Recensione: Lovecraft e altre storie – Dino Battaglia

Editore Nicola Pesce Editore
Autori Dino e Laura Battaglia
Prima pubblicazione Tra il 1969 e il 1974
Prima edizione italiana Tra il 1969 e il 1974
Formato 21 x 30 cm cartonato
Numero pagine 128 a colori

Prezzo 16,90 euro

Continua l’opera integrale di Dino Battaglia, grazie a Nicola Pesce Editore, questa volta alle prese con il sommo Lovecraft e altri autori del calibro di Stevenson. Un volume da non perdere che allarga una collana di successo.
Il volume si apre con un’ampia introduzione di Angelo Nencetti, critico e storico di fumetto e illustrazione, che approfondisce il discorso sulle influenza artistiche che hanno portato Battaglia alla propria identità autoriale. Lo spazio è poco e il messaggio critico è frettoloso. Quanto scrive Nencetti è senza dubbio un’interessante punto di vista sul percorso artistico di Battaglia, ma può indurre in confusione. Il saggio Dino Battaglia: L’immagine narrante non è di facile reperibilità ma affronta nel dettaglio vita, morte e miracoli dell’autore, chiarendo ogni dubbio sulle influenze di cui sopra.
Cominciano le storie.

OMAGGIO A LOVECRAFT (1970)

Tavola da “Omaggio a Lovecraft”

Apparso sul secondo numero di Linus, Omaggio a Lovecraft è un emozionante somma dei temi chiave del grande scrittore di Providence.
Un uomo si ritrova in una città fantasma per trovare riparo dalla pioggia che gli impedisce di guidare fino a casa. Tanto basta all’autore per creare, insieme alla moglie Laura, uno scritto personale che richiami le atmosfere di Lovecraft, fino ad arrivare al maestoso e angosciante finale. Battaglia gioca con il linguaggio del fumetto, destrutturando la gabbia e giocando con campi e prospettive. Magistrale l’uso del bianco, inquietante e claustrofobico: un racconto dell’orrore degno di Lovecraft.

LA MALIZIA DEL DIAVOLO (1969)

Sui testi della moglie, Battaglia racconta La Malizia del Diavolo, una storia nera tipica della cronaca fantastica medievale. L’autore sorprende utilizzando un approccio visivo insolito, quello delle xilografie quattro-cinquecentesche, in pieno stile Biblia Pauperum. Il diavolo tenta un uomo pio ma questo non si lascia rapire. Da lì a poco questi viene derubato e per un disguido condannato alla gogna che scamperà pur rifiutando, nuovamente, la tentazione del diavolo. Una favola morale tipica del medioevo cattolico-romano, cruda e diretta.

TOTENTANZ (1970)

Tavola da “Il patto”

Nel quarto numero di Linus troviamo Totentanz, trasposizione romanzata della danza macabra di Franz Liszt – la stessa che accompagna la sequenza aerea all’inizio di Shining. Nuovamente insieme alla moglie, Battaglia racconta una storia che vede il protagonista, contenitore dei sette vizi capitali, nell’atto di derubare il proprio padrone ed ucciderlo per, poi, pagarne le conseguenze.

L’autore narra la vicenda con approccio estremamente illustrativo, proponendo la propria danza macabra in pieno stile medievale. Il vero capolavoro sta nella sequenza finale dove la morte ghermisce il peccatore decantando le proprie vesti con il testo presente nell’affresco di Simone Baschenis da Averaria nella chiesa di San Vigilio a Pinzolo – noto per aver ispirato il Ballo in Fa Diesis Minore di Branduardi.

IL PATTO (1974)

Sempre con la moglie, Battaglia delizia con Il Patto, un racconto gotico dalle forti tinte nere, a tratti folkloristico, con le caratteristiche tipiche della fabula germanica dei Grimm e della tradizione favolistica di Andersen. La storia racconta il decorso narcisista di una donna vendutasi al diavolo, fino alla dannazione terrena. L’autore non manca di dar sfogo alle proprie influenze omaggiando artisti a lui cari. Decisamente inquietante la figura del Satana dandy, ipnotiche le decorazioni neorococò che vestono la protagonista e la sua casa. L’uso del bianco è struggente, risaltando nei suggestivi chiaroscuri.

LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E DEL SIGNOR HYDE (1974)

Battaglia si confronta con l’opera più famosa di Robert Louis Stevenson Dottor Jekyll e Mr. Hyde in modo unico e personale. L’autore sfrutta rimandi cinematografici all’espressionismo tedesco e riferimenti culturali per arricchire la sua opera nera. È paradossale e magico il modo in cui riesce a usare uno stile tecnicamente più arioso, stringendo però gli spazi della gabbia così da creare una costante tensione claustrofobica che rapisce il lettore. Le vignette sono piccole e per lo più prive di bordi, conferendo alla storia una ritmica dispari e scandendo la narrazione con tempi tanto brevi, per la loro dimensione, quanto estesi, per l’assenza di una collocazione temporale definita dal bordo.

IL GOLEM (1971)

Tavola da “Lo strano caso del Dottor Jeckyll e del Signor Hyde”

Battaglia riprende la leggenda ebraico-praghese del Golem, costrutto schiavo al servizio del popolo eletto. Mi permetto di usare le parole di Paola Pollottino che con estrema sintesi definisce l’opera: “Una vicenda il cui grido è continuamente soffocato e il cui orrore non è mai mostrato esplicitamente, ma serpeggia implacabile, come un gas venefico che saturi la trama del tratteggio indurendo il segno fino a a spezzarlo e impregnando di sé i neri fino alla viscosità“. Un vero classico del fumetto italiano.

Il volume si chiude con una postfazione di Alfredo Castelli che spiega la poetica del Golem.

Possiamo notare, pur non essendoci un tema che collega le storie tra loro, un elemento narrativo che tutti i personaggi di Battaglia operano durante i racconti: il concetto di causa-effetto. Ogni protagonista fa una scelta, ben conscio che questa avrà una conseguenza nel prossimo futuro quanto nell’immediato. Certo, si tratta di un elemento fondamentale della narrazione, volendo generalizzare ogni storia si basa su una scelta, ma in queste sei storie l’autore preme sulla leggerezza con la quale i suoi personaggi prendono una svolta, decidendo con ingenuità mortale.
In conclusione: il quarto volume della collana su Dino Battaglia è assolutamente imprescindibile per gli amanti dell’autore e, comunque, un ottimo e consigliatissimo acquisto per gli amanti del fumetto.


Maupassant
Edgard Allan Poe
L’uomo della legione
Il vecchio e il mare
Guna

C4 MATITE:

Roberto Diglio

Sceneggiatore e, prima di tutto, accanito lettore di fumetti. Frequento la Scuola Internazionale di Comics, progetto e scrivo molteplici fumetti, studio storia e analisi della nona arte. Ogni tanto dormo e sogno di diventare un autore famoso tanto da farmi insultare da quei maledetti recensori. Nel frattempo recensisco.

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