Recensione: L’uomo senza talento

Editore Canicola Edizioni
Autori Yoshiharu Tsuge
Prima pubblicazione 1986
Prima edizione italiana 2017
Formato 15 x 21 cm
Numero pagine 224 in bianco e nero

Prezzo 19,00 euro

I nostri predecessori ci avevano insegnato che il fumetto era comico, e usava deformare, amplificare le espressioni o gli atteggiamenti, e faceva ampio uso di gag. Si trattava di far ridere il lettore. A noi non interessa più questo modo di fare. Ci interessa rappresentare la realtà. Useremo le luci in modo drammatico e i primi piani per mostrare le emozioni del volto, cercando di far cogliere la dimensione psicologica. Noi ci rivolgiamo a lettori più maturi, in grado di comprendere

Queste parole, scritte dal giovane Tatsumi Yoshihiru nel lontano 1957, sono parte del manifesto del movimento geki-ka (immagini drammatiche) contrapposto a quello del man-ga (immagini disimpegnate). Il frutto di questa piccola, ma grande, rivoluzione è Garo: una rivista contenitrice capace di raccontare nel tempo il proprio presente con un piglio decisamente più “adulto” e vicino alle culture underground degli Stati Uniti e del Vecchio Continente. Nella schiera di artisti usciti da quelle pagine e rimasti scolpiti nell’immaginario collettivo della Nona Arte mondiale si pone Tsuge Yoshiharu (fratello maggiore di Tadao, pubblicato di recente da Coconino Press con il suo La mia vita in barca) e la sua singolare storia di isolazionismo volontario e di un ritiro prematuro dalle scene, avvenuto ormai 30 anni fa. Nelle sue opere, potenti per il piglio cruento con le quali viene raccontata la vita quotidiana disillusa e tormentata, viene riversata in maniera violenta il racconto di una vita passata tra ai margini del successo tra problemi familiari e psicologici. L’uomo senza talento, da poco pubblicato in Italia grazie al contributo prezioso di Canicola Edizioni, è la summa di quanto raccontato fin ora e molto altro ancora.

L’UOMO TALENTUOSO

Il racconto si apre sulle rive di un fiume. Un uomo di mezza età sdraiato ha da poco allestito il suo banchetto di sassi di fiume ed attende inutilmente l’arrivo di qualche cliente pronto a sganciare milioni di yen per dei mediocri sassi del Tama. La sua vita dopo l’abbandono del mondo del fumetto, che rinnega sia a livello professionale che personale (allontanando il suo più accanito fan pronto a vendere a caro prezzo degli originali), è stato un continuo susseguirsi di stenti e di giornate vissute tra lavori passeggeri ed idee mai portate a termine. La ristretta cerchia di affetti personali che lo circonda, che comprende una moglie quasi sempre in disparte e pronta a comparire quando c’è un conto da pagare o un ennesimo errore da far notare ed un figlio, lo rinnega e si vergogna di lui.

I suoi contatti quotidiani sono con reietti, persone che pirandellianamente si nascondono dietro una maschera che sembra coprirne gli insuccessi e il disagio e relegarli ad una posizione di autorità apparente ed un elitarismo instabile. Il “maestro” di petrografia pronto a truffare chi con lui condivide la passione, l’amico con un negozio di animali incapace di andare incontro al gusto popolare per avere in negozio uccelli troppo costosi e che nessuno prenderà mai. I loro destini sembrano inevitabilmente legati dal rapporto tutt’altro che roseo con il gentil sesso, con delle compagne che mal vedono il loro rapportarsi alla quotidianetà.

Il racconto episodico ci guida attraverso una lenta e costante digressione sulla figura dell’artista ed in particolare come introspezione propria di Tsuge. Il climax si raggiunge nell’ultimo capitolo, una vera e propria presa di coscienza sul suo ruolo all’interno del mondo del fumetto, una toccante e lenta dipartita personale. Attraverso il suo protagonista l’artista segue l’insegnamento di grandi maestri del passato, come il poeta haiku Seigetsu Yanaginoya e prende una decisione che ne avrebbe inevitabilmente compromesso la promettente carriera.

SULLE TRACCE DI AKIRA KUROSAWA E OSAMU DAZAI

La prosa asciutta ed allo stesso tempo riflessiva ci introduce ad uno stile che richiama i movimenti del burai-ha e del shishōsetsu. Si tratta infatti un romanzo della scuola decadente dove ci viene raccontata la vita dissoluta caratterizzata da una mancanza di scopi, l’altra faccia della medaglia è quella di racconto confessionale dove l’autore implicitamente parla del suo vissuto attraverso la vita dei suoi personaggi. Tsuge fa suoi i racconti dei grandi maestri come Osamu Dazai, Naoya Shiga e li mescola sapientemente con il watakushi manga per creare qualcosa di nuovo.

Se con Lo squalificato Scandalo condivide i temi forti e la carica nichilista e pessimista dei propri personaggi il vero punto forte della narrazione sta nelle immagini e la forte carica recitativa donata dal disegno. Come nelle opere del leggendario Akira Kurosawa il mangaka eccentua particolarmente l’emozione e la reazione umana, vediamo infatti personaggi nascosti per quasi tutto il tempo dell’opera nascosti dal buio o dalle mani sul viso (per indicare profonda vergogna per la propria condizione), con volti quasi pietrificati dalla propria e profonda depressione personale che si riflette nei rapporti (scarni) con la società.

Come se non bastasse non manca una profondità di immagini dalla forte carica evocativa ed in alcuni casi onirica. Le sequenze che ci parlano di figure mistiche, leggendarie oppure ritraggono un sacerdote intento a realizzare un rito di stampo religioso sono studiate in ogni minimo particolare ed aiutano la narrazione.

IL TESTAMENTO DI TSUGE

Gli ultimi anni sono stati fondamentali per una lenta e progressiva rivalutazione e riscoperta del mondo sommerso di produzioni orientali nel mondo del fumetto. Personalità del calibro di Igor “Igort” Tuveri, Vincenzo Filosa, Paolo La Marca stanno riportando alla luce grandi maestri dimenticati dalle logiche puramente commerciali del mercato moderno, per favorire una lenta e progressiva “alfabetizzazione” del pubblico. Tsuge Tadao, Matsumoto Masahiko, Kamimura Kazuo stanno lentamente rivoluzionando la concezione di manga che era entrata oramai nell’immaginario collettivo.

L’uomo senza talento in questo panorama si pone come un’importante testimonianza storica, un testamento artistico di un grande maestro che ha scelto di mettersi volontariamente nell’ombra prima di sparire dimenticato dietro alle luci della ribalta che ha sempre evitato. I racconti pervenuti negli ultimi anni ci parlano di una ricerca di Tsuge fatta di passaparola, aneddoti (come quello splendido raccontato su David Mazzuchelli e della sua chiacchierata sui fumetti degli USA negli anni ’40), che si è quasi sempre conclusa con un nulla di fatto. Tutto quello che è avvenuto nei 30 anni successivi, la rivoluzione del suo gekika, l’importanza del suo seminale lavoro per le generazioni successive (Iou Kuroda, Kazuichi Hanawa) probabilmente lo ha raggiunto come una voce lontana, incapace di riportarlo indietro, alla sua passione originale. Tutto quello che possiamo fare è attendere la pubblicazione delle sue storie di stampo grottesco, ovvero ciò che rimane di questo maestro.


L’uomo senza talento
Hansel e Gretel da una fiaba dei fratelli Grimm
La mela mascherata
Canicola Cina. Ediz. italiana e inglese: 11
Horses

C4 MATITE:

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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