Recensione: La saga dei Bojeffries

La Saga dei Bojeffries

Editore Bao Publishing
Autori Alan Moore e Steve Parkhouse
Prima pubblicazione 1983
Prima edizione italiana 2016
Formato 16 x 24 cm, brossurato
Numero pagine 96
Prezzo 14,00 euro

La-Saga-dei-Bojeffries-1Siamo nel 1983. La rivista britannica Warrior, fondata dalla mente di Dez Skinn e la sua Quality Communication, faceva esordire fra le sua fila un trentenne Alan Moore, capace negli anni successivi di donare alla rivista successi del calibro di Miracleman e sopratutto V per Vendetta. Nel numero dodici, dalla collaborazione con Steve Parkhouse, faceva il suo esordio The Bojeffries Saga, una delle ultime opere del Bardo di Northampton rimaste inedite nel nostro paese, almeno fino a quest’anno. Bao Publishing ha infatti pubblicato l’opera in un agile brossurato di 96 pagine, nel quale sono raccolte diverse storie brevi che ci presentano i diversi e strampalati protagonisti, e che aggiungono una nuova storia di 24 pagine ambientata ai giorni nostri.

Sul tetto di una normale casa di Londra Jobremus e Reth, rispettivamente padre e figlio, stanno preparando la loro attrezzatura per una perfetta “pesca di pipistrelli”. Le loro vite, e quelle della loro famiglia, saranno sconvolte dall’arrivo di Trevor Inchmale, un imperscrutabile esattore delle tasse che perseguiterà la famiglia dopo aver scoperto un debito accumulato in oltre un secolo di pigione non pagata. Con questi folli presupposti si apre The Rentman Cometh, primo ciclo narrativo dove veniamo a contatto con questo mondo. Sin dalle prime pagine saranno evidenti le inusuali atmosfere da cui Moore si era pesantemente allontanato con i suoi lavori più celebri, che però per l’ennesima volta riescono a funzionare in una maniera sorprendente. Il mix perfetto tra l’english humor e la disamina attenta e mai banale della natura umana, qui presentata in tutte le sue sfaccettature (anche le più estreme), è molto riuscito.

bojeffries1La casa di Jobremus è popolata infatti di creature molto particolari, gli zii Raoul (licantropo) e Festus (Vampiro), l’irascibile nonno Podlasp (che ha raggiunto le ultime fasi della materia organica ed è capace di straordinarie manipolazioni della materia) ed un bambino atomico capace di fornire energia ad Inghilterra e Galles. Le loro vite straordinarie sono calate in una routine disarmante, tra lavori in fabbrica ed il contatto con una società in continua contraddizione. Gli episodi di discriminazione, il femminismo sfrenato e l’inevitabile scontro con lo Stato (che si concluderà in una maniera inaspettata) sono trattati con un’eleganza unica nel suo genere. Nonostante tutto questi mostri della classe operaia riescono a creare un legame empatico con il pubblico, esaltato da una sceneggiatura a tratti delicata (e di forte ispirazione autobiografica).

bojeffries_005La famiglia Bojeffries nasce dalla commistione di ispirazioni cross-mediali; si passa infatti dalle atmosfere scanzonate e creepy de La Famiglia Addams e I Mostri fino alla prosa incalzante di The Hobgen Chronicles di Henry Kuttner e dei capisaldi del Teatro dell’Assurdo. Con il tempo i due autori si sono accorti con il tempo della funzionalità di episodi singoli, slegati dalla storyline presentata in precedenza, capaci di regalare uno sguardo fugace a questo strambo punto di vista sulla vita. Stesso discorso vale per Steve Parkhouse, capace di assorbire le esperienze maturate in Marvel Comics (Nick Fury, Agents of S.H.I.E.L.D., Ka-Zar) e 2000 A.D. e di mescolare il tutto con uno stile che richiama tanto il comic-book classico quanto la produzione indipendente di Robert Crumb e tutti gli altri. La forte spinta cartoon e caricaturale si affianca a scene più cariche di dettagli dell’architettura british e passaggi dalla forte carica emotiva.

In definitiva quest’opera era ciò che mancava per avere un altro tassello della sconfinata produzione di Moore, qui capace di far ridere in più di un’occasione lasciando comunque spazio a temi importanti. I Bojeffries hanno accompagnato il pubblico anglosassone per oltre 30 anni, arrivando a raccontare l’evoluzione ed i problemi di una nazione. La tradizione, come l’ormai dimenticato uomo delle tasse o gli assegni postali, e l’innovazione viaggiano fianco a fianco per la creazione di qualcosa di unico.


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LA NOSTRA PAGELLA: 8.3/10



Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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