Recensione: Le storie #42 – La terra dei vigliacchi

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Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Alessandro Bilotta (testi), Pietro Vitrano (disegni) e Aldo di Gennaro (copertina)
Prima pubblicazione Marzo 2016
Prima edizione italiana Marzo 2016
Formato 17 x 21,3 cm
Numero pagine 116
Prezzo 3,80 euro

Qui non c’è mai stata alternativa… La scelta è sempre stata tra morire di fame o lavorare come schiavi. 

LA TERRA DEI VIGLIACCHI

1455186680045.jpg--la_terra_dei_vigliacchi___le_storie_42_coverTutte le piccole luci di una cittadina californiana d’inizio novecento sono pronte a spegnersi, resta soltanto il sapore di polvere, legno e parole non dette. La terra, può essere leggera per chi lascia questo mondo, può essere sottile per chi vive superficialmente, soprattutto può essere pesante per chi è sovrastato da segreti e verità mai sapute. E da quest’ultima categoria che nascono loro, i vigliacchi. Le storie, la serie ideata da Mauro Marcheselli e curata da Gianmaria Contro, ormai – personalmente – è sinonimo di piacevoli scoperte inaspettate. Mese dopo mese, con storie totalmente autonome, slegate le une dalle altre per tema, narrazione e spessore, ritrovo dei piccoli mondi in cui adoro perdermi. E questo mese non è da meno, anzi! La predisposizione dello sceneggiatore romano, Alessandro Bilotta, per le storie che schiacciano letteralmente il lettore sulla pagina insieme ai protagonisti è risaputa.

La terra dei vigliacchi si aggiunge a una lunga lista di piccoli gioielli ideati da Bilotta per Le Storie. Dopo il silenzio siderale de Il lato oscuro della luna e l’ironia dal sapore ottocentesco di Mercurio Loi, giungiamo nelle polverose terre californiane per una vicenda che, come annunciato nell’editoriale, è un noir. È molto altro ancora; la detective story non è null’altro che un punto di partenza per scandagliare l’anima e il passato del protagonista. Hazael Sullivan, un detective che lavora nella big city di Los Angels, torna per un caso di omicidio nella sua cittadina natale, Salinas Valley.

IL VECCHIO BLUES

1455187143254.jpg--Prima d’iniziare la lettura dell’albo, aprite spotify e lasciate scorrere in sottofondo le tracce di Woody Guthrie, un cantastorie blues perfettamente il linea con le atmosfere delineate in modo realistico dalla penna di Bilotta e dalla matita di Pietro Vitrano (che torna a collaborare con Bilotta dopo Nobody). This land is your land, canta Woody in una sua canzone, ma per Hazael – il protagonista della storia – la cittadina di Salinas Valley è la terra di nessuno. È soltanto la terra dei ricordi, spiacevoli. Soprattutto è la terra di Providence, una ricca donna che gioca a Dio con i soldi e le terre dei cittadini.

La terra dei vigliacchi è un duro viaggio all’interno del tempo, passato (1918) e presente (1939), che si alterna tra le pagine, fornendo con il procedere della vicenda sempre più dettagli su Hazael, la sua famiglia, Providence, e sulla mancata lungimiranza dei giovani che popolano la piccola cittadina. Hazael è diverso; non vuole morire in un piccolo sputo di Dio dimenticato anche dall’ultimo uomo sulla terra. Hazael sogna il mondo, sogna di liberarsi dalla morsa in cui tutti sono rinchiusi, sogna altrove! E riesce nella sua impresa diventando un detective losangelino.

IL NOIR DELL’ANIMA

1455187147438.jpg--Le torbide interrelazioni tra i personaggi si scontrano con la giovane risolutezza di Hazael e soprattutto con l’innocenza del suo miglior amico, Isaac. È proprio quest’ultimo a subire maggiormente l’influenza del male che pervade la terra di Salinas Valley. L’evoluzione del suo personaggio dimostra quanto le debolezze possono essere la condanna di un’intera esistenza. La fedeltà, l’amicizia, e un legame che anche dopo anni è impossibile spezzare. Scrivo, e cerco di trovare la parola giusta per descrivere la sensazione che ho provato durante la lettura, e alla fine vince il turbamento. Pagina dopo pagina, presente dentro passato, sentivo aumentare una strana sensazione nella mia pancia, e poi ho capito: mi sono emozionato, ho sofferto per Hazael, per Isaac. Sono rimasto turbato da quanto una storia a fumetti possa parlare apertamente alle mie sensazioni più nascoste e scoprire che le nuvole parlanti riescano a raccontare le vicissitudini umane meglio di qualsiasi storia reale. E soprattutto devo avvertirvi, non vi aspettate nessuna catarsi. Il finale è nero. Come la melma che avviluppa i corpi di chi è toccato dal male, come Hazael e Isaac.

Alzo il volume, lascio che Woody con la sua chitarra e con parole piene di malinconia mi faccia sentire il freddo di una notte californiana. Perché proprio dove il sole è sempre alto nel cielo che le notti sono più fredde.


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LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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