Recensione: L’uomo che uccise Lucky Luke

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Editore Nona Arte
Autori Matthieu Bonhomme
Prima pubblicazione 2016
Prima edizione italiana 2016
Formato 31,1 x 24 cm
Numero pagine 64 a colori
Prezzo 19,90 euro

Uccidere un uomo è sbagliato ragazzo… Lo spogli di tutto ciò che è… E che potrebbe diventare.

HO UCCISO UNA LEGGENDA, HO UCCISO LUCKY LUKE

Spirou-Prepub-M-Bonhomme-copiaL’uomo che spara più veloce della propria ombra è tornato, dalle profondità del west, per mostrare a tutti il suo nuovo muso da cow-boy. Il personaggio nato dalla penna di Morris (Maurice Béverè) nel 1946, e successivamente arricchito dalla spalla René Goscinny, torna a far parlare di sé, questa volta per mano di Matthieu Bonhomme. “L’uomo che uccise Lucky Luke” è un fumetto di grande formato, cartonato, alla maniera francese per intendersi, tutto a colori e molto ben curato, arrivato sul mercato italiano grazie all’interessamento della casa editrice Nona Arte Bédé. Sfogliando qualche pagina si scorge il personaggio che tutti abbiamo imparato ad amare in molte delle sue apparizioni editoriali e per qualche cartone apparso in Tv, ma qualcosa pare non quadrare perfettamente; l’occhio si sofferma attentamente e poco per volta lo spirito critico focalizza la verità, è ancora lui certo, ma è cambiato, evoluto fino ad giungere verso la sua nuova fioritura di personaggio moderno. Gli elementi caratterizzanti sono sempre al loro posto, cappello ampio a contenere il grande ciuffo ribelle, un gilet nero aperto su una camicia rigorosamente gialla, jeans attillati, cinturone e l’inseparabile pistola. Ma bastano solo poche pagine per rendersi conto di avere davanti un Lucky Luke riveduto, nel tratto, nello spirito e in una fisionomia assai meno spiritosa e decisamente più autentica.

UNA NUOVA ETÀ

I tempi cambiano, non ci si può fare nulla, chi si adegua sopravvive chi prende di petto questa realtà si misura contro un’avversità di proporzioni impari. Lucky Luke ha scelto di diventare adulto. Si è fatto maturo, non che non lo fosse nella sua dimensione, ma adesso è decisamente pronto ad affrontare con rinnovata forza molte altre generazioni che dal fumetto hanno bisogno di prendere altro. Mantiene la sua fisionomia secca e slanciata, il fisico atletico ed elastico, ma l’espressione è più dura, modellata su forme molto più vicine a quelle cinematografiche che a quelle scanzonate dei primi albi. Luke è sempre un solitario uomo del west, Jolly, il cavallo, l’unico amico di cui riesce a fidarsi con assoluta serenità. Sta sempre dalla parte della giustizia con risoluta disinvoltura, ingenuo se serve per credere nei giusti ideali, ma pronto ad essere deciso attraverso la forza se è l’unico mezzo per raggiungere la verità. Consapevole del fatto che nessuna situazione è mai completamente di un colore netto e che in ogni ambito esiste un margine di umanità; sa a ancora ascoltare e scegliere le buone compagnie, solo auguratevi che presto trovi da fumare perché è l’unica cosa che riesce a tenerlo a bada sulla strada della nevrosi.

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LA NOSTRA PAGELLA: 7.2/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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