più cinematografica del solito e, a nostro avviso, riuscitissima. Sì, La Bestia tradisce proprio questa urgenza di raccontare per il gusto di farlo, è un grande esempio di storytelling senza scampo, che colpisce duro. Bello.

Vi invito, infine, a leggere le 288 pagine de La bestia ponendo attenzione a due tematiche sulle quali Bruno Enna insiste molto tanto che il gioco del narratore, a nostro vedere, consiste proprio nel delineare una storia ambientata sì nel passato (prossimo) ma che presenta molti rimandi all’attualità e stimolano riflessioni nel lettore. La prima –centralissima nella vicenda- è il rapporto uomo-donna e la insanabile questione della discriminazione femminile. La seconda, lasciata consapevolmente sullo sfondo perché argomento sviscerato dal medium fumetto in più occasioni, è un’amara riflessione su come i mezzi di informazione da strumenti di ascesa e promozione personale possano trasformarsi in spietate “macchine del fango”.

I DISEGNI

Se il tratto pulito di Alessandro Bignamini era perfetta per descrivere il mondo steampunk dell’età vittoriana ricreato ne I pionieri dell’ignoto, il precedente Romanzo a fumetti (qui la recensione del prode Roberto Diglio), la scelta di utilizzare la versatile mano di Luigi Siniscalchi per visualizzare questa storia è stata davvero geniale. E vincente. Siniscalchi ha infatti la capacità di far apparire stanca e depressa anche la ragazza più bella e solare del pianeta, di disegnare ombre inquietanti nel profilo più dolce, rendere claustrofobici gli spazi più ariosi. E poi è un maestro dei secondi piani. Vi consiglio, una volta terminata la lettura, di indagare con gli occhi bene aperti gli sfondi, i fuori campo, tutti quei dettagli, quei personaggi che popolano le tavole senza svolgere un ruolo di rilievo. Ci (ri)troverete un mondo.

Infine, una dritta. Anzi due.

Uno: prestate attenzione alla copertina-capolavoro, un vero e proprio mosaico della storia che troverete all’interno dell’albo. Così Luigi Siniscalchi ha scritto su Facebook:

Mi sono ispirato ai romanzi gialli degli anni ‘50-‘60, anche il logo voleva essere un richiamo a quello stile… La storia è ambientata tra gli anni ’60 e ’80, ecco perché alcune scelte stilistiche.

La copertina riassume bene la struttura parcellizzata dell’albo dato che la vicenda (che si gioca su tre piani temporali (dagli anni ’70 agli ’80 e poi ai primi anni ’90, una virtuosistica delizia).

Due: la ricostruzione storica, come vedrete, è minuziosissima. Dai richiami alla musica di Michael Jackson, alla presidenza di Nixon, dagli abiti, alle acconciature, ai modelli di automobili tutto è rievocato in modo perfetto. Sembra davvero di leggere un fumetto dell’epoca.

Mi sono sbagliato ancora: le dritte sono tre. Tre perchè bisogna creare un premio solo per i volti (letteralmente dipinti) di Luigi Siniscalchi. Il lavoro fatto dal disegnatore di Salerno sulle mimiche facciali, le espressioni (umanissime) e i dettagli fisici dei personaggi è eccezionale, tanto che -girando le pagine- sembra quasi di sentirli camminare per smaltire la tensione o tossire per il fumo della sigaretta. O imprecare.

Okay, ho davvero finito. Vado a leggere La Bestia per la quarta volta. Credetemi: fatelo anche voi. L’11 maggio correte in edicola (oppure convincete qualcuno a comprarlo e rubateglielo), scegliete un bel pezzo di rock anni ‘70, il più adrenalinico possibile, aspettate che cali il sole e poi preparatevi un bicchierino di quello forte. Mettevi comodi in giardino o sul balcone e iniziate a leggere: la California vi sta aspettando. Ci ritroveremo là, insieme a Bradley e Mary Jane.



LA NOSTRA PAGELLA: 9/10



Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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