Recensione: L’urlo del popolo

Editore Kleiner Flug
Autori Jacques Tardi e Jean Vautrin
Prima pubblicazione 1999
Prima edizione italiana 2011
Formato 30 x 24 cm
Numero pagine 170

Prezzo 30,00 euro

Il cadavere è a terra e l’idea in piedi.
Victor Hugo

L’emarginazione è un’arma a doppio taglio, nella politica, nella società: si può nascondere la polvere sotto il tappetto per anni, sviare l’attenzione dai problemi, far ingurgitare agli incolti bocconi amari per vivere quieti e attaccati al proprio potere, finché un giorno tutto esploderà in un grido di rivolta in nome della libertà. L’urlo del popolo, tratto dal romanzo di Jean Vautrin e reso fumetto da Tardi, è un grande affresco corale di rabbia, grandi ideali e interessi meschini, proposto in Italia da Kleiner Flug.

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UN PICCOLO MONDO BRULICANTE

Siamo alla vigilia del fatidico 18 marzo 1871: il cadavere martoriato di una donna viene ripescato dalla Senna. Il suo assassino ha firmato il delitto con un occhio di vetro, sul quale vi è scritto il numero 13; ma all’insofferente commissario Mespluchet non importa poi molto trovare l’omicida. Ben altri problemi infatti affliggono la Sureté, ossia la polizia cittadina: il governo di Thiers, primo ministro qui tratteggiato come un vero e proprio inetto, ha infatti deciso di requisire i cannoni presenti sulla piazza dei Polacchi, ma bisogna far in fretta, agire prima che il popolo lo scopra. Questo è il casus belli che darà vita alla Comune di Parigi, ispirata alle idea dell’Internazionale marxista e fondata sull’uguaglianza e la lotta all’oppressione borghese. In questa situazione delicata si muovono personaggi fortemente chiaroscurati, spesso di bassa o media estrazione sociale, trascinati dalla Storia e i suoi grandi ideali mentre però cercano in tutti i modi di ricavarne un profitto. Grondin è il poliziotto dal passato oscuro; Tarpignan suo rivale, capitano dell’esercito ma disertore per amore; Gabriella Pucci, detta Caf’ Conc’, donna di facili costumi, punta iconica della rivolta, legata alla malavita; e poi Lumaca, Fil-di-Ferro e la banda dell’Ourcq: tutti scalpitano e si affannano fra barricate e proiettili vaganti dell’esercito di Versailles a inseguire i loro scopi, più o meno mondani.

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UN DOCUMENTO STORICO DAL BASSO

La scelta del grande formato e soprattutto della bicromia bianco/nero, non mitigata da alcuna scala di grigi, porta il lettore de L’urlo del popolo a gustarsi l’albo come un documentario storico. Le tavole panoramiche su cui si affaccia la folla senza nome, i quadretti caratteristici del centro città e quelli poveri e desolati del circondario donano un’atmosfera unica alla grande tragedia qui rappresentata, dove la violenza non risparmi i personaggi ne i reali attori storici. Questi però agiscono spesso fuori campo, come parte di momenti inevitabili, mentre il focus narrativo e su chi vive Parigi nella sua quotidianità e umiltà. L’unico piccolo neo è l’inserimento nelle trame narrative da parte di chi legge, che possono sembrare un po’ macchinose: in ogni caso, il titolo rimane un piccolo spaccato su una parte di fatti storici poco conosciuti al grande pubblico.


L’urlo del popolo: 1
L’urlo del popolo: 2
Moby Dick. Tratto dal romanzo di Herman Melville
Il club dei suicidi. Tratto dal romanzo di Robert Louis Stevenson
Il lupo dei mari. Tratto dal romanzo di Jack London



LA NOSTRA PAGELLA: 7.8/10



Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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