Recensione: Macerie prime

Editore Bao Publishing
Autori Zerocalcare
Prima pubblicazione 14 novembre 2017
Prima edizione italiana 14 novembre 2017
Formato 17 x 24 cm cartonato
Numero pagine 192

Prezzo 17,00 euro

Certo, il prezzo è un altro chiodo che si infila in gola.

Arriva sempre quel momento nella vita, spesso di soppiatto, in cui bisogna fare un bilancio. Dove stiamo andando rispetto alle nostre aspettative? Da dove siamo partiti? Indagare le proprie fondamenta risulta necessario per costruire l’avvenire: ma se queste si rivelassero macerie? Zerocalcare parte da qui, da questa considerazione, e crea Macerie prime, il suo libro più maturo edito da Bao Publishing.

DEBUTTI NOTTURNI

Avendo partecipato alla presentazione notturna a La Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano, cercherò di attenermi ai temi trattati nell’intervista a Michele Rech realizzata dal suo editor, toccando quei punti significativi di cui si è già parlato. Innanzitutto lo storytelling: già sappiamo infatti da numerose indiscrezioni dei mesi scorsi che il volume è la prima parte di un’opera in due tomi, il cui seguito uscirà a maggio 2018 e proporrà l’avanzamento degli eventi qui narrati sei mesi dopo. Tale scelta è dovuta sia a uno snodo narrativo importante e centrale, di cui però non anticipiamo nulla, sia a una consapevole scelta autoriale sul proprio Calcareverse, come è stato definito. Zero infatti ha sentito il bisogno di tornare sui suoi passi, evitare di cristallizzare i propri personaggi, ispirati ad amici e conoscenti reali, in una forma ormai non più al passo con i tempi. In sostanza, era necessario mostrare i segni della vita e del tempo dentro la finzione narrativa, per metterla al pari con la realtà esterna.

IL RISO AMARO

Poche righe fa dicevo che questo è il libro più maturo dell’autore romano. La sua maturità va di pari passo con la diminuzione dell’ironia, o meglio, della sua solita ironia. Ho trovato le battute più amare in alcuni frangenti, meno sornione e ispirate alla background pop degli anni ’80 e ’90. Più che in altre opere, Zero è oppresso dall’angoscia e dagli accolli: non ci ride quasi più sopra in modo fanciullesco, ma l’umorismo muta in un sarcasmo liberatorio. Non a caso è stato detto durante la serata che tutti i personaggi sbroccano a un certo punto della trama, esplodono sotto la cappa che si sono costruiti per anni (e per vari volumi), fatta di macchiettismo, comportamenti prevedibili e battute facili. È la rivoluzione silenziosa di Calcare che, per sua stessa ammissione, ha deciso di non rappresentare la storia secondo il suo occhio, ma di intervistare chi aveva intorno per avere la loro visione del mondo.

ALLEGORIE

Siamo abituati, fin da La profezia dell’armadillo, alla simbologia di Zero: animali parlanti, Cavalieri dello Zodiaco, characters disneyani etc. Qui si compie il salto decisivo: non più (o non solo) simbolo, ma allegoria. L’autore non punta a singoli elementi che significano altro ma ne dona una rappresentazione complessiva e corale, come le voci del libro, dando vita a un secondo piano narrativo, dove sentimenti e paure diventano reali e concreti, in cui la vita quotidiana e la sua patina grigia diventano fantasia oscura, un grande quadro di ciò che esiste già. Convivenza, paternità, maternità, indipendenza, invidia, rimorso, accolli: un magnifico affresco generazionale si staglia sulle pagine in bianco e nero. Ci vediamo fra sei mesi.

PRO CONTRO
– Il racconto di una generazione che cresce, fatto con lucidità
– Uno storytelling più maturo e meno leggero rispetto al solito
– Per essere compreso appieno, bisogna aver fatto già alcune esperienze nel mondo adulto
– Bisogna attendere la seconda parte per un giudizio complessivo

C4 MATITE:

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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