Recensione: Moby Dick

Editore Kleiner Flug
Autori Olivier Jouvray (adattamento e sceneggiatura) – Pierre Alary (disegni e colori)
Prima pubblicazione 2015
Prima edizione italiana 2015
Formato 21×28.5 cm – brossura a colori
Numero pagine 124

Prezzo 15 €

Non parlarmi di bestemmie, sarei
pronto a colpire anche il sole se
mi mancasse di rispetto, perché
quello che può il sole posso farlo
anch’io. È in gioco la potenza di
Moby Dick contro la mia, e per
vincere questo confronto metterò
a disposizione tutta la forza del mio
odio.
(Capitano Achab)

Erano anni che non ritornavo in mare assieme al Capitano Achab, anni in cui il romanzo di Melville, da cui è tratto questo adattamento a fumetti, non è mai sbiadito nei miei ricordi. Ismaele, Quiqueg e tutta la ciurma del Pequod sono improvvisamente riapparsi, hanno preso nuovamente forma, dando vita al tormentato graphic novel scritto da Olivier Jouvray e disegnato (e colorato) da Pierre Alary. Moby Dick è una lettura coinvolgente, lo è il romanzo di Melville e in modo analogo – ma incredibilmente fresco e piacevole – lo è il volume edito da Kleiner Flug.

Moby Dick 04

SI PUÒ EVITARE IL PROPRIO DESTINO?

MobyDick - CoverNon mi dilungo affatto sulla trama, la storia del Capitano Achab ossessionato dalla balena bianca, Moby Dick, è nota a tutti, ciò di cui voglio invece parlare è la capacità che ha questo fumetto di tenere il lettore incollato alla pagina. Quando si prende in mano un romanzo incredibilmente famoso come Moby Dick per adattarlo, la trappola in cui si rischia di incappare è quella, banalmente, della noia. Bene, in questo caso il pericolo è più che scongiurato. Non solo, oltre a non risultare scontato, il volume è assolutamente intrigante.

Personalmente adoro scoprire nuove storie e sono nemico giurato del demone dello spoiler, ma tra le pagine del Moby Dick di Jouvray e Alary queste due cose Moby Dick 01diventano parte integrante della tensione emotiva che gli autori riescono a trasporre sulle splendide tavole di Pierre: più si va avanti nella lettura e più ci si arrocca sulla poltrona; la tensione sale, avvolge il lettore e fino all’ultimo si spera che la vicenda abbia un finale diverso da quello che il destino ha scelto per Achab, Ismaele e i suoi compagni. Al termine del libro ci si riscopre completamente accartocciati sulla poltrona, i muscoli indolenziti dalla tensione, increduli, smarriti e rassegnati. Non si può evitare ciò che è, mi si perdoni il banale scioglilingua, inevitabile, e allo stesso tempo è impossibile non ritrovarsi a sperare in un qualcosa di diverso, un miracolo che possa mutare le pagine scritte, man mano che si legge. Questo risultato, tutt’altro che scontato, farà amare questo libro anche a coloro che hanno già letto il romanzo originale. Anzi, a maggior ragione ne apprezzeranno la scrittura e il crescendo drammatico che a essa si accompagna.

L’IMMENSO FASCINO DELL’IGNOTO (CONCLUSIONI) 

Moby Dick 05Se come abbiamo detto la scrittura è uno dei punti forti di questo volume, altrettanto possiamo affermare in merito ai disegni. Le matite di Alary sono un bilanciatissimo mix di tratto cartoonesco con uno più realistico, uno stile in grado di rendere al meglio lo stacco tra il formato originale, il romanzo, e quello del graphic novel. L’uso del colore (in cui l’autore si è avvalso dell’aiuto di Didier Gonord) privilegia le tonalità più calde, il rosso del tramonto, di un pomeriggio assolato e, ancora, di una caccia truce e spietata che non può che virare verso un rosso sangue che non lascia scampo. A fare da contrasto sono i toni freddi della notte e degli abissi, sapientemente dosati e atti a sottolineare ancora una volta l’imperscrutabile, il mistero, la minaccia potenzialmente sempre in agguato.

Moby Dick 03Come nel romanzo, Melville, non mostra praticamente mai al lettore la gigantesca creatura che da il titolo all’opera, così Alary scopre e fa vedere (per buona parte della storia) soltanto pochi frammenti del mastodontico cetaceo. Questa soluzione contribuisce notevolmente ad aumentare l’angoscia e il fascino del mistero, ma a differenziare il tutto e a rompere con la controparte letteraria, arrivano le splendide tavole a tutta pagina che mostrano la maestosità di Moby Dick e degli abissi a cui appartiene. Sono pagine da sindrome di Stendhal, che aggiungono fascino a un’opera che chiamare semplicemente “versione a fumetti di” è un peccato e una bruttura. Un difetto? Che finisce tutto troppo in fretta, e quando le cose belle finiscono è sempre un peccato.


Moby Dick. Tratto dal romanzo di Herman Melville
Il lupo dei mari. Tratto dal romanzo di Jack London
A bordo della Stella del Mattino
Il club dei suicidi. Tratto dal romanzo di Robert Louis Stevenson
L’ultimo dei mohicani

C4 MATITE:

Marcello Bertonazzi

Newser e recensore milanese. Ha passato due terzi della sua esistenza a drogarsi di fumetti, libri e a collezionare dischi. Entra ed esce in continuazione dal tunnel delle serie tv. Pare purtroppo non ci sia più niente da fare. Felicemente irrecuperabile.

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