Recensione: Le variazioni d’Orsay

Editore Coconino
Autori Manuele Fior
Prima pubblicazione Settembre 2015
Prima edizione italiana Settembre 2015
Formato Rilegato
Numero pagine 72 a colori

Prezzo 16,00 euro

variazioni-dorsay-coverwebAl numero 1 di Rue de la Légion d’Honneur, su una piccola spianata usata per gestire l’afflusso di turisti, vi è l’entrata del Musée d’Orsay, culla della pittura impressionistica francese. Ricordo bene la mia visita in questa vecchia stazione ferroviaria trasformata in luogo di cultura, la prima di molte: era ottobre, in un giorno ventoso, e mi pareva di entrare in un romanzo d’atmosfera. Ed è proprio l’atmosfera la caratteristica fondamentale di Le variazioni d’Orsay, scritto e disegnato da Manuele Fior e pubblicato da Coconino. Non potrei mai creare una sinossi della vicenda qui perché sarebbe riduttivo e rovinerebbe la lettura a chi desidera avvicinarsi a questo piccolo gioiello, tuttavia tenterò di spiegare alcuni capisaldi che possano essere d’aiuto per la comprensione.

LA STORIA: UN VORTICE DI FRAMMENTI

VardOrsay26Il primo elemento che balza all’occhio è il fattore tempo: l’autore non sceglie una narrazione lineare, ma sincopata, veloce, con scene che cambiano frequentemente. Ci sono scambi rapidi di battute, momenti di silenzio in cui contano le immagini più di tutto, riferimenti storici puntali (come l’esposizione presso il salone del fotografo Nadar, in Boulevard des Capucines) e altri immaginari, che possono chiarire a chi legge come una certa tela sia nata. L’autore ci getta in un tutt’uno di epoche, di frammenti di storia e sensazioni che avvolgono il lettore in una spirale da cui si libera solo alla fine delle 64 pagine, un vortice che ha come centro il Musée d’Orsay, sia prima del suo uso culturale, quando era una stazione ferroviaria costruita per l’Esposizione Universale e momento in cui inizia il fumetto, ma anche durante, al giorno d’oggi, dove il visitatore di massa, un signor nessuno distratto e poco interessato, vaga intontito dai quadri figli dell’Impressionismo.

I DISEGNI: LA SIMBIOSI PITTORICA

Il secondo elemento è l’atmosfera, donata dai colori e dai disegni. La vista diventa così il senso più importante in una storia su di un preciso momento storico dell’arte pittorica, tanto da ridurre la sceneggiatura a semplice struttura d’appoggio per quello che i disegni ma soprattutto i colori vogliono evocare. Proprio quest’ultimi sono una gioia per gli occhi: Fior procede per macchie di colore accostate, senza bruschi accostamenti di tonalità, donando alla sua opera un tono soffuso, mai violento nonostante qualche scena d’azione. Questa scelta si rispecchia nella decisione dell’autore di creare una storia onirica, un sogno in cui il lettore deve si deve perdere per immergersi nelle epoche.

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CONCLUSIONE

È certo che Manuele Fior realizzi qui un piccolo capolavoro, un gioiello prezioso, un oggetto di arredamento finemente creato per la libreria di un lettore colto. Appunto, colto: perché, sebbene abbia apprezzato di gran lunga il fumetto, non posso fare a meno di constatare che un lettore medio rischia di non capire nulla di quello che succede. Chi legge deve aver visitato almeno una volta il museo in questione, o quantomeno conoscere le linee generali del movimento impressionista, senza le quali si troverebbe irrimediabilmente perso, pari al visitatore distratto e disinteressato del grande scrigno dell’arte, suo malgrado.


Le variazioni d’Orsay
L’intervista
Cinquemila chilometri al secondo
La signorina Else
Rosso oltremare



LA NOSTRA PAGELLA: 7.8/10



Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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1 Risposta

  1. 1 marzo 2016

    […] anche leggere la recensione scritta qualche tempo fa dal nostro Andrea […]

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