Recensione: Nameless

Editore SaldaPress
Autori Grant Morrison (testi), Chris Burnham (disegni) e Nathan Fairbaim (colori)
Prima pubblicazione Marzo 2016
Prima edizione italiana 21 aprile 2017
Formato 16,8 x 25,6 cm
Numero pagine 192 a colori

Prezzo 15,90 euro (versione brossurata) e 24,90 euro (versione cartonata)

-Non è Star Wars, lo ammetto. Ma non sono cose che uno fa tutti i giorni, no?
-Neanche cacare nella tuta spaziale, se è per questo.

Chiunque segua un minimo il mondo del fumetto avrà sicuramente sentito parlare (molto bene) di Grant Morrison. Uno degli sceneggiatori più apprezzati di questi anni, noto per le sue storie forti, coinvolgenti e dalle trame complesse. Nameless, la sua ultima fatica, è tutto questo e anche di più.

LA TRAMA

Senzanome è un esperto di esoterismo, ma anche un reietto in fuga dalla polizia e da una strana società, la setta della Dama Velata, cui ha sottratto una chiave onirica. Proprio quando sembra essere spacciato, il nostro viene soccorso da Sofia, una bella ragazza che lavora per un noto scienziato spaziale, Paul Darius. Senzanome viene assoldato per una missione spaziale da cui dipende la sopravvivenza dell’umanità: uno strano asteroide entrerà in collisione con la Terra entro trentatré giorni. Ma perché Darius vuole l’aiuto di Senzanome? Che cos’è quello strano simbolo inciso sull’asteroide? E perché la chiave onirica è così importante?

LIVELLI, PIANI E SOTTOTRAME

Nameless è una lettura difficile sotto diversi punti di vista. Prima di tutto è per stomaci forti. Dico sul serio, se siete persone suscettibili, sensibili e mentalmente delicate, questo fumetto non fa per voi. Poi, non lasciatevi ingannare dalle premesse, che sono un classicone della fantascienza: Morrison suddivide la storia su diversi piani temporali, è difficile seguire tutto, la lettura dev’essere concentrata e attenta. E una sola volta non basta: lo stesso protagonista cambia faccia innumerevoli volte, lasciando il lettore spiazzato e disorientato. Infine, la storia è piena zeppa di riferimenti a cose esoteriche di cui so molto poco, ma in generale sono poco conosciute, a meno che non siate studiosi di esoterismo. Per questo, senza alcuno scrupolo, ve le illustrerò facendo man bassa dalla preziosa appendice alla fine del volume, in cui Morrison stesso ci parla della gestazione della sua opera. Ci sono riferimenti da: le religioni maya e polinesiane, la cabala ebraica, la filosofia nichilista e pessimista del XXI secolo e le scuole di magia tifoniana. Scusa, scuole di magia di che? Tifoniana. Risale al periodo egizio, durante il quale nascono i culti africani che vedevano in Tifone la dea madre (grazie Google). Per la precisione, Morrison ha studiato il volume Night side of Eden, di Kenneth Grant e I tarocchi dell’ombra di Linda Falorio. Tutto questo unito da luoghi ed eventi reali (inseriti con un preciso simbolismo) e atmosfere alla Lovecraft. Ecco, l’impressione che ho avuto è leggere Lovecraft sotto l’effetto di una qualche droga. Una brutta.

Perciò ecco il mio consiglio: se decidete di leggerlo, fatelo almeno due volte. Anche tre, va.

DISEGNI E TECNICA

Essendo poco ferrata in fatto di disegni, non posso fare altro che sprecarmi nei soliti complimenti di rito: ottimi, realistici (pure troppo), potenti. Dettagliato nelle parti più cruente e orrorifico quanto basta, Chris Burnham sa il fatto suo.

I colori, ad opera di Nathan Fairbairn, sono adatti per ogni occasione: freddi come lo spazio infinito, rarefatti come una nebbia aliena, viscidi come un incubo e acidi come un’overdose.

In fatto di regia posso azzardarmi a dire qualcosa di più: fin dalla prima tavola si nota una gabbia decisamente atipica, di quelle che usano in pochi, tipo Gaiman in Sandman Overture. Questo tipo di disposizione delle vignette è una vera sfida sia da scrivere che da disegnare. Ma è stata vinta alla grande, il risultato è uno spettacolo per gli occhi. Lo stesso Morrison, alla fine del volume, dice che lui e Burnham non volevano rifarsi alle sequenze cinematografiche, come spesso capita nelle sceneggiature, ma a un brano musicale.

Come se non bastasse, dopo l’appendice di Morrison ne troviamo una di Nathan Fairbairn, che ci spiega come ha realizzato la copertina del volume. È davvero interessante per i curiosi e fondamentale per chi vuole approcciarsi al settore.

TIRIAMO LE SOMME

Sono circa duecento pagine di angoscioso delirio. Ma sono fatte maledettamente bene, non riuscirete a staccarvi dal volume finché non lo avete finito. Sempre se avete il coraggio di iniziarlo.


Nameless. Il senzanome – Cartonato
Nameless. Il senzanome – Brossurato
Airboy: 1
Prometheus. Fire and stone
Aliens. 30° Anniversario

C4 MATITE:

Elena Astarita

Mi chiamo Elena e sono un' accanita lettrice di libri e fumetti. Nel 2014 ho frequentato il corso di sceneggiatura della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia e da allora cerco di farmi strada nel settore. Mi piacciono tutti i generi di storie e mi piacerebbe riuscire a sperimentare ogni mezzo possibile per raccontare le mie.

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