Recensione: Mokapop presenta #2

Editore Spectre Edizioni
Autori AA.VV
Prima pubblicazione 26 maggio 2017
Prima edizione italiana 26 maggio 2017
Formato Brossurato
Numero pagine 92 a colori

Prezzo 10,00 euro

Il cielo era così infinito che a guardarlo fisso dava le vertigini

Non mi stanco mai di un cielo azzurro” affermava Van Gogh, sottolineando l’estremo fascino che da sempre il cielo esercita sull’uomo, una meraviglia primordiale carica di mistero e grandezza che fin dall’alba dei tempi ha attratto i nostri occhi,  generando in noi emozioni, riflessioni, pensieri, speranze, sogni e illusioni. Proprio al tema del Cielo è dedicato il secondo volume di “Mokapop presenta”, un’ antologia di 13 storie a fumetti interamente costruita all’interno della comunity creativa Mokapop. Dopo un primo volume dedicato all’Oceano, in questo secondo capitolo, grazie alla creatività dei suoi scrittori e dei suoi artisti,  Mokapop ha l’intento d’interpretare, attraverso un caleidoscopio di immagini, parole e situazioni, il cielo e il suo misterioso legame con l’umanità.

Essendo un’antologia alla cui creazione hanno partecipato un gran numero di artisti, le storie che la compongono sono molto diverse tra loro, sia per stile grafico che per tematiche affrontate. La vastità “fisica” del cielo viene dunque tradotta in una molteplicità di visioni che, pur non avendo l’ambizione di ricoprire l’intera gamma di stimoli che ciò che sta sopra le nostre teste può suscitare, rende l’idea dell’infinita profondità di un legame spazio-temporale che non ha mai spesso di illuminare la nostra vita di meraviglia e mistero.

LE STORIE

Ecco, allora, che il cielo può diventare la via di fuga privilegiata da un quotidianità monotona e frustrante, come nella prima storia intitolata “La scala” scritta da Luca Pellizzola e illustrata da Gianlorenzo Di Mauro e Giulia Lombardo. Oppure assumere il ruolo di medium reale e metaforico di uno scambio di messaggi tra due innamorati lontani e in pericolo. Uno bloccato nella violenza dell’Ucraina delle proteste anti-russe del 2014 e l’altra a Londra a seguito del Padre, trasferitosi per lavoro. Tutto questo accade nel bellissimo “Goodbye Blue Sky” scritto da Valeriana Cretella e disegnato da Francesco Segala. Tuttavia il cielo può anche essere il luogo del sogno di una vita, come in “The Space Between Us” scritto da Paul Izzo e illustrato da Antonio Nonnato o la fonte di principale di terrore per un piccolo topo in fuga dai gabbiani come nell’originale “Storia di T” scritta da Luigi Chialvo e illustrata da Jay Cansone. Poi abbiamo il cielo di “Niente di meglio” scritto e illustrato da Iacopo Calisti e colorato da Marco Montroni , descritto come l’ultima speranza di sentirsi ancora liberi o quello dicotomicamente diviso tra violenta disperazione e dolorosa speranza  del visionario “La dea Madre” di Alessio Cannova. Il settimo racconto, “Guardare il cielo” di Francesca Piantanida e Pietro “Pitt” Rotelli ci mostra un cielo come luogo dell’immaginazione perduta dell’infanzia mentre ne “La cella” di Marco Generoso e Riccardo Rubegni il cielo viene trasportato all’interno di una stanza di prigionia, diventando l’ultimo baluardo di libertà e un’apologia della funzione consolatrice e liberatoria dell’arte. In “Santa Pazienza” di Eleonora Gambula il cielo è ironico interlocutore di una cassiera sull’orlo di una crisi di nervi mentre ne “La ragazza che voleva la luna” di Pietro Pitt Rotelli e Paolo Voto il cielo è un sogno illusorio, luogo dove la protagonista spera di tornare a casa. Poi abbiamo l’ allucinogeno “La notte di San Lorenzo” di Alessandro Benassi e Guendalina Di Marco dove un surreale amplesso divino da vita ad una caduta di stelle seguito da “Lassù” di Marco Orlando, Emanuel Derna  e Simone Daraghiati in cui il cielo è salvezza e speranza ultraterrena in contrapposizione ad una vita terrena opprimente. L’antologia si chiude con “Fine dell’adolescenza” un breve racconto dove il cielo è lo scenario di un rito di passaggio, non solo dall’infanzia all’adolescenza, ma anche da una dimensione reale ad una fantastica.

TANTI SPICCHI DI CIELO

Come si può notare dalla breve descrizione dei contenuti delle varie storie che compongono l’antologia, il tema del cielo è affrontato con tagli interpretativi e soluzioni differenti e così è anche per lo stile grafico utilizzato nelle singole storie. Si va dallo stile pittorico e realista de “La scala” a quello impressionista  e acquerellato di “Goodbye Blue Sky”, dai personaggi definiti e i colori tenui di “The Space Between Us” allo stile graffiante e urbano di “Storia di T”. Niente di meglio è invece caratterizzato da uno stile cartoonesco con colori caldi e luminosi, contrapposto all’atmosfera grottesca, alle figure deformi e i colori plumbei e rancidi de “La dea Madre”. Si continua con i personaggi abbozzati e un netto contrasto caldo-freddo di “Guardando il cielo”, passando per il nero claustrofobico de “La cella” che, in un climax creativo di grande impatto, sfuma nel finale in un azzurro luminoso che sa di libertà. In “Santa pazienza” abbiamo un bianco e nero con figure sinuose, tondeggianti e abbozzate, mentre ne “La ragazza che voleva la luna” uno stile cartoonesco è accompagnato ad una tricromia bianco-azzurro-grigio che crea dei bei giochi di luce dando profondità e dinamismo alle scene. Ne “La notte di San Lorenzo” personaggi pop si fondono con colori acidi e sgargianti in un trip allucinante. Si finisce poi con i tratti marcati, i personaggi dettagliati e i colori luminosi di “Lassù” e le atmosfere fantasy e crepuscolari di “Fine dell’infanzia”.

CONCLUSIONI

Per concludere, Mokapop presenta vol.2, è un volume interessante per la varietà di contenuti narrativi e formali che presenta, un tomo poliedrico e multiforme ma ben ancorato al filo rosso tematico che si propone di indagare e rappresentare. L’insieme delle 13 storie sono come un prisma dalle tante facce in cui si riflette il cielo e per ogni faccia troviamo un punto di vista diverso, ricordandoci che, come diceva Konrad Adenauer: “viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte”.



LA NOSTRA PAGELLA: 7.5/10



Matteo Marchetti

Filosofo per formazione ed educatore per professione, cresce a Dragonball, Final Fantasy e calcio di strada nella campagna piacentina. Appassionato di fumetti, cinema, videogiochi, letteratura e arte è sempre a caccia di nuovi stimoli su cui riflettere, dialogare e scrivere.

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