Recensione: L’uomo montagna

Editore Tunué
Autori Séverine Gauthier & Amélie Fléchais
Prima pubblicazione 2016
Prima edizione italiana Febbraio 2017
Formato 19,5 × 27 cm stondato
Numero pagine 56 a colori

Prezzo 14,90 euro

Io sono un albero e tu un bambino. Di sicuro non abbiamo le stesse radici. 

Crescere non è mai facile e richiede sempre un viaggio. Lasciare il proprio piccolo orto, le proprie comodità, i propri limitati orizzonti per affrontare le grandi sfide della vita. Attenzione: non stiamo parlando di un titolo epico, di grandi avventure mirabolanti, ma bensì di un volume dolce e delicato per l’infanzia. L’uomo montagna, realizzato da Amélie Fléchais e Séverine Gauthier, edito da Tunué per la collana Tipitondi, è un buon titolo per parlare ai bambini di uno dei grandi taboo della nostra esistenza, la morte.

L'uomo montagna coverVIAGGIO & DESTINO

L’uomo montagna del titolo è sia il nonno del bimbo protagonista, ormai prossimo alla fine, incapace di reggere i monti e le guglie sulla sua schiena, sia il ragazzino stesso. Si tratta infatti di una stirpe che prosegue il suo compito incessantemente da millenni e che si passa il compito da un individuo all’altro. Sentendo la morte, l’ultimo grande viaggio, come viene definita, il nonno invia lontano il nipote perché questi possa trovare il vento, l’unico essere che possa aiutarlo. Il cammino, irto di pericoli, come solo una fiaba sa fare, e di aiutanti magici, porterà il nostro bambino ad una maggiore consapevolezza.

LA FIABA & IL COLORE

uomo montagnaLa sceneggiatura della Gauthier è estremamente semplice, lineare, agevole per il pubblico a cui mira (quello dei bambini sotto i dieci anni): è carico di suggestioni più che di intrecci, di dialoghi che paiono trarre ampio spunto dal Piccolo principe di Saint-Exupery, parole che più che far interagire i personaggi sono quasi rivolte al lettore perché le conservi e le faccia sue. Due sono i punti centrali: la morte, come già detto, e le radici, la propria origine e la sua scoperta. Sono due temi molto legati, specie se consideriamo la natura ciclica della fiaba, il suo eterno ritorno che offre le stesse dinamiche, gli stessi ruoli ad attori diversi. A rafforzare il tutto Fléchais adotta il consueto stile dolce e sfumato in acquarelli, scegliendo delle soluzioni grafiche proprie della sua arte, con animali reali trasfigurati in creature strambe per proporzioni e colore, già visti in Il sentiero perduto. In conclusione si tratta di un titolo degno di tal nome per l’infanzia, la cui lettura ad un pubblico adulto è consigliata solo parzialmente in quanto veramente semplificata e senza pretesa. alcuna.


L’uomo montagna
Non sei mica il mondo
La principessa che amava i film horror (e altre storie di principesse)
Il sentiero smarrito
Octave



LA NOSTRA PAGELLA: 6.5/10



Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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