Recensione: L’approdo

L'approdo vignetta

Editore Tunué
Autori Shaun Tan
Prima pubblicazione 2006
Prima edizione italiana 27 ottobre 2016
Formato 19,5 × 27 cm
Numero pagine 124
Prezzo 24,90 euro

5-1-the-arrival-imageMetropolis, 2026. Oppure New York, anno imprecisato di un piano alternativo dell’esistenza. O ancora una città di vostra fantasia, una Metaphisic City forse, se così vogliamo chiamarla. Ovunque voi vogliate ambientare questa storia, non cambierà il fatto che un uomo, un giorno, decida di affrontare un lungo viaggio in una terra lontana, una terra di futuro e prosperità per sé e la sua famiglia. Parte da solo, a sondare il terreno, sperando che col passare del tempo possa riunire ciò che ha diviso. Vi pare famigliare, come trama? Lo deve essere, perché questa è una storia universale, che si ripete in ogni angolo del mondo, dall’antichità ad oggi. L’approdo di Shaun Tan, edito in Italia da Tunué, racconta l’immigrazione facendo calare ognuno di noi nel contesto che ci è più noto.

RICORDI DI ALTROVE

L’attualità della narrazione è più viva che mai. Oggi ci troviamo travolti da un immenso flusso migratorio mediorientale, provocato dalla guerra civile siriana e dai conflitti africani. Ma cos’era tutto questo solo un secolo fa? Era nostro zio, o nonno, che abbandonava un povero paese, languido nella miseria, distrutto dagli scontri sociali e internazionali. Immaginiamo allora che il protagonista del libro sia proprio un nostro avo e noi, con una tecnologia avveniristica, possiamo documentare il suo viaggio e la sua vita accanto a lui, senza farci scoprire, come separati da un oblò che nasconde i sensi, tranne la vista. È uno scorrere frames di vecchi film, virati al seppia o al grigio, cartoline di un’epoca che fu: cosa provava il nostro antenato? Quali pensieri si agitavano nella sua mente? Il rimorso di aver lasciato moglie e figlia? Le paure di una città che parla una lingua incomprensibile? I timori di fallire e condannare la famiglia lontana? Tutto questo, ma anche la speranza, il sogno di riscatto, i primi lavori, i primi amici lungo la via, altre storie dal mutevole destino.

C’è uno spettro che aleggia sulla narrazione, ed è quello della guerra, temuta e vissuta. La fantasia di Tan si riversa tanto in società para-futuristiche, case coniche e statue improbabili a forma di coniglietto gigante, che in cataclisimi pregni di orrore, campi di battaglia formati solo da scheletri, invasori che appaiono giganti e onnipotenti agli occhi dei civili. Poi c’è la pace, la poesia, i sorrisi degli umili, le piccole meraviglie di ogni giorno, la cordialità fra simili. Un tuffo in un modo alla De Chirico, dedicato a chi parte e non si ferma mai, fino alle stelle.


L’approdo
Lupetto rosso
The fiction
L’ultimo sorso del morto
Silverwood lake




LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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