Recensione: La visione #1 e #2

Editore Panini Comics
Autori Tom King e Gabriel Hernandez Walta
Prima pubblicazione 2016
Prima edizione italiana 2017
Formato 17 x 26 cm
Numero pagine 136 a colori

Prezzo 14,00 euro

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

L’uomo – miscuglio di automatismo e di capriccio – è un robot difettoso, un robot guasto. Purché lo rimanga, e qualcuno un giorno non lo ripari!”. Emil Cioran ne “L’inconveniente di essere nati”, sottolineava come l’imperfezione, il difetto e il capriccio siano alcune delle caratteristiche che distinguono l’uomo da una macchina perfetta. E’ chiaro, infatti, come il libero arbitrio permetta ad ogni individuo di operare scelte azzardate, ambigue e illogiche, in un mix variegato di ragioni, emozioni e valori che rendono l’umanità una specie tanto complessa e creativa, quanto inevitabilmente soggetta all’errore e al vissuto caotico. Ma se fosse proprio questa complessità a rendere l’uomo tale, a permettergli di porsi delle domande profonde e vivere la natura di un conflitto interiore che sfuma continuamente il suo orizzonte reale e decisionale, un androide, creato e programmato, come potrebbe avvicinarsi all’umanità? Come potrebbe esperire questa peculiare imperfezione? Questi interrogativi (e molti altri) risultano centrali ne La visione, splendida serie edita in due volumi da Panini Comics, scritta da Tom King e illustrata da Gabriel Hernadez Walta.

LA TRAMA

Come intuibile dalle domande che ho posto, il protagonista della serie è un androide, o meglio, un sintezoide (un umanoide con organi sintetici), di nome Visione, costruito dal malvagio robot Ultron sulla base dei tracciati cerebrali dell’Avenger Wonder Man e programmato con lo scopo di sconfiggere gli stessi Vendicatori. Ribellatosi al suo creatore e passato dalla parte dei buoni, diventando uno dei componenti più potenti degli Avengers, Visione riuscì, addirittura, a stringere una relazione sentimentale con Scarlet, sua collega, con la quale si sposerà e avrà due figli. Tuttavia, dopo aver scoperto che i piccoli, in realtà, altri non erano che frammenti dell’anima del demone Mefisto, la relazione con Scarlet va in frantumi e Visione finisce per essere distrutto e riassemblato parecchie volte, continuando comunque a combattere con gli Avengers e salvando il mondo per ben 37 volte. Dopo tante battaglie e vicende ora, il sintezoide, ha deciso di ripartire da zero, resettando i dati legati alle sue emozioni passate e creandosi ex novo una propria famiglia, composta dalla moglie Virginia e dai due figli Viv e Vin, allo scopo di condurre un’esistenza normale in mezzo a persone comuni. Trasferitosi in un sobborgo residenziale di Washington Dc i primi tentativi della famiglia di integrarsi nel tessuto sociale del quartiere vengono subito scossi dall’arrivo del Sinistro Mietitore, fratello maggiore di Wonder Man, intenzionato a riappropriarsi dei tracciati cerebrali del fratello. Virginia, per difendere la famiglia, sarà costretta ad ucciderlo ma per paura delle conseguenze insabbierà l’accaduto, nascondendo la verità al marito e dando il via ad una serie di eventi che porterà lo stesso Visione a mentire alla polizia e a mettersi contro agli Avengers, suoi amici e colleghi. Dove sarà disposto ad arrivare Visione per proteggere la sua famiglia?  Cosa può voler dire per un androide perseguire una strada che sembra farsi sempre più illogica e caotica solo per difendere ciò che si ama?

UN PO’ PEGGIO DI UN UOMO, UN PO’ MEGLIO DI UNA BESTIA

Nella serie di King e Walta si intrecciano, in modo profondo e stratificato, una serie di temi che ci inducono a riflettere sulla natura dell’essenza umana calata nella sua quotidiana dimensione pratico-sociale.  Non a caso, fin da subito, notiamo una certa attenzione per il linguaggio, strumento base di comunicazione nella vita sociale e primo veicolo di senso. Il linguaggio dei Visione è molto formale, quasi robotico, e si scontra ben presto con l’ambiguità e il carattere interpretativo del linguaggio umano.  Sia i due coniugi, che i loro figli, si interessano al significato delle parole e al loro uso, scoprendo ben presto quanto quest’ultimo sia complesso nella sua funzione di sottintendere, alludere o esprimere concetti impliciti. Dietro queste disquisizioni linguistiche, si celano, in realtà, problemi di natura ontologica rispetto alla natura dell’uomo e dei sintezoidi. Qual è il loro scopo? Cos’è che li differenzia dalla natura umana? Cosa significa essere umani?. Seguendo questi interrogativi Visione comprende che l’uomo non usa esclusivamente gli strumenti della logica e perciò, se vuole avvicinarsi all’umanità creando una nuova “visione”, totalmente diversa da quella del suo creatore Ultron, deve andare oltre la logica: “il perseguimento di un fine inottenibile tramite mezzi illogici è la via della libertà. Questa è la mia visione del futuro, del nostro futuro”. Ecco, dunque, che “La visione”, non è più solo il nome identificativo di un personaggio, ma assume, infatti, il significato generale di una “prospettiva” progettuale propria di ogni essere senziente. Il lettore viene accompagnato dalla regia sapiente dei due autori nella testa dei personaggi, sia principali sia di contorno, con continui balzi di lato che mettono in evidenza la natura fortemente relativistica, ma inevitabilmente intrecciata della realtà. E’ proprio questa rappresentazione prospettica a farci percepire l’estrema complessità dei rapporti sociali, mettendo in luce le difficoltà di far conciliare le varie “visioni” dei singoli, senza arrivare allo scontro, senza creare conseguenze dagli effetti collaterali devastanti. Infatti, la parabola esistenziale di Visione può essere letta, non solo come un tragico romanzo di formazione di un sintezoide alle prese con il tentativo di diventare “il più normale (umano) possibile”, ma anche come un’opera che ci parla di integrazione e paura del diverso. Il mondo sociale si contrappone a tanti microcosmi soggettivi, dove le aspettative, i pregiudizi, le paure e i valori individuali, pregiudicano spesso azioni e decisioni logiche, trasparenti e collettive. Ecco, allora, che la famiglia Visione, composta da “stupidi tostapane fottiprese”, viene stigmatizzata come irrimediabilmente “diversa” dal vicinato e perciò percepita come pericolosa e impossibilitata ad integrarsi . A tutto questo consegue il vissuto negativo della stessa famiglia, dove un’azione di legittima difesa finisce per diventare inconfessabile per paura di un giudizio negativo e discriminatorio da parte dell’esterno (non è peregrino il continuo riferimento al Mercante di Venezia e al monologo dell’usuraio ebreo Shylok). Da questa omertà, perpetrata a scopo protettivo da Virginia, seguiranno conseguenze catastrofiche che porteranno Visione a vivere davvero l’umanità, come dimensione soggettiva e valoriale, dove la giustizia è spesso sostituita dalla protezione dei propri affetti ad ogni costo e con ogni mezzo. Gli algoritmi non servono più, il problema diventa insolubile, ma non si può fare a meno di andare avanti: “Era venuto il Mietitore, Visione aveva fallito, avrebbe continuato a fallire, doveva quindi continuare? La risposta di Visione era SI. Avrebbe continuato. Avrebbe riparato quello che era rotto. Avrebbe nascosto quello che non poteva riparare. Avrebbe avuto la sua famiglia”. È con queste parole, di grande impatto e lucidità, che King descrive la presa di coscienza di Visione, che si avvicina ad un uomo nel momento in cui si rende conto che: “La spiegazione semplice della sua risposta sarebbe stata che lui che voleva essere umano riconosceva che questa era la decisione umana […] alla fine Visione aveva semplicemente capito che non poteva scegliere tra la sua famiglia e la praticità, non aveva alcuna scelta”.

L’ANDROIDE DAL VOLTO UMANO

Per quanto riguarda l’aspetto grafico, Walta punta su un tratto dinamico e marcato, con una grande attenzione per le espressioni facciali dei personaggi. I volti dei Visione sono sempre molto espressivi, in modo da sottolineare il loro “sentire”, il loro provare emozioni. I grandi occhi bianchi riescono a far trasparire il tormento e la tristezza interiore così come i movimenti e le posture dei corpi danno grande naturalezza alle azioni dei sintezoidi. I colori di Bellaire sono tenui e delicati, con un uso sapiente della luce che riesce trasmettere dinamismo nelle fasi più concitate e pathos in quelle più introspettive.

CONCLUSIONI

Per concludere, King e Walta firmano una delle migliori serie in circolazione: profonda, stratificata coinvolgente e con un reparto grafico di tutto rispetto. La caratterizzazione psicologica dei personaggi è eccellente e l’argomento supereroistico viene calato nella quotidianità con grande credibilità e maturità. La narrazione è fluida ed è in grado di tenere il lettore attaccato alle pagine nonostante le numerose sezioni introspettive. Insomma, un’opera davvero imperdibile ed estremamente attuale in grado di farci riflettere, ancora una volta, sulla nostra natura e il suo irrisolvibile mistero.


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LA NOSTRA PAGELLA: 9/10



Matteo Marchetti

Filosofo per formazione ed educatore per professione, cresce a Dragonball, Final Fantasy e calcio di strada nella campagna piacentina. Appassionato di fumetti, cinema, videogiochi, letteratura e arte è sempre a caccia di nuovi stimoli su cui riflettere, dialogare e scrivere.

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